Revisione

Tono, Atmosfera, Stile

“Non usare questo tono con me!”

Hai notato come ogni storia è in grado di lasciarti addosso una sensazione particolare? Un retrogusto diverso? Sto parlando dell’atmosfera, che a sua volta è generata da una combinazione di tono e stile.

Il tono è dato dal comportamento del narratore (che, ricordiamoci, in narratologia moderna corrisponde con il punto di vista del personaggio) nei confronti degli eventi, dell’ambientazione e degli altri personaggi.

Le parole che usiamo hanno un impatto cruciale sull’interesse del lettore. Un libro può essere anche ben scritto, con tutti gli elementi di trama, personaggi e ambientazione al loro posto, ma se il tono è carente, rischierà di esserlo anche il resto.

A cosa serve il tono?
A rivelare delle intenzioni, oppure a nasconderle.

Il tono che usiamo scatena una risposta emotiva nel lettore: dobbiamo cercare di mirare al controllo assoluto di ciò che trasmettiamo. Questo si applica innanzitutto nella comunicazione di ogni giorno.

Se il tuo capo ti manda un messaggio con scritto “Quando hai cinque minuti ti devo parlare”, suonerà ben diverso da “Hai cinque minuti fare per quattro chiacchiere?”. La prima domanda mi fa scattare quaranta campanelli d’allarme e battere il cuore a mille (beh, io sono particolarmente ansiosa), nel secondo caso rimarrò – tendenzialmente – rilassata.

Immagina di chiedere qualcosa a una persona a cui tieni. Le risposte sono: “ma certo”, “assolutamente sì”, “ok”, e un maledetto pollice in su. Tutte significano ‘sì’, ma il sottotesto cambia brutalmente.

Questa magia è possibile grazie al tono.
E purtroppo, spesso il nostro tono non trasmette quello che davvero intendiamo dire.

Mentre in un film è facile gestire l’atmosfera con luci, filtri e colonna sonora, uno scrittore non ha questi trucchi a disposizione. Ha solo le parole, come le sceglie, e come le trasforma in frasi.

 

E allora come possiamo lavorare sul nostro tono per ottenere un risultato efficace?

Atmosfera

L’atmosfera è ciò che il lettore percepisce mentre legge la scena.

Così come quando parli con qualcuno, il tono nella scrittura influenza la reazione e la risposta dell’interlocutore (o lettore, in questo caso). Se il pezzo suona cupo, teso, il lettore rispecchia quelle emozioni e si prepara a provare tensione. Se l’autore trasmette rabbia attraverso ogni parola, il lettore dovrebbe sentirla riecheggiare dentro di sé.
Insomma… facile come alzarsi la mattina con il sorriso.

Comportamento del personaggio

Una scena raccontata attraverso il punto di vista del protagonista può assumere toni paurosi o spericolati, distaccati o increduli, petulanti o arroganti. Attraverso gli occhi del personaggio, la storia assume nuove sembianze. Probabilmente, la stessa situazione nella realtà ci farebbe scaturire emozione diverse, ma quando il lettore diventa il personaggio stesso, dovrebbe anche riuscire a provare emozioni simili.

Il tono è un ottimo device narrativo per rivelare la personalità del protagonista e le sue motivazioni. Come risponde a una determinata situazione rivela molto del suo carattere.

Attenzione: anche ciò su cui si focalizza per prima l’attenzione del personaggio è cruciale per il tono. Se entrando in una stanza con un cadavere e un dildo di gomma, il protagonista si focalizza su quest’ultimo, probabilmente è uno dei miei personag… ehm, probabilmente è abituato agli omicidi!
(Pro-tip: questa è anche una tecnica di Show Don’t Tell!)

Reazioni

Un modo ancora più preciso per stabilire il tono di una storia (anche attraverso un superbo uso dello Show Don’t Tell) è mostrare le reazioni del personaggio a determinati eventi o rivelazioni. Indifferente, confuso, emozionato, disperato?

Stile

Il tono è ottenuto tramite la scelta delle parole e il loro ordine, la sintassi e come decidiamo di costruire la frase. Questo ne determina la cadenza.
Il tanto famigerato stile non si limita solo a essere “moderno”o “immersivo”, ma è costituito da un arcobaleno di possibilità.

 

Voce

Usa la tua voce. Ho scritto un articolo dedicato alla voce ed è un concetto complesso. Se ne hai una e ne sei consapevole, usala: è una delle tante ragioni per cui un lettore ti rimarrà fedele.

 

La scelta delle parole

Diverse parole con lo stesso significato possono trasmettere un tono diverso. Il senso che diamo alle frasi e alle parole determina il tono. Se dico “capanna in un bosco” la mia mente pensa subito a pace, armonia e tranquillità, ma in un contesto di narrativa horror potrebbe trasmettere pericolo, isolamento, paura. Dipende tutto dalle parole che usiamo e dal contesto in cui sono inserite.

 

Elementi e percezioni

Come reagisce il protagonista a odori, suoni, tatto? Questi elementi possono cambiare il tono. Una squillante risata di un bambino in un parco giochi in pieno sole ha tutto un tono diverso dalla risata di un bambino in un cimitero a mezzanotte.

 

Dettagli e descrizioni

Una situazione può essere descritta in una maniera generale, atona, oppure può avere infinite sfumature.

Per esempio: “Il mio collega è morto” può diventare “il mio collega è stato investito da un ubriaco alla guida” o “il mio collega è perito sconfiggendo il signore oscuro” o “il mio collega è stato soffocato da un cagnolino che non smetteva di leccargli la faccia”. Ognuna di queste frasi ha un’atmosfera diversa che definisce il tono di quello che abbiamo scritto.

Con dettagli più precisi, il tono si fa anch’esso più specifico.

 

Punteggiatura

La punteggiatura può avere un grande impatto. Frasi lunghe, ricche, complesse, trasmettono una determinata sensazione. Punteggiatura frequente, numerosi “a capo”, frasi brevi e d’impatto, sono più mirate a creare tensione, a lasciarti con il fiato sospeso.

 

Stabilisci il tono dalla prima riga

Per questo punto, ti consiglio di leggere il mio articolo sull’incipit e il mio articolo sulla prima frase!

Coerenza

Cerca di mantenere un tono che funziona dall’inizio alla fine del libro.
Non dimenticare che il tono deve rispettare la coerenza del personaggio e del momento. Se un personaggio è felice, tutte le sue azioni, i suoi pensieri e le parole che dice dovrebbero riflettere quella gioia. 

