Struttura Narrativa

La nemesi dello scrittore: la parte centrale

Ah, la dolce metà! Che di dolce non ha proprio nulla. La parte centrale è spesso la nemesi di ogni scrittore.

La parte centrale, o “il secondo atto” (se si lavora in Struttura a Tre Atti), per molti scrittori si rivela la parte più difficile della storia. Spesso comprende il 50-60% del contenuto, ed è una delle cause principali del famigerato “blocco dello scrittore” (strettamente correlata a una pessima scalettatura).

Prima che diventassi una pianificastorie ossessiva, tutto iniziava ad andare a rotoli verso il 30-40% della storia. Mi ritrovavo paralizzata. La storia si faceva debole, faticavo a proseguire, perdevo l’entusiasmo, non sapevo bene quali eventi inserire e in che ordine.

E invece, la parte centrale è estremamente importante per la creazione di quella curva di risalita che prepara il protagonista ad affrontare il climax.

 Perché la parte centrale è tanto difficile? 
  • Per l’autore, è il momento in cui ci confrontiamo con la nostra premessa e scopriamo per davvero se è abbastanza forte da portarci fino alla fine. O i personaggi e la trama reggono, oppure tutto crolla. 
  • Dal punto di vista del lettore, durante il primo atto c’è l’entusiasmo di un libro nuovo, del personaggio sconosciuto e dei suoi problemi. Nel secondo atto, invece, personaggi e conflitti iniziano a essere familiari, e il rischio è che risultino noiosi e ripetitivi, se non troviamo un modo di “speziare” il tutto.
  • Un altro rischio è quello di creare un minestrone di personaggi e conflitti, senza realmente risalire verso il climax.
  Cosa succede nel secondo atto?

Il ruolo del secondo atto, e di tutta la parte centrale, è scagliare il protagonista (e quindi il lettore) fuori dalla “comfort zone” del suo vecchio mondo. Solo in questo modo possiamo garantirci la totale attenzione del lettore.

Il secondo atto ci mostra il nuovo mondo in tutte le sue difficoltà. Il protagonista non si dirige subito verso l’obiettivo principale (che è troppo complesso per avere una soluzione rapida e semplice), ma deve prendersi il tempo per superare dei mini-obiettivi, un passo alla volta.

Poco a poco, il protagonista apprende le regole del nuovo mondo (particolarmente importante nel caso di sistemi di magia e worldbuilding non familiari!), conosce nemici e alleati, incomincia a scoprire se stesso. Non sarà un percorso facile. Ci saranno difficoltà a ogni angolo, per ogni passo avanti ne farà due indietro, ma poco a poco si avvicinerà all’obiettivo principale.

Difficoltà

Uno dei maggiori problemi della parte centrale è che può avere una struttura abbastanza sciolta da dare allo scrittore tutta la flessibilità necessaria per riempirla. Avere la libertà di muoversi sembrerebbe un vantaggio, ma riempire questi spazi non è un processo naturale per tutti gli scrittori (anzi, forse è meglio rimanere vincolati a strutture vincenti, piuttosto che perdersi in divagazioni improvvisate), e non sempre si ottengono i risultati sperati.

Quindi, se ci troviamo bloccati nella dolce metà, ecco alcuni trucchetti per uscirne:

Macro-tecniche

Obiettivo del Personaggio

A volte, la parte centrale di una storia risulta noiosa o debole perché mancano gli elementi per comporla.
Una causa di questo può nascondersi nell’obiettivo del protagonista: se è lo stesso dall’inizio del libro alla fine, molti degli ostacoli che portano avanti l’intreccio non avrebbero più senso.

Per esempio, se Harry Potter avesse saputo fin dall’inizio che doveva sconfiggere Voldemort, non sarebbe mai andato a Diagon Alley a comprare i libri di scuola, non si sarebbe mai messo a giocare a Quidditch o a fare amicizie. Si sarebbe subito preparato per lo scontro finale.

