Miscellanea

Domande da non fare a uno scrittore

Chi mi conosce sa che non mi faccio molti problemi a raccontare anche di che colore mi sono tinta i peli delle ascelle la settimana scorsa, ma ci sono certe domande che semplicemente non andrebbero fatte a uno scrittore. Domande che magari sono indice di poco tatto, o che ci mettono a disagio, che ci fanno addirittura soffrire.

Che sia in fiera, in un’intervista, via chat, che sia a una festa tra amici e parenti… è bene ricordarsi che si sta sempre parlando con una persona, e che la figura pubblica di un autore non dà diritto a chiunque di ignorare le accortezze della comunicazione di tutti i giorni. Perché come ogni persona, anche noi scrittori abbiamo dubbi, problemi, e angosce.

Se sei uno sconosciuto, ricordati che l’autore non è a tua disposizione solo perché ha messo in piazza i suoi libri.

Siccome io sono la prima a non avere una buona comprensione dei limiti sociali e dell’etichetta, ne approfitto per fare una lista di quello che so essere poco gradito.

 

Ciao! Sei una scrittrice anche tu? Una volta ho scritto un libro/racconto/memoria autobiografica/poesia! Ti va di leggerlo?

Questo vale soprattutto per gli aspiranti scrittori nei confronti di uno scrittore già pubblicato.

Non è per cattiveria. Giuro. Ma la risposta finirà per essere no.

Dal momento in cui uno scrittore viene pubblicato da una casa editrice, avrà probabilmente poco tempo da dedicare alla vanità di un esordiente. Sarà concentrato sui nuovi romanzi, sulle nuove uscite, sul marketing e sulla necessità di networking.

Io sono sempre alla ricerca di beta reader capaci di comportarsi in modo professionale, di scambiare critiche e pareri sulle nostre opere, ma non ho proprio il tempo (né le competenze editoriali, perché non sono un’agente o un’editor) da dedicare ad aspiranti scrittori che, come me al tempo, stanno iniziando un percorso da zero.

Richieste assurde di questo tipo mi arrivano quotidianamente da perfetti sconosciuti ed eclatanti casi umani che nel 99% dei casi non hanno nemmeno mai letto nulla di mio!

Conversazione realmente accaduta. Xeroton non è nemmeno sotto contratto, tanto per dire. E giuro che SO PERFETTAMENTE chi sono i miei beta reader.
 A che punto sei con il prossimo libro?

Molte persone non hanno problemi a parlarne, io stessa posto aggiornamenti regolari sullo stato di tutti i miei WIP, e non mi faccio spaventare da deadline o da montagne di lavoro. (Ok, lo ammetto: mi faccio spaventare, ma le domande che ricevo non influenzano questa paura).

Ma non tutti siamo uguali, e conosco vari autori che in certe fasi della scrittura soffrono e faticano a raggiungere l’obiettivo che si sono prefissi per tutta una serie di ragioni personali. Questo tipo di domanda non fa altro che aumentare i loro livelli di ansia (probabilmente già alle stelle), e peggiorare la qualità del loro lavoro.

Meglio seguirli sui social e lasciare che siano loro a parlarne quando si sentiranno pronti.

Una domanda più “sicura” in questo frangente è “a cosa stai lavorando in questo momento?” o “quale sarà il tuo prossimo progetto?”

 Puoi darmi un bacio insieme alla dedica? (E vari livelli di becero marpionaggio che non conquisterebbero nemmeno un pinguino nella stagione degli amori nel Polo Nord)

Succede spessissimo da parte di perfetti sconosciuti che non hanno la benché minima confidenza per potersi comportare così.
Non c’è molto da spiegare, anche perché se stai leggendo questo articolo non puoi essere uno di questi elementi, e beh, sarai senza parole esattamente quanto me.

 Puoi raccomandarmi al tuo editore?

Tra un autore e il suo editore (o agente) si crea un legame professionale basato sulla fiducia e sul rispetto. Chiedere una raccomandazione a un autore (oltre che poco carino visto che probabilmente l’autore si è fatto una lunga gavetta per arrivare dov’è), può creare situazioni imbarazzanti e rovinare quella dinamica di professionalità.

Nessun autore vorrebbe mai raccomandare una persona che non conosce bene o di cui non ha mai letto varie opere in modo approfondito. La competenza di un aspirante scrittore non risiede solo nella sua abilità stilistica: la capacità di ricevere critiche, di lavorare umilmente con un editor, di promuoversi e sapersi vendere, sono tutte doti importanti per un editore.

E io non vorrei mai che il mio editore – che mi rispetta – pensasse che io non sia capace di giudizio quando si tratta di altri scrittori.

Ma anche se siamo amici, e ci leggiamo a vicenda, chiedermi una raccomandazione diretta è imbarazzante. Potrebbe essere ok se tu mi chiedessi di nominarmi quando fai la tua proposta editoriale, tipo: “sono il beta reader di Titania Blesh e lei mi ha aiutato nella revisione di questo manoscritto”. Ma chiedimelo, prima. Per educazione.

 Come stanno andando le vendite?

Fare questa domanda è un po’ come chiedere a qualcuno quale sia il suo stipendio.

Premetto che sono tra quelle persone che ritengono che parlare apertamente del proprio stipendio possa solo beneficiare i dipendenti, e non ho mai avuto problemi con questo tipo di domande: ne parlo con i miei familiari e con i miei amici… ma c’è chi preferisce di no. Semplicemente, è qualcosa che “non si chiede”.