Se ti sembra che una scena non funziona proprio come dovrebbe, forse c’è un’incoerenza nei toni o nell’umore. Ed è qui che i beta reader possono aiutarti a percepire se c’è qualcosa che non funziona.




Qualunque cosa tu scelga di fare, non ti ossessionare in prima bozza. Il tono e l’atmosfera si aggiustano e consolidano nelle numerose fasi di revisioni, alpha-beta-gamma lettura, e negli editing professionali.

Revisione

Incipit – Il Primo Capitolo

Sei anche tu uno di quei lettori che, in libreria, sceglie il libro dalle prime righe?
Se sì, puoi immaginare l’importanza di un incipit capace di lasciarti senza fiato. Un primo capitolo che ti trascina all’interno della storia senza che tu ne possa più sfuggire.
E secondo te, quale criterio usano le case editrici per capire se vale la pena continuare a leggere la tua storia?
Esatto, hai capito.

In questo articolo parlerò di alcuni trucchi per rendere il tuo incipit indimenticabile.

Prologo? Solo se assolutamente indispensabile

Molti agenti preferiscono passare una notte di fuoco con Jabba the Hutt che spararsi un prologo in vena.
I prologhi tendono a infangare l’incipit perfetto. Spesso finiscono per essere infodump pallosi di worldbuilding senza alcun tipo di conflitto se non il male cosmico che minaccia il mondo.
Questo non significa che tu debba per forza scartare il prologo. Se non puoi proprio farne a meno, assicurati che trasmetta tutto il potere del tuo libro.

[N.B. Questo discorso si applica tendenzialmente ad autori non affermati che devono impressionare una casa editrice o che non hanno ancora un pubblico “che si fida”.]

La prima frase. Hook!

La prima frase deve agganciare.
Cerca di non iniziare con cliché, con il tempo o con descrizioni pallose. Soprattutto non iniziare con il protagonista che si sveglia!
Pensa invece a una frase che crei intrigo e curiosità nel lettore.

La voce!

Se hai letto i miei libri, sai che la prima cosa su cui punto è la voce.
Ognuno ha la sua, ma la regola è sempre la stessa:
Fatti riconoscere.
Fatti sentire.
E questo non significa usare prosa forbita e ricca di aggettivi poetici – au contraire, così fai morire ogni voglia di vivere al lettore. Sii chiaro. Diretto. Specifico.
Non ti dilungare, vai dritto al sodo.
Usa il metodo KISSKeep It Simple, Stupid.
Da’ il tuo massimo nelle prime righe, spara tutte le cartucce.

Con voce, mi riferisco anche (o solo?) alla voce del personaggio. Do per scontato che all’alba del 2021 tu stia usando un narratore interno immersivo (che sia in prima o terza persona), quindi fammi sentire la sua voce.
Fai parlare il tuo personaggio. Fammelo conoscere attraverso i suoi dialoghi, fammelo conoscere con una dose in vena di puro sottotesto. I dialoghi sono stupendi. Sono come la pizza.

(Soprattutto se i tuoi personaggi sono arguti e hanno la lingua affilatissima ma, ehi, questa è una scelta personale!)

Inserisci il tono

Pensa a qual è il tono portante della storia e cerca di trasmetterlo al lettore fin dalle prime righe.
E poi cerca di mantenere questo tono fino alla fine. Un inizio che ha poco a che vedere con il resto del libro è un pessimo modo per presentarti ai tuoi lettori. Tipo un pervertito con l’impermeabile.

Scatena la sua curiosità

Non è facile agganciare il lettore, e devi stare molto attento a come ti muovi.
Devi inserire il giusto quantitativo di mistero, ma in modo non confuso e caotico. Devi illuminare poco a poco il percorso, rivelando pezzetti qua e là e mostrando che tu, autore, sei in controllo. Sai cosa stai facendo.
Stai dicendo al lettore: “Tranquillo, presto scoprirai il significato di questo termine. Presto capirai cosa sta succedendo. Sei curioso? Vedrai che le tue domande otterranno risposta. E sarà incredibile.”

Quindi miscela con attenzione il giusto mistero, la giusta confusione, e i giusti momenti di illuminazione.

Inizia in medias res

Fai incominciare la storia il più tardi possibile. Con “più tardi” si intende al limite della tensione, dritto al sodo. Il primo capitolo è certo l’inizio del tuo romanzo, ma non deve essere l’inizio della storia del protagonista. Buttalo già in mezzo al casino! Giusto all’orlo della comprensione, senza dare il tempo al lettore di pensare troppo, o di capire, senza fargli mettere in dubbio se valga la pena leggere o no.

Sei già sulle montagne russe, bello mio! Troppo tardi per ripensarci, adesso non ti stacchi finché il giro è finito!

(A meno che si rompa il carrello. Autore, questa è la tua responsabilità nei prossimi capitoli!)

Le tre parole magiche: Tensione. Conflitto. Pizza.

E NO! Medias res non vuol dire per forza “azione”!

Iniziare in medias res significa iniziare nel mezzo del conflitto. Ma tensione non è sinonimo di azione.

Per questo non sempre iniziare con una scena d’azione intensa (combattimento, sparatoria, fuga da mostri affamati, sesso selvaggio) è l’idea migliore. Se il lettore non prova affiatamento per il protagonista, sarà difficile che gli importi la conclusione dell’azione. Starà ancora aspettando la ragione per cui dovrebbe tenerci!

Per goderci una scena d’azione con il fiato sospeso, dobbiamo anche avere qualcosa da perdere, non basta seguire le rocambolesche avventure di un perfetto sconosciuto. Senza profondità del personaggio, senza contesto, la scena d’azione risulta vuota e non lascia nulla.

Piuttosto crea un mini arco

Il primo capitolo è un ottimo punto per mettere in pratica la questione dei mini-archi per superare i problemi del midpoint (ne parlo in un altro articolo che pubblicherò a breve).
Crea un mini arco, un crescendo e una risoluzione con il suo proprio conflitto (che in seguito potrebbe diventare il vero conflitto della storia, ma all’inizio è trattato a livelli più “piccoli”).
Questo non significa che il primo capitolo debba essere autoconclusivo, ma non è sempre necessario pensarlo solo come un’escalation verso l’inciting incident.

Il tuo protagonista

Il tuo protagonista ha un unico compito: far sì che me ne freghi qualcosa della sua storia.
Se alla fine del primo capitolo non me ne frega nulla del tuo protagonista, se non siamo in qualche modo connessi… ciao, next!