La cosa più normale è che un obiettivo (il WANT) del protagonista si riveli sbagliato!  Al momento del cambio di obiettivo, il protagonista sta cambiando a sua volta! E questo si intreccia benissimo con un arco di trasformazione del personaggio

Ed è proprio per questo che in una scaletta ben strutturata, il protagonista cambia direzione e mira a quello che sarà l’obiettivo finale. E quando lo fa? Nel midpoint, nel punto centrale.

 

La Struttura a Tre Quattro Atti

Hai usato la Struttura a Tre Atti per scalettare tutto e hai scoperto che il secondo atto dura più di metà della storia? Prova a dividere la struttura in quattro atti:

  • Primo Atto (-> 25%) – Status Quo e Incidente Scatenante
  • Secondo Atto (-> 50%) – Nuovo mondo, protagonista reattivo

Qui è dove cominciano a nascere nuovi problemi: il protagonista è costretto ad abbandonare la sua strada iniziale e a muoversi lungo un percorso diverso, che contiene una sfida aggiuntiva.

  • Terzo Atto (-> 75%) – Protagonista proattivo e fallimento

Qui il protagonista decide di agire di testa sua e si muove attivamente verso l’obiettivo finale.

  • Quarto Atto (-> 100%) – Climax e Risoluzione

Ora le cose si incastrano meglio?

Il Midpoint è il momento della grande decisione: il protagonista non tornerà più indietro sui suoi passi e si metterà completamente in gioco, cosa che lo guiderà verso il grande fallimento.

 

 Pinch Point

Abbiamo visto i punti critici già nelle diverse strutture narrative analizzate finora, e già conosciamo cosa sono i “pinch point”. Letteralmente “punto del pizzicotto”, è il momento in cui vogliamo colpire il nostro protagonista con uno schiaffone che lo lascerà stordito e alzerà la posta in gioco.
Ti sei ricordato di inserire i due pinch point?

 

  Spezza la macro in micro-obiettivi

I micro-obiettivi sono quelle piccole azioni che pian piano portano all’obiettivo finale.

Per esempio: in A Colpi di Cannonau, Fiammetta vuole fuggire dall’isola con una nave. Per ottenere l’obiettivo principale (la fuga dall’isola), deve scomporlo in piccole parti: i micro-obiettivi (comprare la nave, restaurarla, trovare i soldi per farlo, non farsi scoprire da suo marito, formare una ciurma, ecc.)

I micro-obiettivi non solo tengono in vita l’intera metà della nostra storia, bensì mantengono il lettore incollato al libro. Ogni micro-obiettivo scatena delle domande: Riuscirà l’eroe a portarlo a termine? Cosa succederà se fallisce?

Ognuna di queste micro-domande forma nuovi agganci per i lettori, nuove sottotrame, e soprattutto tensione costante.

Try/Fail Cycle o “Sì, ma… No, e…”

Ecco un trucco per centrare i micro-obiettivi:

  • Imposta una serie di scene in cui il protagonista cerca di raggiungere dei micro-obiettivi (inerenti al suo obiettivo principale), e deve affrontare una serie di conflitti per ottenerli.
  • “Sì, ma…” Quando ce la fa, nuovi problemi ancora più grossi gli bloccano la strada.
  • “No, e…” Quando fallisce, ci sono conseguenze positive o negative, che aumentano la tensione e danno al protagonista gli elementi per affrontare nuove difficoltà.

 

Azione e reazione

Un altro modo di vedere le micro-trame è il concetto di azione e reazione.

  • Nella fase di azione, il protagonista cerca di raggiungere un obiettivo, scontrandosi con un conflitto esterno o interno, e spesso si ritrova in una situazione ben peggiore. (Questa fase accade in tempo reale, è concitata e di solito forma una “scena”.)
  • Nella fase di reazione si lecca le ferite, ma alla fine si dà una scossa e si rimette al lavoro con un nuovo piano, usando le conoscenze acquisite dall’ultima batosta. (Questa fase di sofferenza può essere rappresentata anche solo con una o due righe, o saltando di netto il momento di sofferenza e passando subito alla nuova azione.)