Allo stesso modo, chiedere le condizioni del contratto editoriale, chiedere se hai ricevuto un anticipo o se stai guadagnando bene con le royalties… beh, è sempre lo stesso discorso.

Ricordiamoci che spesso un autore guadagna così poco di royalties che per avere uno stipendio decente dovrebbe vendere migliaia di libri al mese (e tutti sappiamo che va molto bene se un autore italiano ne vende mille in tutta la sua vita, di copie!). Quindi chiedere quali sono i guadagni… beh, rischi solo di deprimere questo poveraccio.

 Quando esce il seguito del tuo libro X?

Per quanto possa sembrare una domanda innocente, può fare molto male a uno scrittore.

La scrittura è un business, e se il tuo libro non vende, è normale che il venditore decida di rimuovere il prodotto dal mercato. Chiedendo allo scrittore che, come esordio, ha un autoconclusivo con possibilità di sequel, stai infiammando tutta una serie di nodi dolorosi, risvegliando dubbi e insicurezze. In poche parole, con questa domanda stai anche chiedendo:

  • Come stanno andando le vendite del tuo primo libro?
  • Il tuo editore è contento di te come autore?
  • È pronto a investire altri soldi in te?
  • La gente ti legge?

Immaginatevi come può reagire uno scrittore che viene messo di fronte a queste domande, se già la vita in editoria è un inferno anche quando vendi un sacco di copie.

Vi assicuro che se l’autore ha firmato un altro contratto o sta per pubblicare un sequel… sarà il primo a raccontarvelo!

 Scriviamo un libro a quattro mani?

Gente che non ha studiato una pagina di narratologia ma ti adora come autore e ti chiede di scrivere a quattro mani.

Oltre alle richieste che a primo impatto sembrano più insensate dell’acqua dietetica, ci troviamo davanti a una dinamica in cui l’autore più esperto traina il meno esperto.

A meno che i due autori abbiano un rapporto molto stretto, entrambi consapevoli della competenza e professionalità altrui… meglio stare attenti a come ponete questa domanda. O evitare del tutto.

 Ho un’idea geniale da un milione di dollari. Me la scriveresti?

(Tutto questo senza nemmeno offrirti un centesimo per il ghost writing!)

Mi trattengo dall’esprimere il mio parere diretto, ma la mia risposta su quanto le idee sono meno utili della carta igienica a un velo è in questo articolo.

 

 

E per ultimi, i miei personali favoriti:

 Da dove ti è venuta l’idea di questo libro?

Questa purtroppo è una delle domande che ricevo più spesso durante interviste o presentazioni e… ahh, la odio!

Mi mette proprio in imbarazzo! La nascita di un’idea è un momento così riduttivo nella vita di uno scrittore da essere totalmente trascurabile. Probabilmente ero sul cesso che leggevo il retro del flacone del sapone intimo. Oppure sotto la doccia cercando di districarmi i nodi nei capelli. L’idea è un lampo privo di significato, e raccontarne la storia mi sembra sminuire tutto il VERO lavoro che c’è dietro a un libro.

Quindi cercare di spiegare qualcosa di ridicolo, totalmente privo di significato, a chi si aspetta una risposta stupefacente è… beh, imbarazzante. Per me almeno.

 Ma la protagonista del tuo libro sei tu in realtà?

Questa domanda mi fa particolarmente imbestialire, oltre a essere insensibile e da psicologo da quattro soldi.

Chiunque abbia mai scritto un romanzo con serietà sa che non si può semplificare il lavoro di caratterizzazione del personaggio associandolo alla vera identità dell’autore.

È naturale che ognuno dei miei personaggi abbia qualcosa di “mio”. Cioè, è tutto scritto tramite la mia percezione della realtà, quindi è ovvio che alcuni elementi siano parte delle mie conoscenze.

Ma un personaggio viene creato attraverso una serie di filtri, costruzioni e architetture atte a integrarlo alla perfezione in una trama. Non per soddisfare i bisogni dell’autore di vivere in un altro mondo.

 

 

 

In conclusione, vedrete anche voi che molte di queste domande non sono affatto inaccettabili o maleducate. Noi scrittori siamo abituati a ricevere critiche dai nostri beta lettori, recensioni distruttive dai nostri hater, rifiuti e porte sbattute in faccia. Quindi anche la domanda più scomoda è sempre tollerabile.

Ma per evitare situazioni scomode, come sempre, affidatevi al buonsenso!

Miscellanea

Il Blocco dello Scrittore

Cos’è davvero il blocco dello scrittore?

La mia opinione in merito è abbastanza drastica: il blocco dello scrittore non esiste.

Quello che esiste – ed è fin troppo reale – è la sensazione di malessere che rende difficile anche solo sedersi al computer. È quel momento in cui pensi “oh-ho, si sta avvicinando l’ora di scrivere” e ti sale la nausea, o il groppo allo stomaco. Inizi a somatizzare, insomma.

Ti ricorda qualcosa?

Di recente ho trovato alcune conferme di questo problema nel libro The War of Art di Steven Pressfield.
Non amo molto questi saggi “motivazionali” americani, perché sono tutti infusi da un insopportabile tono di condiscendenza e, per peggiorare le cose, usano la presenza di Dio per sottolineare ogni tesi.
A parte questo, ho trovato esempi molto interessanti che riguardano la vita di uno scrittore, e ne ho estrapolato una serie di punti cruciali.