Non mi deve per forza piacere, bada bene. Non mi deve stare simpatico, o sembrarmi morale, o ricordarmi me stessa.
Non devo sapere tutto su di lui.
Ma me ne deve fregare qualcosa. Fammi provare emozioni per lui, fammi provare paura, schifo, curiosità. Mostrami che è una persona interessante e che la sua storia ha rilevanza, che il suo obiettivo potrebbe – in un mondo ipotetico – essere anche il mio.
Dammi un obiettivo, dammi un personaggio pronto a seguirlo, e mi hai fatta tua. (Metaforicamente, eh.)

Non ce ne frega del passato del tuo personaggio

No, giuro.
Non ce ne frega nulla, non nel primo capitolo.
Non mi raccontare i suoi traumi infantili, non mostrarmi flashback, non raccontarmi nulla del suo passato a meno che mi serva nell’immediato di quella scena.
Del tuo personaggio vogliamo solo sapere l’obiettivo, e dobbiamo rimanerne coinvolti.
Ci sarà l’intero romanzo per esplorare la sua backstory.

Oddio non ci interessa nemmeno del suo aspetto!

Cosa c’è peggio di un incipit con un infodump del paesaggio e del tempo? Un infodump con la descrizione del tuo personaggio. Brrr. 
Per coinvolgere i tuoi lettori, fai in modo che il tuo personaggio stia facendo qualcosa di figo che rifletta la sua personalità.
Perdincibacco, non farli guardare nello specchio. No, grazie, nemmeno se sono nudi.
I suoi addominali scolpiti me li puoi mostrare tra una dozzina di capitoli, se proprio ci tieni. (E io ci tengo, grazie!)

Ma ci interessa del suo conflitto!

Qual è la posta in gioco? Cosa rischia il protagonista? Cosa può ottenere? La sua vita cambierà? Riuscirà a portarsi a letto quel manz… ah ok, va beh.
Quesiti interessanti.
Il conflitto deve essere importante, non solo per il protagonista, ma anche per il lettore. Deve avere una certa risonanza.
Il conflitto è ciò che nutre il lettore. Il primo capitolo deve essere un roller coaster senza cinture di sicurezza che porta sempre più in alto, verso il rischio.

Tutto dipende da come stabilisci la posta in gioco e l’obiettivo del personaggio. L’obiettivo può essere qualcosa di grande e importante, o qualcosa di personale.
Salvare l’universo, sconfiggere un tiranno, entrare a lavorare nel cervello di un granchio gigante o rubare una caravella per giocare a fare la piratessa.
Il vero elemento chiave è l’importanza che questa azione ha per il protagonista.

E ovviamente non deve essere facile da ottenere. Per creare la giusta tensione, l’inseguimento di questo obiettivo deve mettere a rischio qualcosa, che sia una relazione, una necessità mentale, o la sua stessa vita.

Raise the stakes! (Alza la posta in gioco, mannaggia a te!)

Dove, come quando?

Un’altra cosa da stabilire nel primo capitolo è il dove e il quando.
L’ultima cosa che vogliamo è che il lettore si senta un Marty McFly sfondato di erba fino alla punta dei capelli e ribaltato su un sedile della DeLorean.

Però attenzione: mettimi dell’infodump in tell, e lancerò il libro fuori dalla finestra con tanta forza da creare un boom sonico. Quindi introduci i tuoi dettagli centellinandoli e con cautela, senza mai trattare il lettore come un idiota.

Accenna al Tema

A volte il tema è sparato in faccia al lettore, a volte è molto più sottile e presente nel sottotesto del libro (indovina quale è la mia preferenza? lettore intelligente, ce lo ricordiamo?). In ogni caso, il tema della storia è un elemento critico.

E dovrà essere accennato, in un modo o nell’altro, in maniera più sottile o più eclatante, anche nel primo capitolo.

 Il Primo Capitolo deve dare un’idea dell’intera storia

Nel primo capitolo devi catapultare il lettore nella storia che racconterai: in una sola occhiata, deve orientarsi con ambientazione, tono, tempo, tipo di azione, protagonista, motivazioni, accenno di conflitto, tema.

Lo so, è così difficile da essere quasi impossibile. Ma è la cosa più importante che tu possa fare.
Il primo capitolo deve contenere tutto.

Questa è la tua promessa al lettore.

Non inserire troppi personaggi, troppi nomi nuovi o troppi concetti complicati

R’slafkk scivolò sul pavimento di Karbhjolite, producendo uno sbuffo di Hubris capace di stordire un Mastodonte Urbolettico delle Praterie di K’hel’zha’fur. Kirahhh lo ammirò con ardore, sospirando, le dita premute contro l’armatura ultrasonica iperpower, le labbra frementi. “Questo manoscritto è cestinato, stronzo.”

 Concludi con un aggancio

Fammi incuriosire. La curiosità nutre il lettore.
Curiosità=Pizza.
Se riesci a farmi chiedere “voglio sapere cosa succede!” hai vinto.

 Riscrivilo. Riscrivilo decine di volte

Puoi naturalmente iniziare a scrivere la prima bozza dal Capitolo 1, ma solo quando avrai la visione completa di tutta la storia, allora potrai tornare a macellare l’incipit. Dovrai magari aggiustare il tono, o come trasmetti il tema, o se hai dato le giuste informazioni riguardanti il worldbuilding e il background.

Dedicaci tutto il tempo necessario.
Una volta pronto, passalo agli alpha reader.
Poi riscrivilo.
Poi passalo ai beta reader.
E riscrivilo.
E indovina un po’?

Scommetto che anche l’editor te lo farà riscrivere, alla fine.

 
Revisione

Beta Reader – Consigli tecnici per il Beta Lettore perfetto

Dopo aver considerato tutte le avversità del mestiere (alcune delle quali ho elencato in questo articolo sui consigli pratici per beta reader), hai deciso di diventare l’eroe del tuo amico scrittore, il beta reader perfetto?
Senti già la pressione della responsabilità che grava su di te? La salute mentale dell’autore che cede poco a poco?

✍️ Ecco una serie di suggerimenti tecnici e pratici per svolgere il tuo compito al meglio e per ottenere l’eterna riconoscenza (e anche un pezzo d’anima) dello scrittore!

Chiedi delle linee guida.

Cerca di concentrarti su pochi aspetti della lettura.
Spesso, in quanto beta reader, ti dovrai occupare di “come fila” la storia dall’inizio alla fine. Quindi trama, personaggi e scene.
Se l’autore ti chiede “correggimi tutto quello che vuoi” c’è il rischio di disperdere la concentrazione, con un risultato approssimativo e poco approfondito.
Magari per correggere quel refuso ti è sfuggito un problema strutturale o di ritmo, hai perso il filo della narrazione e non hai percepito nella sua totalità la scena che stai leggendo.