 

Sottotrame 

Le sottotrame dovrebbero essere tutte collegate alla trama principale. Relazioni, collegamenti, indizi, tutto quanto deve convergere al climax.

Micro-tecniche

Per uscire dal blocco della metà possiamo farci varie micro-domande che dovrebbero smuovere un po’ le acque.

  • Ti ricordi qual è l’obiettivo principale del protagonista?
  • Come rendere il protagonista ancora più consapevole della posta in gioco?
  • Come posso peggiorare la vita al mio protagonista?

Uno dei segreti per proseguire sono le sottotrame. Quali sottotrame possiamo sfruttare quindi?

Sottotrame tematiche
  • Usa il tuo tema come guida. Se il tema di sottofondo del tuo romanzo è il rispetto per l’ambiente, puoi inserire micro sotto-trame che mostrino alcuni di questi elementi: una persona che usa troppa magia e scatena un incendio per errore, bruciando un bosco intero, e tutte le conseguenze provocate da un gesto sconsiderato
  • Attenzione: questo non significa inserire elementi a caso solo per riempire spazio, ma usare il tema come guida per costruire l’intreccio. Ogni elemento della storia deve essere fine alla storia stessa. 
Foreshadowing: inserisci elementi utili per il futuro
    • Crea connessioni e legami che potrai sfruttare a sorpresa nel secondo atto.

Per esempio, se l’incidente scatenante è che la figlia della protagonista viene rapita, magari viene rapita dopo che lei e la madre hanno litigato, perché la madre è andata a fare una ramanzina al nuovo fidanzatino della figlia. Il fidanzatino potrebbe essere un personaggio (o un elemento) da aggiungere più avanti mentre la mamma massacra a colpi di mitra i cattivi per salvare la figlia.

  • Aggiungere piccoli dettagli o elementi all’inizio della storia ti permette di riprenderli in mano più avanti e sfruttarli per espandere la trama, senza trovarti in un vicolo cieco.

 

Aggiungi un personaggio urticante
    • Un modo per rendere difficile la vita al tuo eroe è farlo imbattere in un personaggio odioso, meglio se non si tratta dell’antagonista, perché già ci aspettiamo tensione tra di loro. Un personaggio irritante può rinfrescare la parte centrale della storia e aiutare l’eroe nella sua crescita (pensate a Draco Malfoy in Harry Potter!)
    • Il personaggio urticante però non deve per forza essere malvagio o maleducato. Deve provocare una reazione, proprio come un’ortica. Deve semplicemente comportarsi in modo da complicare la vita del protagonista e rendere il suo obiettivo più difficoltoso. Se il protagonista sta cercando di ottenere il suo obiettivo attraverso la strada più facile, questo personaggio lo obbligherà a percorrerne una più complicata.
    • Sconfitta e frustrazione sono sentimenti che portano l’eroe a reagire e di conseguenza fanno parte del suo arco caratteriale.
Gioca con le debolezze del protagonista
    • Fai scontrare il protagonista con le sue paure e le sue debolezze. Se è terrorizzato dalle altezze, magari per raggiungere il suo obiettivo deve scalare una parete di roccia.
Complica la situazione a livello etico
    • Fai leva sull’etica del protagonista. Ogni personaggio ha delle credenze e un’etica personale. Presentagli un dilemma (direttamente o indirettamente o tramite il personaggio urticante) che esige una scelta. Una scelta che può sovvertire tutti i suoi valori.

Se siete bloccati nella parte centrale, prendete una manciata di questi consigli e mettetevi a scrivere.

Ma il suggerimento più importante in assoluto, è questo:

Scrivi senza mai fermarti. Arriva alla fine del romanzo senza guardarti indietro.