Come si manifesta il Blocco?

È una sensazione sgradevole, paralizzante. Quando si avvicina “l’ora di scrivere” il mio stomaco inizia ad avere piccoli crampi d’angoscia. Mi sento infelice e irrequieta. Cerco di procrastinare in ogni modo, anche facendo cose sgradevoli tipo riordinare casa, fare la lavatrice, lavare i piatti.

Un malessere generalizzato pervade ogni mia azione.

Inizio a odiarmi. A sentirmi fallita.

Siamo tutti nella stessa barca.

Tutti abbiamo provato questa sensazione almeno una volta nella vita.

Sembra verificarsi specialmente quando cerchi di fare qualcosa di buono per te stesso, qualcosa che richieda lo sforzo fisico e mentale di sviluppare un’abitudine positiva. A me succedeva quando dovevo allenarmi, fare sport, o iniziare una nuova dieta. Per anni ho usato la scusa “non ho tempo” perché l’idea di fare 30 minuti di palestra al giorno mi terrorizzava!
Potrai sicuramente trovare esempi simili anche nella tua vita. Magari fare una telefonata importante che posticipi da troppo tempo, o riordinare quella libreria, o fare qualunque cosa sia importante per la tua crescita personale, ma faticoso da intraprendere.

Ci siamo passati tutti, e per uno scrittore è altrettanto potente. Nel mio caso, sedermi a scrivere è dove questa resistenza si mostra nella sua forma peggiore.

Questo blocco non passa con l’esperienza. Per alcuni non passa mai, e ogni giorno va affrontato come un nemico tutto nuovo.

Lo farò domani.

Cos’è quella forza che ci blocca quando stiamo per metterci a scrivere?

Cos’è che all’improvviso rende tutto il resto più importante? Pulire, cucinare, andare in palestra… all’improvviso i compiti che odiavamo di più diventano prioritari rispetto alla scrittura (che è il nostro sogno, la nostra passione!).
Ci mettiamo a procrastinare.

Alcuni si guardano attorno e cercano qualcosa da fare, qualunque cosa, pur di ritardare il momento. Altri accumulano una serie di scuse e ragioni pur di non iniziare a scrivere. Il lavoro, i figli, i partner, il cane da portare a spasso, gli amici.

Tic toc.

Per alcune persone, questa paralisi lavora in modo contraddittorio. Nel mio caso, mi porta a stabilire deadline irrealistiche o pressoché impossibili.

La forza del blocco è questa: quando una scadenza impossibile da rispettare si avvicina, l’ansia colpisce con più forza. È come se io, mettendomi fretta, mi stessi creando un ostacolo in più. Perché con l’ansia non si lavora bene. Non è facile reggere questo livello di intensità.

In poche parole, ci si costruisce una trappola destinata a portarci in una spirale di fallimento.

La prima cosa su cui deve lavorare uno scrittore è la pazienza.

La verità è che ho paura.

Ma il problema è tutto dentro di noi.

Quella parte di te, quel “blocco”, farà di tutto per tenerti lontano dal tuo libro, e tu cercherai di ingannarti in ogni modo. Ingannarti creandoti ansia, creandoti impegni, creandoti giustificazioni.

È difficile capire il perché accade, è difficile individuare la vera fonte del blocco.
Credo che sia la paura.
Paura di fallire. Di fallire anche il più piccolo step, come raggiungere le tue 2000 parole giornaliere, come riuscire a risolvere quel plot-hole, o rendere una frase comprensibile e d’impatto. È la paura di sedersi davanti al foglio bianco e rialzarsi senza averlo imbrattato.

La paura aumenta più la fine del libro si avvicina. Quando inizi a vedere che l’opera ha preso forma, quando inizi a pensare alle settimane che hai trascorso per arrivare fin lì… la sensazione di blocco è ancora più paralizzante.

Se ci fai caso, è lo stesso crampo allo stomaco che ti impedisce di salire su un roller coaster particolarmente vertiginoso o di tuffarti da un’altezza esagerata.
PAURA.
Come risolverlo? Più sei spaventato, più dovresti convincerti che è proprio quello che devi continuare a fare.

Non lasciarti ingannare dalla tua mente!

Perché ci credo.

Quanto è forte il tuo amore per la scrittura? Se è così importante da riempire ogni tua giornata, è normale che la paura a esso associata sia così forte. È normale che il blocco sembri ogni giorno insormontabile, se scrivere è la tua vita intera.

La soddisfazione che proverai nel terminare il progetto sarà direttamente proporzionale alla fatica che ti ha richiesto.

Come sconfiggere la paura.

La paura non si sconfigge. Ci sarà sempre.

Bisogna agire e non pensare. Bisogna tuffarsi nel fiume appena scavalcato il ponte, e non rimanere fermo a considerare quanto sia alto il tuffo o quanto possa far paura.
Se agisci senza dare credito alla paura che ti soffoca, riuscirai a scrivere.

Trova dei trucchetti per sconfiggere il blocco.
Io ho trovato la strategia migliore dopo una serie di trials and errors:

  • Scalettare scena per scena
  • Scrivere la prima bozza in un’unica soluzione, senza fermarsi, una corsa contro il tempo.
  • Non revisionare mentre stai scrivendo la prima bozza
  • Inserisci dei placeholder quando ti manca vocabolario o una scena specifica.
  • Ricorda: editare è molto più psicologicamente tollerabile, che scrivere da zero su un foglio bianco.