Di solito, a seconda della fase di beta lettura, suddivido le mie richieste in “pacchetti”.

  1. Buchi di trama, personaggi e tensione (il pacchetto più importante, su cui investo le maggiori risorse in termini di tempo e persone, che va a rivedere il mio lavoro di developmental editing)
  2. Come suona ogni singola frase (in concomitanza con il lavoro di line editing)
  3. Proofreading e piccoli cambiamenti (di solito solo correzione di bozze)

Se l’autore ti richiede una visione generale della storia e non un line editing, cerca di rispettarlo.
Un editing non richiesto nella fase iniziale della lettura non solo ti farà perdere tempo in quanto beta reader, ma può rischiare di distruggere la sicurezza dell’autore nella sua storia.
Cerca di ascoltare le sue richieste e concentrarti su quelli che l’autore reputa punti carenti in questa specifica fase della scrittura.

Prendi appunti mentre leggi.

🧠 Non fidarti della tua memoria.
Mi sembra sciocco specificarlo, ma sul serio. Non fidarti.
Non svolgere un lavoro approssimativo, lo scrittore ha bisogno di te. I tuoi appunti sono la sua unica chance per migliorare.
Se leggi tutto il libro senza prendere appunti e commentare, trascurerai inevitabilmente molti dettagli. Anche se a te sembrano “piccolezze”, in realtà potrebbero essere cruciali per l’autore.

📝 Prendi sempre appunti: cosa funziona, cosa non ti piace, cosa ti sorprende, cosa non ha senso.

Commenta con il tuo processo cognitivo.

Questo passaggio è particolarmente importante. 
Serve a capire se lo scrittore è riuscito a ottenere quello che intendeva con una determinata scena, o con una serie di indizi lasciati nel corso del romanzo.
🧐 Se qualcosa non funziona saprà dove agire per sistemarlo (così non devi essere necessariamente tu a dirglielo).
Cerca di commentare con i tuoi pensieri ogni volta che ti imbatti in un plot twist, in una scena che ti esalta o che ti fa fare previsioni su quello che succederà.

Per esempio: “secondo me è lui il cattivo” o “secondo me nel passato di X è successo questo”.

Concentrati in particolar modo su:

  • Scene in cui ti sembra che “manchi” qualcosa, o un elemento non è sviluppato a sufficienza.
  • Parti della storia o dei dialoghi che per te sono confusi o non è chiaro cosa stia accadendo.
  • Il flusso e il ritmo dei capitoli. (Ti annoi? Ti esalti? Non vedi l’ora di continuare a leggere? Vuoi buttare il libro nel camino?)
  • Sezioni o scene superflue.
  • Punti deboli specifici per l’autore. Per esempio, io ti direi che i miei punti deboli sono le scene d’azione!
  • Cerca di spiegare sempre perché qualcosa ti confonde o non ti piace. “Questa scena non mi piace perché non ha senso che il personaggio reagisca così.”
Il primo capitolo

Il primo capitolo è di importanza cruciale per catturare i lettori, quindi è la prima cosa su cui ti devi focalizzare quando dai il tuo feedback.

Prova a rispondere a queste domande:

  • Hai conosciuto il protagonista e il suo conflitto principale?
  • Hai capito dove si ambienta la storia, ti sei orientato nei primi passi del nuovo mondo senza bisogno di dover sopportare infodump o descrizioni pesantissime?
  • Hai capito le intenzioni del protagonista?
  • Hai voglia di continuare a leggere?
Sii onesto.

Così come quando scrivi recensioni, a maggior ragione non puoi aiutare gli altri scrittori se non sei pronto a dire tutta la verità. Tutto quello che c’è di buono, e di cattivo.
So che non è facile.
Spesso mi sono trovata a dover segnalare cose che non funzionavano proprio per nulla nel lavoro di altri scrittori, e allo stesso tempo ho ricevuto giudizi simili.
So che non mi vuoi spezzare il cuore, o ferire, o farmi desiderare di aver buttato tutto. (Ti dico un segreto: è la sensazione che provo ogni volta. Dura qualcosa come 10 minuti, poi mi metto subito al lavoro e il libro ne esce migliorato di dieci volte.)

Quindi sappi che la tua brutale (ok, magari brutale ma ricoperta da un dolce strato di caramello) opinione, può davvero fare la differenza per lo scrittore.

Ricordati di includere anche le cose positive.

Non solo i buchi di trama, gli errori o le cose che non funzionano.
⭐️ Specifica anche cosa ti è piaciuto. Un personaggio? Un plot twist inaspettato?
Alcuni scrittori, se martoriati troppo, potrebbero voler abbandonare la storia. Quindi cerca sempre di sottolineare gli eventuali elementi positivi, sempre nei limiti della sincerità.

Ripeto: se non c’è nulla di positivo e i tuoi commenti non sono sinceri, lo scrittore se ne accorgerà.

Sii specifico.

Cerca di essere il meno vago possibile.
Dire a uno scrittore: “bello il tuo libro, mi è piaciuto”, o “la tua trama era noiosa, ho chiuso il libro a metà”, non è di grande aiuto.
Anche se quello che provi è solo una sensazione generalizzata, cerca di sforzarti a tirar fuori il perché ti è piaciuto o meno.
Lo scrittore ha bisogno di qualcosa di concreto su cui lavorare per poterlo migliorare.

Per esempio:

“Questo personaggio è irrealistico” potrebbe essere elaborato in: “Questo personaggio è irrealistico perché nella scena in cui gli stanno smembrando le gambe pezzo dopo pezzo, si sgranocchia una carota commentandone la consistenza.”

Concentrati sui personaggi.

I personaggi sono ciò che guida la narrativa moderna.
Se il lettore non si affeziona ai personaggi, non avrà interesse nella trama. 

Prova a rispondere a queste domande:

  • Ti sta simpatico il protagonista, ti ritrovi con lui?
  • Ti interessa sapere cosa gli succede?
  • Si comporta in modo insensato, solo per seguire la trama?
  • Cosa ne pensi dell’antagonista? Lo trovi interessante? Ha senso quello che fa per ostacolare il protagonista?
  • Ogni personaggio ha una sua voce unica?
  • Ci sono personaggi che ti sono sembrati superflui, troppo stereotipati, fastidiosi?
Concentrati sul worldbuilding.