Tutto prenderà un senso. Una volta che avrai la visione complessiva della storia, tagliare via una scena inutile o ritoccarne un’altra per aggiustare il midpoint diventerà una passeggiata. 

Ma, almeno, quella maledetta metà sarà nero su bianco, una volta per tutte.

Struttura Narrativa

Tecniche di Pianificazione: I Battiti della Storia

Questa è una delle mie tecniche di pianificazione preferite.
La uso spesso in combinazione con una Struttura a Tre Atti molto schematica o con un 
Viaggio dell’Eroe per assicurarmi che ci siano tutti gli elementi portanti della struttura narrativa (un controllo di sicurezza per chiarirsi le idee non guasta mai!).

In realtà, tutte le strutture sono molto simili tra loro. Si tratta solo di una questione di preferenza personale, un auto-inganno che ci può aiutare a progettare meglio e ad avere controllo su quello che stiamo facendo, o magari a uscire da un blocco mentale che ci paralizzava. Ehi, qualunque trucchetto che ci aiuti a progettare meglio è sempre gradito.

Lo schema dei Battiti della Storia è un insieme di diverse strutture già esistenti: una di queste è la Struttura a Sette Punti di cui ho sentito parlare anche su Writing Excuses, podcast consigliatissimo che mi accompagna(va) ogni giorno andando in bici al lavoro.

Qui analizziamo gli eventi più importanti di una storia, detti battiti, dal punto di vista della trama. È importante ricordare sempre che la trama è mossa dall’arco dei personaggi, quindi le due cose saranno sempre intersecate… altrimenti rischiamo un disastro.

E lo dico per esperienza.

I Battiti della Storia

L’Aggancio

È importantissimo. La nostra prima pagina, il nostro incipit, ha come obiettivo principale quello di catturare il lettore. Dobbiamo reclamare la sua attenzione, promettergli qualcosa di incredibile e riempirgli la testa di domande.

Esempio: Un vecchio mago dalla barba bianca e gli occhiali a mezzaluna, un gigante su una motocicletta che vola e una strana signora che si trasforma in gatto lasciano un bambino sulla porta di casa degli zii, anticipando che per il poveraccio saranno disastri.

Status Quo

Mostriamo il protagonista nel mondo di tutti i giorni. È incompleto: ha un difetto, un’insicurezza o un desiderio segreto. Qui incominciamo a impostare la Necessità, il NEED del protagonista.

Esempio: Harry vive con i Dursley e si sente infelice e senza una vera famiglia.

 Incidente Scatenante

Ed ecco che la storia inizia per davvero. Questo è il momento in cui la vita normale del nostro eroe cambia per sempre. Il protagonista prende più consapevolezza della necessità di un cambiamento, anche se ne è ancora spaventato.

Esempio: Harry riceve una lettera per Hogwarts.

Primo Elemento della Trama (20-25%)

L’eroe entra nel nuovo mondo

Il nuovo mondo non deve per forza essere un mondo fantastico, ma solo una nuova vita per l’eroe. In un romance, per esempio, può essere la conoscenza del love interest (il figaccione, insomma).

Note importanti sul Primo Elemento della Trama:

      • È un punto di non ritorno allo status quo;
      • Bisogna innalzare e chiarire la posta in gioco;
      • Il protagonista può trovarsi in questa situazione per diversi motivi: è obbligato, è intrappolato, è inseguito, o ha ricevuto un ultimatum;
      • Compaiono i personaggi chiave secondari; 
      • Il protagonista fa una scelta, prende una decisione. Affronta la paura e si prepara a cambiare;
      • Il “viaggio” inizia come risultato della decisione;
      • Il protagonista inizia a vivere nel nuovo mondo;
      • Il protagonista è disorganizzato, confuso;
      • Iniziano a nascere le prime complicazioni; 
      • Il protagonista è messo a dura prova e inizia ad adattarsi al nuovo mondo, mettendo in discussione il vecchio;

Esempio: Harry attraversa il binario 9 e ¾ e a arriva a Hogwarts.