Quando non ho il tempo o la possibilità di seguire alcune di queste regole, oppure qualcosa va storto, si prospettano mesi di agonia. Sul serio.

Potete leggere la mia strategia in questo articolo, come ho scritto un libro, Xeroton, in 8 giorni.

La Procrastinazione.

Se ti senti uno schifo perché procrastini troppo, ricorda questo:

  • Procrastinare non significa essere disorganizzati. Significa non saper gestire le proprie emozioni.
  • Il desiderio di procrastinazione è spesso scatenato da bassa autostima, insicurezza, mancanza di fiducia in sé stessi e di conseguenza ansia.
  • Essere procrastinatori non significa essere pigri.
  • Procrastiniamo perché non siamo in grado di gestire i sentimenti negativi relativi a un determinato task.
  • Procrastinare è una forma di autolesionismo.
Quindi, esiste o non esiste il blocco dello scrittore?

Ora lo sappiamo. Esiste una resistenza, una sofferenza. Esiste una giustificazione a tutto questo.
Ma lasciarci dominare da questa paura? Beh, dipende solo da noi.
Ricordati: tu sei in controllo.

Vuoi che diventi un vero e proprio blocco, o vuoi sfondare la resistenza e uscirne vincitore?

Miscellanea

Come ho scritto un romanzo in otto giorni

Scrivere un libro – un romanzo completo – in otto giorni è possibile?

Il titolo sembra il classico clickbait, soprattutto per lo scrittore professionista che conosce il processo da idea a scaffale nella sua completa vastità.
E allora mi permetto un chiarimento: ecco come ho scritto la prima bozza completa di un romanzo di fantascienza in otto giorni.

È escluso il tempo di progettazione e scalettatura. È estremamente escluso il tempo di editing. Ma è comunque un risultato impressionante, e io non potevo sperare che andasse meglio.

#1week1book è la mia challenge personale, la sfida in cui ho voluto raggiungere il mio limite come scrittrice, superarlo, e scoprire che posso addirittura dare un pizzico in più.
In questo articolo, scritto prima della partenza, parlo di come mi sono organizzata, da cosa è scaturita questa follia, e i miei progetti per questa assurda settimana.

Xeroton:

Xeroton è un romanzo di fantascienza per adulti, ibrido, con elementi soft e hard sci-fi.
L’idea di Xeroton è nata circa un anno fa e da allora, nel poco tempo libero ho scalettato l’intero romanzo.

Giorno 1 – Venerdì
Date Day Wordcount Writing Time Words per Hour
04/09/2020 Friday 7.696 7:59 964

Parto alle 7 in punto e arrivo verso le 9:30 al campeggio dove trascorrerò i prossimi 8 giorni di follia. Il tempo di scaricare le valigie e preparare tutto, incomincio a scrivere che è già tardi.

La sensazione di sconfitta inizia a farsi sentire verso le 1.000 parole: sto scrivendo un libro di merda. Come posso pensare di portare avanti un’idea così patetica? La protagonista è piatta e quando non lo è, è insopportabile pure per me.

No, io me ne torno a casa…

Ma il mio senso del dovere mi tira un calcio nelle chiappe intorpidite dal lungo tempo seduta, mi piazzo le AirPods nelle orecchie e ritorno a scrivere.


 

Giorno 2 – Sabato
Date Day Wordcount Writing Time Words per Hour
05/09/2020 Saturday 11.642 10:29 1.111

7.700 – 20.000

Newt terrorizzata dai fuochi d’artificio.

La tastiera inizia a fare cilecca. E va bene, tunnel carpale sia, scrivo direttamente sulla tastiera del Mac. Ci si può abituare a tutto nella vita, anche ai nugoli di zanzare che mi ronzano attorno.

Ma non al matrimonio che si svolge a cento metri di distanza, nella piscina del campeggio. E che va avanti fino alle due di notte.

Poco male: Two Steps from Hell nelle orecchie e si recuperano le tremila parole di ritardo di ieri!

 

Giorno 3 – Domenica
Date Day Wordcount Writing Time Words per Hour
06/09/2020 Sunday 9.879 9:12 1.074

20.000 – 30.000

Newt è gravemente allergica all’erba e le sue zampine si stanno decomponendo, così devo dire addio ai miei buoni propositi di fare passeggiate in montagna (questo avrà ripercussioni sul mio umore tra qualche giorno).
Yoga sulla veranda baciata dal sole, quanta poesia!

Il pattern della mia scrittura (che già conoscevo, ma escludendo cause di natura esterna ora posso analizzarlo in modo più oculato) è sempre questo: scrivo meglio la sera, meglio ancora la notte.

La mia media sono 1000 parole all’ora.

Riesco ad aumentare fino a 1300 se sono in una fase di intensa concentrazione, ma con questo retreat posso dire di essere arrivata al mio limite: 1000 all’ora è il tuo numero, Tita, deal with it.

Lo trovo molto utile per stabilire i miei futuri obiettivi.

Giorno 4 – Lunedì
Date Day Wordcount Writing Time Words per Hour
07/09/2020 Monday 10.683 10:10 1.051

30.000 – 40.000

Si sente che è un lunedì. La giornata inizia malissimo.