Questo è un blog di fantascienza e fantasy, quindi il worldbuilding è un aspetto cruciale.

  • Ti senti immerso nel nuovo mondo?
  • Il sistema di magia funziona?
  • C’è qualcosa di non chiaro?
  • Qualche aspetto illogico, che non ti torna?
Concentrati sui plot twist.

Quando uno scrittore pianifica un plot twist, il suo obiettivo è “consegnarlo” al lettore nel modo più eclatante possibile. Il suo compito sarà quindi lasciare tracce e indizi non troppo evidenti per poi colpire i personaggi quando meno se lo aspettano.

Lo scrittore deve sapere se il suo crescendo verso il plot twist ha funzionato, e questo ruolo cruciale può essere ricoperto solo da qualcuno che non conosce la storia a memoria.

Se ti trovi davanti a un twist, prova a rispondere a queste domande:

  • Te lo aspettavi? Era estremamente ovvio?
  • Se te lo eri già immaginato, sei rimasto soddisfatto o la cosa ti ha infastidito? (Rispondi sinceramente!)
  • Il plot twist ha senso? A posteriori, riesci a capire perché si è verificato? (Questo è molto importante, nessuno vuole plot twists alla ‘Game of Thrones’, totalmente inaspettati e fatti solo per scioccare lo spettatore. Vogliamo sviluppare plot twist che, quando li leggi, pensi “ma per forza!” con un senso di meraviglia e soddisfazione).
Il finale.

Ti capita di scagliare il libro nel camino alla fine della lettura?
Sei il beta reader che fa per me, bisognoso di quel senso di soddisfazione che solo un finale chiaro e ben architettato può fornire.

Quindi prova a rispondere a queste domande:

  • Il finale è soddisfacente? (Sia che si tratti di un libro di una saga, sia di un libro autoconclusivo.)
  • Se fa parte di una serie, vorresti leggere il successivo?
  • Hai qualche dubbio irrisolto?
  • C’è qualcosa che non ha molto senso in tutta la storia?
Ricordati di esplicitare ogni tuo dubbio.

Se c’è qualcosa che non ti convince o non hai capito, chiedilo all’autore. Non omettere questo passaggio, è importantissimo.

  • Perché il personaggio X ha reagito in quel modo?
  • Perché c’è quell’oggetto in quel punto anche se prima non c’era?
  • Perché X avrebbe dovuto dire quella cosa?

Abbi pazienza. Spesso, la tentazione dell’autore è di scriverti per rispondere a queste domande.
Non dovremmo farlo, ma ehi, siamo umani e pieni di difetti.
Sorridi e annuisci e ignoraci.
Se siamo abbastanza consapevoli del mestiere dello scrittore, sappiamo anche che alle domande non si risponde personalmente: si agisce direttamente sul manoscritto.

Nota finale

Se ti sei offerto per un lavoraccio del genere, sappi che lo scrittore te ne sarà infinitamente grato, e tu lo starai aiutando a migliorare.
I beta reader sono parte dell’impalcatura che costituisce un grande libro, quindi grazie!

Revisione

Beta Reader – Consigli pratici per il Beta Lettore perfetto

Il beta lettore perfetto non esiste… o sì?
Ti sei offerto come beta reader di un romanzo e vuoi aiutare l’autore a migliorare, guadagnandoti la sua eterna gratitudine e un posto di lusso nel paradiso dei lettori?

In questo articolo parlerò di una serie di best practices e comportamenti generali che ti aiuteranno a creare un’esperienza positiva per lo scrittore, ma soprattutto per te!

OFFRITI DI BETA LEGGERE SOLO SE:

Lo vuoi per davvero.

IMPORTANTISSIMO: Per uno scrittore, quando qualcuno promette di leggere il suo libro e poi non si fa più sentire, è più o meno come essere sviscerato vivo e strangolato con i suoi intestini.
Se non hai il tempo per leggere o semplicemente il libro non ti interessa, diglielo.
Non ti troverai nella scomoda posizione di infrangere una promessa e di trovare giustificazioni, e risparmierai un bel po’ di acidità di stomaco al povero scrittore che si era fidato di te.

Il genere ti interessa.

Se ti piace leggere romance storici, non devi per forza sforzarti di mandar giù 120.000 parole di un hard sci-fi (anche se contiene un sacco di romance! 😇).
Se sei uno scrittore e hai studiato narratologia, sei certamente in grado di trovare problematiche strutturali o stilistiche nella narrazione.
Se invece leggi per il piacere di farlo e non hai alcuna esperienza in quel genere specifico, potresti non essere in grado di lasciare un feedback approfondito.

In questo caso, non esitare a farlo presente allo scrittore.

Sei disposto a uscire dalla tua comfort zone.

Fare da beta lettore significa criticare.
A nessuno piace criticare, soprattutto se stai interagendo con un amico che sai essere molto fragile, o con uno sconosciuto che non vuoi rischiare di perdere al primissimo feedback.
Tuttavia è importante sapere che, senza totale sincerità, il tuo contributo rischia di essere poco utile, o addirittura una perdita di tempo per entrambi.

Quindi preparati a uscire dalla tua comfort zone e sganciare quelle faticosissime critiche in tutta onestà!

Lo scrittore è capace di ricevere una critica.

Eh sì, beta reader avvisato, mezzo salvato.

Non è piacevole fare critiche a chi è pronto ad accettarle a braccia aperte, figuriamoci a chi si arrabbia, si offende o ti risponde. Sembra assurdo da dire, ma non tutti gli scrittori la prendono bene. Alcuni si offendono così tanto da non rivolgerti più la parola.

Capito? Quindi non osare dirmi che questo personaggio è uno stereotipo! 
Ok, evidentemente non è il mio caso.
Blastatemi malissimo. 💥

Ma sul serio, non perdere tempo con uno scrittore che non è pronto a migliorarsi o accettare critiche.

Non hai doppi fini.

Se sei uno scrittore, non leggere nella speranza di ricevere qualcosa in cambio.
Leggi perché hai piacere di farlo. Se poi si creerà un bel rapporto, sarà lo scrittore stesso a offrirsi di beta leggerti. Oppure no, ma va bene lo stesso, perché tu hai letto perché volevi.

Fare favori per ricevere favori è una brutta mentalità, e noi vogliamo essere positivi, sempre.

Sei disposto a farlo gratis.