Primo Punto Critico

(O pinch-point, o bruciaculo, in gergo tecnico.)

L’antagonista fa la sua comparsa (può essere sia fisica, che attraverso segnali secondo cui s’intende che c’è una forza antagonista al lavoro): le cose iniziano a farsi difficili per il protagonista.

  • Aumenta la tensione, che rimarrà alta anche durante la parte centrale;
  • La posta in gioco cresce, le complicazioni aumentano e si intensificano verso la nuova crisi: il protagonista si rende conto di cosa potrebbe perdere;
  • Anche dal punto di vista dell’arco del personaggio, il protagonista sta lentamente crescendo, ma è ancora inautentico, non impegnato a cambiare il suo punto debole.

Esempio: La cicatrice di Harry fa male quando guarda Piton, sembra che Piton lo voglia uccidere durante la partita di Quidditch…

La Parte Centrale

La crisi forza una nuova decisione o direzione verso cui il protagonista deve muoversi. Si confronta con un suo difetto, o desiderio, e spesso è lo stesso antagonista a metterlo di fronte a esso.

Il momento delle spiegazioni:

  • Abbiamo una rivelazione maggiore riguardante la forza antagonistica. Il lettore scopre qualcosa che ha influenzato il libro per tutto il tempo (per esempio l’identità dell’antagonista, oppure il suo piano, o un grande segreto del protagonista).
  • Il protagonista è costretto a muoversi in una nuova direzione, a risolvere un grande problema o a cambiare la prospettiva del lettore rispetto alle sue azioni.
  • L’eroe passa da reattivo a proattivo, da difensivo a offensivo. Si rifiuta di continuare a fuggire o a nascondersi e inizia ad attaccare.
  • Adesso le cose si fanno a modo suo!

Esempio: Harry capisce che il Voldemort vuole rubare la Pietra Filosofale e decide di fare di tutto per proteggerla.

Secondo Punto Critico

Ritorna il bruciaculo, ritorna la forza antagonista.
Ci fa innervosire e ci ricorda qual è la posta in gioco, cos’è che sta rischiando il protagonista.
Spesso, questo secondo punto critico può degenerare nell’All Is Lost.

Esempio: Voldemort che succhia il sangue dell’unicorno. Voldemort sta tornando.

Il Fallimento

(All Is Lost)

Qui tiriamo fuori tutta la cattiveria di cui uno scrittore è capace.
Il nostro protagonista deve perdere tutto.
E noi spezziamo il cuore ai nostri lettori.

Protagonista e lettori si devono sentire senza speranza. Non sembra esserci una soluzione al baratro di disperazione in cui li abbiamo gettati.
Ma perché siamo così cattivi?
Perché vogliamo provocare emozioni. E l’emozione di vedere il protagonista che si rialza e spacca il culo a tutti… beh, è impagabile.

Esempio: Harry scopre che Silente è andato via da Hogwarts. Nessuno vuole ascoltarlo quando dice che Piton sta cercando di rubare la Pietra Filosofale.

Secondo Elemento della Trama (75-80%)
  • Il protagonista prende fiato (anche se dietro le quinte nascono complicazioni). 
  • Il protagonista scopre informazioni importanti e ha un breve momento di trionfo o sollievo.
  • Qui scopriamo l’ultima informazione di cui l’eroe ha bisogno per la prova finale. Dopo questo punto, non dovremmo più introdurre nuovi indizi, nuovi alleati o nuovi oggetti vitali per il climax. Da questo momento, il Protagonista deve risolvere il problema da solo. 
  • Il lettore può avere nuove rivelazioni o risposte, ma tutti gli indizi devono già essere stati messi sul tavolo
  • Quello che ha imparato nel corso del libro deve essere messo in pratica. Per farlo, puoi impostare una serie di ostacoli che l’eroe supererà grazie alle abilità che ha acquisito nel corso del libro.
  • Le complicazioni portano l’arco del personaggio a un nuovo livello di complessità. Si prepara ad accettare le conseguenze di questa nuova vita, abbraccia il suo NEED e lo usa a suo favore.