Sono arrivata alla scena d’azione pre-midpoint, scena che non avevo scalettato nei minimi dettagli. E… vogliamo chiamarlo blocco dello scrittore perché non sappiamo come altro definirlo? No, lo dico io che cos’è. È il “blocco dell’Esploramondi.
È il blocco di chi ha scritto “scena d’azione qui” nella scaletta, invece che scrivere “X fa Y e ammazza Z con un tecnoarco di cristallografite microfenica, generata dall’oscillazione dei particolonembi atomici.” (Con annesso copincolla di Wikipedia che spiega nel dettaglio la struttura chimico-fisica dei particolonembi).

Ma, con un certo ritardo, mi riprendo e raggiungo le 40.000 e supero il Midpoint!
Tiè, così impari a lasciare un capitolo non scalettato.

Ah, e ho anche imbrogliato con le droghe.
Solo per la scienza, eh.
Pare che l’iperico aiuti la produzione della serotonina (o ne riduca la captazione, adesso non ricordo). Non so se funziona davvero, ma per non saper né leggere né scrivere ne ho prese due pastiglie (attenzione, quasi un’overdose contro la singola consigliata al giorno).

Ah, e anche un ibuprofene. Perché le ernie cervicali mi bussavano nel cervello.

 

Giorno 5 – Martedì
Date Day Wordcount Writing Time Words per Hour
08/09/2020 Tuesday 9.838 9:35 1.027

40.000 – 50.000

Scrivere è una droga, altro che iperico.
Sono in botta. Sono lì, sono in quell’astronave, sono tra pareti di acciaio, fluttuando in microgravità.
Io sono i personaggi: sento quello che sentono, vivo quello che vivono. Odio e amo e ho paura e mi esalto.

Anche oggi devo scrivere una parte difficile: tra midpoint e second plot point passano tre capitoli di transizione e richiedono un continuo crescendo che, senza azione, sembra difficile da ottenere.
Invece il risultato mi soddisfa, le mie dita volano sulla tastiera e la giornata si conclude in bellezza.

 


Giorno 6 – Mercoledì
Date Day Wordcount Writing Time Words per Hour
09/09/2020 Wednesday 10.992 11:08 987

50.000 – 60.000

Oggi è un giorno difficile.
Un calo di serotonina (e chi un bel giorno leggerà questo libro capirà l’ironia della cosa), e un groppo che mi stringe lo stomaco. Spoiler: questa sensazione di malinconia, malessere, che mi fa venire da piangere, durerà fino a domenica. Ma io vado avanti.

Scrivere diventa dolceamaro, doloroso.
Quello che succederà ai personaggi mi spezza il cuore come se davvero fossi all’interno della storia, come se fossi uno di loro.
Ciononostante raggiungo il mio obiettivo giornaliero, lasciando a metà un capitolo e smozzicandone un altro.
Va bene così, l’importante è il conteggio parole. È andare avanti. Editerò con grandissimo piacere dopo.

Spero davvero possiate soffrire tanto quanto me, un giorno, quando leggerete Xeroton.

 

Giorno 7 – Giovedì
Date Day Wordcount Writing Time Words per Hour
10/09/2020 Thursday 9.514 11:01

864

60.000 – 70.000

Climax day!

È bellissimo quando basi la risoluzione di tutta la storia su un escamotage che poi ti rendi conto solo all’ultimo istante essere così scientificamente sbagliato da farti rizzare i capelli. E di conseguenza perdi tre ore a cercare di trovare un’altra soluzione.

Perché dopotutto anche tu sei lì, e questi poveracci sono nella merda fino al collo e se tu non li tiri fuori MORIRANNOTUTTIIIII!

 

Giorno 8 – Venerdì
Date Day Wordcount Writing Time Words per Hour
11/09/2020 Friday 9.869 9:35 1.030

70.000 – 80.000

Ultimo giorno, il magone mi sta uccidendo.

Arrivo all’ultimo capitolo. Lo concludo. Inizio a scrivere l’epilogo, ma il mio cuore non ce la fa. Mi tradisce.

L’epilogo è di dieci righe perché ogni parte di me si rifiuta di accettare quello che è successo, come è finita.

Ma nel frattempo, ridendo e scherzando (oppure piangendo e disperandomi) sono arrivata a 80.000 parole.
La missione è compiuta.
Ce l’ho fatta.

 

Conclusioni Personali

Scalettare è divertente, intrigante e sicuro. Sicuro perché ogni scaletta è modificabile senza sforzo eccessivo. E, sorpresa! Seguire una scaletta già pronta durante la prima stesura è ancora più esaltante. E no, non blocca la creatività, lo posso giurare.

Con la musica sono più produttiva, riesco a entrare meglio nella “Zona”.

Scrivere “nella Zona” per più di dieci ore al giorno, per otto giorni, mi ha lasciata con una sensazione idilliaca di estraniamento dalla realtà. Tornare è stato difficile. L’immedesimazione nella storia è stata così potente da spazzarmi completamente via. Sono stata euforica, ho toccato il cielo con un dito, e gli sbalzi d’umore successivi lo dimostrano.

Negli ultimi anni, coordinare il lavoro e la scrittura ha reso certi momenti del processo molto faticosi. Lo sforzo e l’impegno spesso non sono bilanciati con le gratificazioni, quindi a volte è lecito mettere in dubbio il “perché”.
Perché continuo a rinunciare a così tanto per la scrittura? Perché rinuncio al mio tempo libero, al mio relax, alle serate con gli amici e i parenti, al tempo con il mio partner, alle partite a Starcraft II? A volte ho bisogno di qualcosa che mi ricordi il perché scrivo.