Ehi, sempre meglio ricordarlo.
Un beta reader non è un editor e, per quanto i tuoi servigi saranno altrettanto importanti per la buona riuscita del romanzo, è un lavoro diverso, e un lavoro gratuito.
Anche se per alcuni lettori può essere un onore leggere in anteprima il romanzo di uno scrittore preferito, non farti illusioni: fare da beta reader è un grande aiuto per l’autore, ma è anche un grande impegno per il lettore.

Sei disposto a rispettare le deadline.

Mentre molti scrittori semplicemente fremono dalla voglia di sapere cosa ne pensi e muoiono nell’attesa, altri hanno anche la necessità di rispettare delle scadenze importanti.
Quindi, una volta che vi siete messi d’accordo su una deadline, per favore, fai del tuo meglio per rispettarla. Lo scrittore dipende da te, e nonostante il tuo sia un favore, anche i favori hanno un loro codice d’onore. Se non sei in grado di rispettare la deadline, parlatene in anticipo, e comunque cerca sempre di tenere lo scrittore aggiornato su eventuali ritardi.

Non rischi la vita, stai tranquillo… 😈

FORMA DELLA CRITICA

L’obiettivo vero e proprio di una beta lettura è ricevere critiche, ma ricevere critiche o commenti negativi fa male anche ai più tosti.
Ricordati che hai in mano il cuore pulsante del tuo amico scrittore, e ogni movimento fa male. Molti scrittori sono cosine fragili, delicate e da trattare con cura. Siamo capaci di ricevere batoste atomiche, quando necessario, ma siamo anche molto insicuri.

Quindi come fare ad aiutarci senza distruggerci?

Sii delicato.

Cerca di non esagerare con la severità delle tue critiche. Di’ tutto quello che devi dire sui problemi del libro, non trattenerti, ma non ti limitare a demolirlo solo perché ne hai la chance.
Sforzati di perdere qualche secondo in più per commentare in modo gioviale o diplomatico.

Lascia anche opinioni positive.

Il feedback positivo è quasi importante quanto quello negativo, per due ragioni:

  • Aiuta lo scrittore a riconoscere i suoi punti di forza.

Lo scrittore ha bisogno di sapere dove calcare la mano e su quali punti far leva per migliorare il romanzo. Sapere quale scena funziona è importantissimo per la comprensione globale dell’opera.

  • Il feedback positivo aiuta a tirar su di morale.

Sembrerà banale dirlo, ma se nell’intero libro ti profondi in critiche su ogni cosa, e come verdetto finale lasci un “mi è piaciuto”, nemmeno lo scrittore più egocentrico ti crederà (o forse sì, chi li capisce, gli egocentrici). 

IO dubiterò istantaneamente di me stessa, della validità del mio lavoro, e della tua sincerità, perché i fatti parlano più delle parole. Se tutto quello che ti è rimasto del mio libro sono considerazioni negative, e poi l’hai avvolto in un “bello” finale, ehhh… è difficile credere che ti sia piaciuto.

Evita di essere distruttivo.

Sempre rispettando l’onestà verso lo scrittore, cerca di evitare gli assoluti.

“Questo personaggio è una merda.” “Il libro non mi è piaciuto.” “Il worldbuilding è irrealistico.”

Invece che limitarti alla critica, cerca di concentrarti sulla soluzione. “E se questo personaggio lo mostrassi da un’angolazione più personale?” “E se sistemassi questo technobabble qui per renderlo idrosolubile?”

Alla fine, se tutto quello che fai è devastare senza essere costruttivo, lo scrittore inizierà a fidarsi poco di te.

Lascia da parte i tuoi gusti personali.

Se ti stanno sulle palle le donne forti, non demolire il libro solo perché la protagonista lo è.
Se non ti piacciono le scene ambientate di pomeriggio, o le parti romantiche, o i personaggi orfani, tienitelo per te. O comunque non farne un elemento chiave della tua critica.
Non è davvero rilevante per l’autore, ed è una perdita di tempo per entrambi.

Cerca di ragionare su come funziona quel personaggio, o quella scena, nella storia.

E alla fine?

Non importa quanto tu ti impegni nell’aiutare lo scrittore a migliorare il suo romanzo. Potrebbe succedere che alla fine non metterà in pratica molti dei cambiamenti che gli hai suggerito. Non importa, hai fatto il tuo lavoro e hai detto tutto quello che pensavi. Non è più tua responsabilità cosa succederà con la storia.

Non ti incazzare con l’autore se, quando il libro uscirà, quel personaggio che ti stava così sulle palle è ancora nella storia! 😉

 

Mi auguro che questi consigli pratici possano servire a migliorare la tua esperienza come beta lettore, e a farti amare dall’autore con cui collaborerai.
➡️ In questo articolo parlo di suggerimenti tecnici, su quali aspetti della narrativa concentrarsi e su come impostare il feedback di lettura.

Revisione

15 consigli per non farsi sconfiggere dalla prima bozza

Molti pensano che l’editing sia il momento più doloroso per uno scrittore, e che la prima stesura sia la fase in cui la creatività può fluire, le parole sgorgano incontaminate dalle dita, la mente vola verso gloriose avventure…

No.

Scrivere la Prima Bozza è una sofferenza.
È qui che tutte le paure dello scrittore vengono a galla e lo annichiliscono.
Il foglio bianco entra a far parte dei nostri incubi peggiori.

La prima stesura è il momento in cui, sfumato l’entusiasmo iniziale, dobbiamo trovare il coraggio di sederci alla scrivania e affrontare quel maledetto foglio.
Ogni giorno.
Varie ore al giorno.
E sì, ci tocca sconfiggere il panico crescente e scrivere per davvero.


Gli scrittori professionisti, con un buon team di beta reader e editor, possono trovare rassicurazioni nel fatto che non importa quanto grezza sarà la prima stesura, saranno in grado di aggiustare ogni problema durante le riscritture o il processo di editing. 

Ma chi è al primo o al secondo libro?

Per quanto mi riguarda, il terrore di essere sconfitta dalla prima bozza (e di non riuscire a completare l’impresa) mi scava dentro anche dopo 14 libri completati.

Tecniche per sopravvivere alla prima bozza
Costanza

Non scrivere quando hai l’ispirazione.
La scusa “aspetto l’ispirazione” è da principianti.

Sei un professionista?
Scrivi ogni giorno.

Routine

Ritagliati un momento della giornata dove sai di poterti dedicare alla scrittura senza interruzioni. Non devi per forza essere uno scrittore a tempo pieno per riuscire a macinare uno o due romanzi all’anno.
Due, tre ore al giorno sono più che sufficienti per una sessione di scrittura estremamente produttiva.