Esempio: Harry scopre che Hagrid ha detto a qualcuno come superare Fluffy, il che significa che la Pietra non è sicura, il che significa che Harry deve agire e fermare il cattivo (superando le varie prove dei professori).

Climax
  • Il crescendo di azione conduce a questo momento. Le trame principali (e in molti casi, anche le secondarie e terziarie) si risolvono in una serie di risposte e colpi di scena.
  • Le abilità apprese nel corso del libro vengono messe in pratica.
  • Il protagonista può essere accompagnato dagli alleati, purché il suo attimo di crescita lo veda completamente solo contro l’antagonista. Anche se è un singolo momento nel mezzo di una battaglia.
  • Il protagonista viene posto davanti a una scelta dove la sua Fatal Flaw giocherà un ruolo cruciale.
  • Di conseguenza, l’arco del personaggio si conclude (si libera di una debolezza? Rinuncia al suo obiettivo iniziale? Impara una lezione?)

Esempio: Harry affronta Raptor/Voldemort completamente da solo. Tutti i nodi vengono al pettine:

              • Il colpevole era Raptor;
              • Piton voleva solo proteggere Harry; 
              • Lo Specchio è la prova finale; 
              • Harry è l’unico che Voldemort non può toccare; ecc…
Conclusione

Le domande rimaste in sospeso ottengono risposta e i personaggi ritornano al loro nuovo status quo.

Esempio: Silente spiega alcune cosucce a Harry, e lui ritorna dagli zii.

Qui in fondo lascio uno schemino da completare con i punti più importanti della vostra storia!

Buon divertimento!

  • Aggancio:
  • Status Quo:
  • Incidente Scatenante:
  • Primo Elemento della Trama:
  • Prima Crisi:
  • La Parte Centrale:
  • Seconda Crisi:
  • Il Fallimento:
  • Secondo Elemento della Trama:
  • Climax:
  • Conclusione:
Struttura Narrativa

Tecniche di Pianificazione: Il Viaggio dell’Eroe

Il Viaggio dell’Eroe, o Monomito, è un archetipo usato in moltissimi libri, film e telefilm del secolo scorso. Implica la presenza di un “eroe” che va in cerca di avventura (volontariamente o no), impara una lezione, vince un’epica battaglia e ritorna “a casa” trasformato.

Possiamo trovare esempi di questa struttura narrativa in Star Wars, Il Signore degli Anelli, Hunger Games, Harry Potter e la Pietra Filosofale, The Matrix, l’Odissea

Il Prescelto

Questo tipo di struttura spesso presenta la figura del prescelto.

Attenzione! Il prescelto non deve per forza essere nato da una profezia (per favore, dai, basta, non se ne può più): il prescelto è una figura di vitale importanza per il destino di un gruppo di persone o di un mondo intero. Di solito ha una sorta di potere o abilità che lo rende “speciale” rispetto alle persone normali.

A volte, questo potere può anche essere solo un’incredibile forza di volontà, come nel caso di Fiammetta, la protagonista di A Colpi di Cannonau.

Elementi Caratteristici

Quali sono gli elementi classici (ma non sempre indispensabili) del Viaggio dell’Eroe?

  • Il viaggio porterà l’eroe da un mondo noto a uno ignoto
  • Il viaggio fisico è circolare: termina dove è iniziato
  • L’eroe dovrà venire a patto con i suoi nuovi poteri e usare abilità sconosciute
  • L’eroe è spesso reticente, all’inizio
  • Verso la metà della storia, deciderà di abbracciare la sua natura
  • Gli avvenimenti e le esperienze vissute lo cambieranno per sempre

L’ultimo è il punto più importante: come dicevamo nell’articolo Consolidare la Grande Idea, il cambiamento del personaggio è cruciale per la buona risoluzione della trama.