E ora lo ricordo.

È per questo che scrivo.

Conclusioni Generali

Come comportarsi per rendere la prima stesura più efficace.

Molti sono consigli che già ho scritto nei miei articoli “15 Consigli per non farsi sconfiggere dalla prima bozza” e “La Prima Bozza”.

Qui riassumo quelli che ho trovato più utili:

Abolire le distrazioni e lo stress
  • Ho preso una settimana di ferie e mi sono ripromessa di non aprire Slack né pensare al lavoro in nessun modo;
  • Mi sono isolata da qualunque forma di vita umana;
  • Ho deciso di non pensare agli altri libri che sto scrivendo, editando o scalettando;
  • Mi sono ripromessa di non pensare alla casa che vogliamo comprare, nonostante il pensiero sia schiacciante;
  • Ho cancellato ogni preoccupazione, ogni cosa da organizzare, da pensare, tutto.
  • Durante ogni sessione, ho spento il telefono e l’ho nascosto fino alla fine.
Scalettare

Credo sia stato l’elemento cruciale di tutto questo Writing Retreat.
Il fatto che avessi una scaletta completa mi ha permesso di scrivere velocissimo, senza mai bloccarmi.

Documentarsi approfonditamente… PRIMA!

In Xeroton sono presenti dozzine di situazioni scientifiche che hanno preteso un’accurata documentazione. Ho dedicato giorni durante la fase di progettazione per capire come funziona un cilindro rotante gravitazionale, un tokamak, le vele fotoniche, la propulsione di un’astronave e la fisica nello spazio.
E questi sono solo alcuni dei numerosissimi concetti che ho ricercato e appuntato in un file di worldbuilding specifico ma sintetico, pronto per essere consultato al minimo dubbio.

Ok, scherzo. Non è sintetico. Sono 10.000 parole (60k battute) di worldbuilding.

Placeholder

Se non sei riuscito a informarti prima, non farlo durante. Aspetta dopo.
Avrei potuto scrivere ancora più parole se non avessi ceduto a questo mio maledetto vizietto. Sono convinta che sarei arrivata tranquillamente a 90.000 o 100.000.
Ma come fare ad andare avanti se mancano elementi? Inserisci placeholder e continua a scrivere.
Xeroton adesso è pieno di “innesca il cazzobuffo!” e “attenzione al reattore scoreggionucleare!”. Li sistemerò? Che domande…

Qualità della Prosa

Ignora la qualità della prosa. Scrivi, no matter what.
Non fermarti a ragionare su avverbi o aggettivi di troppo, sulle classiche ripetizioni del tuo stile di scrittura, su frasi troppo brevi o troppo lunghe, sulla cacofonia di un gruppo di parole.
Sistemerai dopo, a mente lucida, non ti preoccupare se quello che stai scrivendo è raccapricciante.
In questa prima versione ho così tante ripetizioni di “sguardo” e “occhi” che potrei vomitare.

Non rileggere

Non provarci nemmeno. Non rileggere nemmeno un capitolo. Nemmeno una frase di ciò che hai già scritto. Tira dritto, continua fino alla fine.

Forza di volontà

Questo è l’unico segreto. Qualunque trucchetto, qualunque stratagemma, porta a questo punto. E non ci sono scuse.
Quando non hai voglia, quando sei stanco, quando pensi di non farcela, quando il tuo umore è sotto i piedi: ti siedi lo stesso e lavori. Proprio come ti comporteresti per il tuo lavoro principale.

Miscellanea

Scrivere un libro in una settimana. Ce la posso fare?

Scrivere un libro in una settimana è possibile?
Erano mesi che fantasticavo di concedermi un Writing Retreat intensivo in un posto bucolico, senza distrazioni, senza altri pensieri che la scrittura.

Il momento è giunto.

Obiettivo:
  • 10000 parole al giorno
  • 8 giorni

Il primo nemico di uno scrittore è se stesso, e questa volta ho deciso di sconfiggermi.

Perché:

Il 2020 è stato un anno… particolare.

  • L’editing e la promozione di A Colpi di Cannonau, uscito con Acheron Books, mi ha richiesto grandi sforzi tutt’ora in corso.
  • Presto uscirà il mio romanzo fantasy YA per Dark Zone Edizioni, e le varie revisioni mi hanno prosciugata.
  • L’editing di Neomentis – e la riscrittura – sono un’altra impresa non da poco.
  • La prima bozza di The Closest Thing To Magic è andata male (i progetti vecchi, amici miei, buttateli, non sforzatevi a tutti i costi di tirarne fuori qualcosa di buono). Ho versato altro tempo e altre energie nella nuova scaletta e l’orologio interno ha iniziato a ticchettare minaccioso.

Perché ogni anno il mio obiettivo è di scrivere due libri nuovi, e nel 2020 non ne ho ancora completato uno.

Come faccio a recuperare?

Cosa:

Un Writing Retreat intensivo, completamente sola, senza distrazioni. Io, Newtella e lo schermo vuoto.

Obiettivo Giornaliero: 10.000 parole.

Obiettivo Finale: una prima bozza completa.

Quando:

4-11 settembre 2020.