 Trova il tuo spazio

Trovati un posticino dove scrivere senza essere disturbato, uno spazio che stimoli la tua creatività e ti permetta di entrare nella “zona”, quello stato di profonda concentrazione indispensabile per vomitare la prima bozza.

Prova, se puoi, a cambiare location durante la prima stesura.
Affitta una casetta in montagna o al mare e scompari per qualche giorno dalla civiltà per dedicarti solamente alla scrittura.
Vai in un bar che ti permette di lavorare con il tuo portatile.
Prova a cambiare stanza, o sedia, o tastiera.
Sperimenta nuove esperienze.

Stabilisci degli obiettivi tangibili

Per quanto mi riguarda, tra lavoro, sport e famiglia, sono 2.000 parole al giorno oppure 10.000 alla settimana. In due mesi posso finire tranquillamente una prima stesura.

Ognuno ha i suoi tempi e di conseguenza i propri obiettivi: il tuo potrebbe essere scrivere un capitolo, o finire una scena. Se sai che i tuoi tempi ti permettono di scrivere 200 parole al giorno, è perfetto così, purché tu sia costante. Se ogni giorno raggiungi il tuo obiettivo senza fallire, arriverai alla fine.

Ed è quello che conta.

Stabilisci delle deadline.

Sono spaventose nella loro sensazione di ineluttabilità. Ma sono anche motivanti. Oh, come lo sono.

Sotto la giusta pressione e con quel briciolo di cortisolo a tenerci sulle spine, il nostro cervello tende a impegnarsi di più.

Ma non trascurare la serotonina!

Datti degli incentivi

Se raggiungi i tuoi obiettivi giornalieri, concediti quel biscotto o quel pezzo di cioccolato che desideravi tanto (io penso solo a mangiare, quindi è la prima cosa che mi viene in mente), o quella agognata passeggiata con il tuo adorabile cagnolino, o una bella camminata in montagna, oppure un pomeriggio di riposo per leggere un buon libro.

Premiati e coccolati. Se sei felice, lavorerai meglio.
E il rinforzo positivo funziona!

 Pianifica!

Prenditi tutto il tempo per pianificare prima di iniziare. Pensa a cosa vuoi scrivere. Più sarà precisa l’idea che ti sei fatto della tua storia, più sarà facile buttare giù la prima bozza. 

Pianifica di più

Scrivi una scaletta. Stabilisci la struttura della storia prima di iniziare; se sei guidato da una struttura potente, sicura, potrai costruirci sopra personaggi, sottotrame e colpi di scena anche complessi. Se sei un Pianificastorie, conoscerai già i benefici di tutto questo. Se sei un Esploramondi, provaci. Provaci almeno una volta, potrebbe cambiare la tua vita da scrittore.

Sii flessibile

Obiettivi, scadenze e programmi possono andare a monte per una ragione o per l’altra. Una brutta influenza. Un trasloco improvviso. Una trasferta che non ti aspettavi.

Non sono giustificazioni per rinunciare a tutto il duro lavoro che hai fatto fino ad adesso. Cadi e rialzati il prima possibile.
Ricorda il punto 1: la costanza.
Se sei costante nei tuoi progressi, nessun imprevisto potrà fermarti.

Non perdere tempo a documentarti

Evita di documentarti mentre scrivi.

Ti fa solo perdere tempo durante l’agonizzante stesura della prima bozza, che vogliamo finire al più presto.

Per non farti rallentare da un’informazione mancante puoi inserire un placeholder, una parola facilmente ricercabile. (Io di solito scrivo “placeholder” e alla fine della prima bozza faccio una ricerca nell’intero documento per sistemare le informazioni mancanti).

Rimuovi le distrazioni

Spegni il telefono.
Chiudi Facebook, Instagram e WhatsApp. Smettila di guardare ossessivamente Wikipedia (sì, Tita, sto parlando proprio con te!).

Non farti distrarre da nulla durante il tuo periodo dedicato alla scrittura… nemmeno dalla necessità di mangiare. Piuttosto muori di fame! (Scherzo, eh.)

 Concediti di fare schifo

Non editare o rileggere la tua prima bozza fino a quando avrai scritto la storia intera.

Dico sul serio.

Stai davvero tornando indietro a correggere quella schifezza del primo capitolo? Non farlo!

Non ti abbattere

La prima bozza farà schifo. Tra il momento in cui la scrivi e la pubblicazione dovrai lavorarci sopra una ventina di volte. Forse anche di più, se non sei un Pianificastorie.

Non avere paura di fare schifo. È così per tutti.

 Misura i tuoi progressi

In un articolo dedicato condividerò i metodi che uso per misurare i miei progressi. Fogli di lavoro, applicazioni, bigliettini. Sembra una stupidata, ma a fine mese è davvero soddisfacente. Ricordatevi che abbiamo bisogno di tutti i trucchi possibili per scrivere, anche quelli che sembrano più assurdi.

 Cambia il formato della tua bozza

Ho sempre scritto in Times New Roman 12, A4.

Un bel giorno il mio editor di fiducia mi ha suggerito un cambiamento: invece di usare il formato A4, usa l’A5.

È solo una questione psicologica: il foglio si riempie più in fretta. E noi abbiamo bisogno di sentirci soddisfatti, mentre scriviamo.

L’obiettivo è liberarci dell’ansia di fallire, e io sono pronta a tutto pur di ridurla.

 Ripensa a quanto è bello editare

Per molti libri che ho scritto ho dovuto fare pesanti giri di editing. Vere e proprie riscritture. Ogni volta che sono nel mezzo di queste riscritture, invece di sentirmi stravolta o nervosa o indispettita, sono esaltata. Sono carica, perché sto migliorando il mio libro, ne sono certa.
Riscrivere non è così pesante come scrivere.

Quindi pensa a questo, mentre ti viene da piangere perché il libro non ti sembra ancora a regola d’arte. Pensa che ti divertirai un sacco, a vederlo migliorare.

Bonus: scrivila tutta d’un fiato

Aggiungo questo punto dopo aver vissuto la mia esperienza di binge writing qualche settimana fa.
Scrivere la prima bozza non è mai stato così esaltante, piacevole, assuefante. E, scritta in pochi giorni, la prima stesura non è più un peso, ma una meraviglia.
Prendi una settimana di ferie, isolati dal mondo e dalla tecnologia e scrivi e basta!

A questo link, l’articolo con la mia avventura #1week1book.

Revisione

La Prima Bozza

Per molti scrittori, anche quelli di maggior successo, la prima bozza deve fare schifo.
D’accordo, forse questo non è il modo più ottimista per vedere le cose.
Ricominciamo: non preoccuparti della qualità della scrittura fino a quando non starai editando una prima bozza completa.