Dove:

In una casetta tra le montagne degli Appennini in Liguria.

E c’è anche la piscina!

Paure:

È la prima volta che provo a spingermi a questo limite.

Penso in tutta sincerità che non raggiungerò l’obiettivo. L’ansia sta già crescendo, la paura di fallire, quella resistenza che molti chiamano “blocco dello scrittore”. Ma è solo un’illusione, e ne parlerò in un futuro articolo. Non devo lasciarmi influenzare, né tantomeno sconfiggere.

Questa è una sfida a cui non posso rinunciare.

E mi impegnerò per vincere.

Consolazioni:
  • Anche se non raggiungerò l’obiettivo, volente o nolente mi sarò portata avanti con un romanzo che aspettava di essere scritto da troppo tempo ormai. Potrò continuare a scriverlo anche dopo, con un obiettivo di 2.000 parole al giorno e non più 10.000, ma con la certezza che lo porterò a termine.
  • Ho bisogno di staccare dalla routine lavoro-palestra-casa e godere del tempo sola con me stessa (e con Newt!)
  • Imparerò nuove tecniche di concentrazione, un requisito indispensabile per qualunque attività della mia vita, dal lavoro alla scrittura.
Cosa scrivo:

Xeroton, un libro sci-fi/sci-fantasy per adulti ambientato su un’astronave generazionale.

L’idea è nata più di un anno fa e la scaletta capitolo per capitolo mi aspetta… chissà se la mia anima di Esploramondi cercherà di farmi perdere la strada, o rimarrò fedele al mio nuovo cuore di Pianificastorie?

Organizzazione:

Molti mi chiamano Control Freak. Sono orgogliosa di esserlo ma, quando non ho sufficiente tempo per prepararmi, mi tocca sopportare un po’ di stress.

Come mi sono organizzata?

  • Xeroton è completamente scalettato.
  • Sarà la prima volta che uso il mio Mac per scrivere… aiuto.
  • Laptop stand.
  • Musiche offline (Two Steps From Hell e Audiomachine).
  • Browser blocker, giusto per essere più sicuri. Zero distrazioni.
  • Foam roller.
  • Antidolorifici per il povero collo visto che le mie ernie cervicali e l’artrosi a 30 anni mi uccideranno.
  • Almeno 30 minuti di sport al giorno (quale occasione migliore per testare – ancora – 30DayFitness?).
  • Camminate in montagna!
  • Cibocibocibocibo (ehi, dopotutto sono le mie vacanze!).
Come:

La mia giornata, se tutto va bene, sarà organizzata in questo modo:

  • 9:00 – Sveglia.
  • 9:30 – 10:00 Sport
  • 10:00 – 13:00 Scrittura
  • 13:00 – 15:00 Pranzo e Piscina
  • 15:00 – 18:00 Scrittura
  • 18:00 – 20:00 Cena e Sport
  • 20:00 – 23:00 Scrittura
  • 23:00 – Lettura
  • 01:00 – Nanna
Conclusioni:
  • Ce la farò a scrivere un libro in una settimana? Boh
  • Avrò attacchi di panico? Sì, ce li ho già!
  • Mi metterò a piangere al terzo giorno? Sì, forse anche al secondo!
  • Scapperò nelle montagne e combatterò con un cinghiale a petto nudo (il cinghiale, non io)? Non lo escludo!
  • I miei alpha potranno leggere Xeroton entro la fine del 2020? Cazzo, sì.

In questo articolo potete scoprire come è andata!

Miscellanea

Tastiera Personalizzata con Caporali – MacOS

Come personalizzare la propria tastiera per poter inserire le caporali? Semplice: mappandola.

Ogni editore ha le sue preferenze quando si tratta di formattazione dei dialoghi.
Tuttavia questo non ci proibisce di scrivere con le nostre regole editoriali, purché siano coerenti con l’intero documento. Io, per esempio, non posso fare a meno delle virgolette basse doppie, dette anche caporali (« »), uno dei formati più usati in Italia per i dialoghi.

Se siete arrivati a questo articolo è perché davvero non ne potete più di inserire interminabili combinazioni di tasti solo per avere un simboletto ottenibile con una singola battuta.
Voglio quindi condividere un comodissimo sistema per avere le caporali (o qualunque altro simbolo di punteggiatura vogliate applicare) sempre a portata di mano.

ATTENZIONE: Questa è una guida per MAC. Per la guida di Windows, cliccare qui.

Step 1: Installazione di Ukelele
  1. Scarica l’ultima versione di Ukelele
  2. Installa Ukelele trascinandolo nella cartella Applicazioni
  3. Apri Ukelele.
Step 2: Creare una tastiera personalizzata
  1. Clicca su File → New From Current Input Source

2. Appare una finestra con la copia della tastiera attuale.
3. Modifica il nome del file. In alto, fai doppio click sulla scritta
“Untitled” e rinominalo a piacere. 
Io l’ho chiamata «ITA».

4. Cliccare sul nome della tastiera con il click secondario (tasto destro) e scegliere “Set Keyboard Name and Script”.

  1. Rinomina a piacere 
  2. Scegli lo script “Unicode”.
  3. Ok
Step 3: Modificare la tastiera.
  1. Apri la nuova tastiera cliccando due volte sul nome oppure “Click secondario → Open Keyboard Layout”.

2. Nella tastiera virtuale che si è appena aperta, scegli il tasto che vuoi trasformare. Nel mio caso è il tasto “<”, che ho sempre usato al posto delle vere e proprie caporali per fare più in fretta.
4. Doppio click sul tasto prescelto.
5. Compare una finestrella con un codice. Cancellalo e inserisci il simbolo « (Sulla tastiera premi “option+1”).

5. Clicca “Done”.
6. Ora vogliamo impostare la caporale destra.
7. Seleziona lo stesso tasto, tieni premuto “shift” e cambia il codice aggiungendo » (Sulla tastiera premi “option+shift+1”).

8. Salva il file in formato “Keyboard Layout Bundle”. “File → Save”

Step 4: Installazione della tastiera
  1. Vai nella cartella dove hai salvato il file
  2. Trova il “bundle” con il nome della tua tastiera
  3. Doppio click sul file

4. Scegli se installare per un solo utente o per tutti.

Step 5: Attivazione della tastiera
  1. Vai su Preferenze di Sistema
  2. Tastiere
  3. Input Source
  4. Clicca +
  5. Scegli Italiano
  6. Nella finestra sulla destra seleziona la tua nuova tastiera

7. Clicca “Add”.
8. Ora la tastiera dovrebbe essere visibile nella colonna a sinistra.
9. Assicurati che la casella “Show input in menu bar” sia spuntata.

Step 6: Usare la nuova tastiera
  1. Clicca sull’icona con la bandierina sulla barra dei menù.

2. Seleziona la tua tastiera preferita. Ora puoi digitare le caporali direttamente dalla tua tastiera!


Miscellanea

Tastiera Personalizzata con Caporali – Windows 10

Come personalizzare la propria tastiera per poter inserire le caporali? Semplice: mappandola.

Ogni editore ha le sue preferenze quando si tratta di formattazione dei dialoghi.
Tuttavia questo non ci proibisce di scrivere con le nostre regole editoriali, purché siano coerenti con l’intero documento. Io, per esempio, non posso fare a meno delle virgolette basse doppie, dette anche caporali (« »), uno dei formati più usati in Italia per i dialoghi.

Se siete arrivati a questo articolo è perché davvero non ne potete più di inserire interminabili combinazioni nella tastiera solo per avere un simboletto ottenibile con una singola battuta.
Voglio quindi condividere un comodissimo sistema per avere le caporali (o qualunque altro simbolo di punteggiatura vogliate applicare) sempre a portata di mano.

ATTENZIONE: Questa è una guida per Windows. Per la guida di MacOS, cliccare qui.

Step 1: Installare Microsoft Keyboard Layout Creator
    1. Scarica e installa l’ultima versione di Microsoft Keyboard Layout Creator.
Step 2: Caricare la tua attuale tastiera
  1. Apri Microsoft Keyboard Layout Creator
  2. Clicca su File à Load Existing Keyboard

3. Scegli la tastiera che stai usando al momento (Italiano nel mio caso).

4. La tastiera virtuale si popolerà rispecchiando la tua attuale tastiera.

 Step 3: Mappare la nuova tastiera
  1. Clicca sul tasto che vuoi modificare (nel mio caso è il simbolo di maggiore e minore).

2. Nella finestrella che si aprirà, cancella il vecchio tasto e cambialo con il simbolo « (puoi fare copia-incolla oppure usare la combinazione alt+174).

3. Ora, per la caporale di chiusura, clicca con il tasto destro sullo stesso tasto che hai modificato prima. 4. Seleziona Properties for “…” in all SHIFT states (questo significa che stai mappando il tasto quando SHIFT è premuto.)

    1. 5. Nel campo “shift+<key>” cancellare il vecchio valore e inserire il simbolo » (puoi fare copia-incolla oppure usare la combinazione alt+175).
Step 4: Salvare la nuova tastiera mappata
  1. Clicca su File e poi Save source file as…

2. Salvare con nome_tastiera (nome a scelta, io l’ho chiamato “caporali”).
3. Accetta l’eventuale messaggio in inglese in cui ti si chiede di rivedere i dettagli del nuovo layout.
4. Assegna un nome nel campo “Name”. Io ho chiamato il nuovo Layout “Italiano – Caporali”.
5. Assegna una descrizione nel campo “Description”. Sempre “Italiano – Caporali”.
6. Se vuoi puoi cambiare compagnia e Copyright a nome tuo, ma è del tutto facoltativo.
7. Clicca OK.

Step 5: Installare la nuova tastiera
  1. Vai nella cartella di destinazione del salvataggio (di solito “Documenti”) e apri la cartella

2. Fai doppio click su “setup”

3. La nuova tastiera è installata

Step 6: Come usare la nuova tastiera
  1. Clicca sul tasto Windows (Start)
  2. Vai su Impostazioni
  3. Vai su Data/Ora e Lingua
  4. Scegli Lingua nella barra a sinistra
  5. Clicca su Impostazioni tastiera, digitazione e controllo ortografia

6. Scrolla verso il basso. Sotto “Altre impostazioni della tastiera” scegli Impostazioni avanzate della tastiera.
7. Spunta la casella Usa Barra della Lingua del Desktop quando è disponibile.

8. Ora, nella barra delle applicazioni, troverai il simbolino di una tastiera. Cliccandoci sopra puoi scegliere quale delle tastiere vuoi usare.

9. ATTENZIONE: Potresti non visualizzare la doppia tastiera da subito. In questo caso, prova a riavviare il computer.