Cosa succede durante la prima stesura?

Vomitare parole sul foglio bianco è uno dei momenti più esaltanti (e allo stesso tempo pericolosi) del processo creativo.
Perché è pericoloso? Deve essere fatto con costanza e senza mai perdere colpi; è come correre su un pantano: se ti fermi, le sabbie mobili ti risucchieranno.

Tante cose possono andare storte se ci lasciamo intrappolare dalla fantomatica “ispirazione” o dai famosi “personaggi che fanno tutto di testa loro”. Per quanto sia un’emozione impagabile, il risultato è spesso una trama sconnessa e sfilacciata.
Con l’esperienza, lo scrittore professionista è sempre più sicuro che durante le future riscritture o durante l’editing riuscirà ad aggiustare tutto. È anche vero che lo scrittore professionista ha alle sue spalle un team di editing e vari alpha e beta reader che non vedono l’ora di aiutarlo.
Uno scrittore non ancora affermato, anche se si approccia alla scrittura come farebbe un professionista, non ha le stesse risorse o lo stesso appoggio. La paura di fallire, buttare settimane o mesi di lavoro e ritrovarsi con una prima bozza incompleta è del tutto giustificata.
Perché è una possibilità reale, purtroppo.

Alcuni consigli per scrivere l’odiata prima bozza:
Scrivere.

Scrivere ogni singolo giorno senza mai fermarsi, senza guardarsi indietro.
Il modo migliore per farlo è darsi un obiettivo di parole giornaliero o settimanale (il mio è 10.000 alla settimana) e cercare di portarlo a termine sempre. 
La scrittura è un muscolo e come ogni muscolo va allenato.
Tutti i giorni.

Attenzione al perfezionismo.

Uno degli errori più comuni che rallentano la scrittura della prima bozza è cercare la perfezione, sia nella prosa che nel contenuto. 
Se incominci a tornare indietro, a sistemare quel capitolo scritto un po’ male, a cambiare quel modo di dire, a rivedere la coerenza del personaggio… la tua testa ti ha già fregato.
Stai attivando quella parte del cervello che appartiene al tuo editor interiore. Ti trascinerà in una spirale autodistruttiva prima che te ne renda conto: il tuo editor interiore inizierà a censurare tutto il tuo lavoro e non gliene importerà un bel niente del conteggio parole a fine giornata. 
E allora buona fortuna a raggiungere i tuoi obiettivi!

A meno che tu non sia un Pianificastorie estremo (e quindi avrai dedicato già mesi alla preparazione della tua scaletta), ha poco senso arrovellarsi su capitoli mal riusciti o avverbi in eccesso. Questo non fa altro che rallentare la tua produttività, con un prezzo che il tuo umore e forse la tua autostima non sono pronti a pagare.

Molti scrittori professionisti hanno deadline da rispettare e devono buttar giù la prima bozza nel minor tempo possibile, perché l’editing invece richiede mesi. Proprio per questo l’editing ha una posizione importantissima nel processo creativo, ma non quando stai mirando a un numero: il conteggio parole.

Passa oltre ai refusi e alle frasi contorte. Ci vogliono molte revisioni per trasformare la prima bozza in qualcosa di leggibile.

Non lasciarti demoralizzare.

È normale avere alti e bassi durante il processo della prima stesura. Chiariamoci, a volte è davvero una tortura trovare la determinazione per sedersi su quella dannata sedia.


Quante volte ho rischiato di buttare via intere prime bozze perché in quel momento mi facevano schifo!

La prima stesura è un roller coaster di emozioni e ci sono quei giorni in cui “tutto è vomitevole e sono patetica se spero di diventare una scrittrice con ‘sta schifezza” e i giorni in cui “che meraviglia, presto siederò a un firmacopie con Brandon Sanderson”.

Tira dritto e non ti dare ascolto. In nessuno dei casi.

Documentazione

Addirittura, ci sono scrittori professionisti che preferiscono evitare qualunque tipo di distrazione, anche se si tratta della documentazione. L’ideale è prepararsi in anticipo, durante la fase di progettazione, e poi buttare giù la prima bozza senza soffermarsi mai, oppure inserire dei placeholder e andare ad approfondire in seguito.


Nonostante questo consiglio, sono la prima peccatrice, perché documentarmi spesso mi aiuta a unire i pezzi del puzzle di una sottotrama che non riuscivo a far funzionare.

Quindi, come sempre, a ognuno il suo metodo.

Non devi per forza scrivere cronologicamente o in modo lineare.

Molti, me inclusa, si esaltano tantissimo durante la prima parte del libro, fino all’incidente scatenante o, se va proprio bene, al midpoint. Poi arriva il momento di risacca.
La metà è una delle sezioni più difficili e ne parlo in un articolo dedicato. Dopo tanti anni e tanti romanzi, ho imparato a stringere i denti e continuare a scrivere (solo perché scrivere in modo cronologico mi porta a migliori risultati), ma se queste difficoltà iniziano a rallentare i miei obiettivi, tanto vale lasciare indietro le parti bloccanti e proseguire. L’obiettivo è andare avanti e non fermarsi.
Ovviamente, più la struttura è definita in partenza, più sarà facile.

Se ti vengono idee o elementi da aggiungere in scene che hai già scritto, segnatele negli appunti e prosegui. Puoi riordinare tutto alla fine.

Non perdere tempo con la prima pagina.

La prima pagina va scritta per ultima. Dovrà essere la pagina che attira gli occhi dell’agente o dell’editore (e quindi del lettore) e dovrà essere perfetta. Come abbiamo già detto, lasciamo la perfezione alla fine.

Quando posso dire di aver concluso la prima bozza?

Per me, è quando la struttura del libro è perfettamente definita nella mia testa. Quando i buchi con scritto “metti un dialogo tra X e Y qui” e  “metti una scena di transizione qui” sono stati riempiti.

La prima bozza è lo scrittore che sta raccontando la storia a se stesso.

Potrà anche essere un disastro di frasi sconnesse e transizioni tossicchianti, ma avrà l’aspetto di qualcosa che ha un inizio e una fine.
Quella sarà la massa di argilla che andremo a modellare per farne uno splendido vaso.

Come sempre, questi sono solo suggerimenti. Non ci sono regole fisse e ognuno nel tempo sviluppa il metodo che preferisce.

Vi sono serviti questi consigli? Ecco altri 15 consigli per non farsi sconfiggere dalla prima bozza.