Ora andiamo a pianificare il Viaggio dell’Eroe nel dettaglio.
(Pssst, in internet potete trovare ottime fonti con schemi dettagliati e disegni!)

Il Mondo di Tutti i Giorni

È il mondo dove l’eroe sta vivendo prima che la storia abbia inizio, ignaro dell’avventura che lo aspetta. In questa parte viene esplorata la sua vita di tutti i giorni; scopriamo elementi importanti del suo carattere, abbiamo un assaggio della sua Necessità e delle sue abilità.

Questa parte serve a far identificare i lettori nel protagonista e così riuscire a empatizzare con lui durante il resto della storia.

Esempi:

  • Harry Potter con i Dursley
  • Frodo nella Contea
Chiamata all’Azione

Che sia una minaccia al protagonista stesso, alla sua famiglia o al luogo in cui vive, una missione importante o una pista misteriosa da seguire, la vita di tutti i giorni ne sarà sconvolta.

Esempi:

  • L’arrivo della lettera per Hogwarts
  • L’arrivo dei Nazgul
Rifiuto della Chiamata

Anche se può sembrare entusiasta di affrontare la nuova avventura, il protagonista dovrà superare una resistenza. La paura dell’ignoto può giocare in suo sfavore. Oppure qualcuno gli impedisce di rispondere alla chiamata. A volte l’eroe si troverà a rifiutare la chiamata, con conseguenze disastrose.

Esempi:

  • Zio Vernon distrugge le lettere di Harry
  • Frodo è terrorizzato dall’anello
Incontro con il Mentore

In questo momento cruciale, l’eroe ha bisogno disperato di una guida. Qui incontrerà una figura di mentore che lo accompagnerà nel nuovo mondo, spiegandogli come funziona o dandogli il supporto di cui ha bisogno, che sia sotto forma di addestramento, un oggetto o appoggio morale.

Esempi:

  • Hagrid
  • Gandalf
L’Attraversamento della Soglia

È l’emozionante momento in cui l’eroe dice addio al vecchio mondo per avventurarsi nel nuovo. Ora si sente davvero pronto. Può scegliere di andare di sua spontanea volontà o essere spronato a farlo, ma alla fine attraversa quella soglia, superando le prime resistenze.

Finalmente è pronto ad affrontare quello che il viaggio ha in serbo per lui.

Esempi:

  • Harry Potter attraversa la barriera di King’s Cross
  • Frodo e Sam superano il confine della Contea
Prove

Ora che ha lasciato le sue abitudini e la sua tranquillità, l’eroe viene messo di fronte a una serie di sfide e pericoli che lo mettono alla prova. Ostacoli fisici o mentali compaiono lungo il suo percorso, cercano di rallentare il suo progresso, di ucciderlo persino.

Qui i suoi poteri verranno testati e lui dovrà iniziare a conoscerli e a gestirli, volente o nolente. 

Tutto questo ci permette di avere una visione più profonda del personaggio e identificarci con lui.

Esempi:

  • Harry Potter deve riuscire ad ambientarsi a Hogwarts, imparare a fare magie, il Quidditch, non essere messo in punizione da Piton e farsi accettare dai suoi compagni
  • Frodo viene cacciato dai Nazgûl e usa l’anello per la prima volta
Nemici e alleati

L’eroe deve capire di chi fidarsi e di chi tenersi alla larga. Incontrerà nemici che, a modo loro, lo prepareranno per la battaglia finale.

Esempi:

  • Draco Malfoy, Severus Piton, Hermione e Ron
  • I Nazgûl
Avvicinamento al ventre della balena o alla caverna

Il ventre della balena è il luogo dove attende un pericolo terribile o un conflitto interiore che l’eroe non ha ancora avuto la forza di affrontare. Quando si avvicina al ventre della balena, deve fare le preparazioni finali per tuffarsi nell’ignoto.

Alla soglia, l’eroe si troverà ad affrontare alcuni dei dubbi e delle paure che sono sorti nel momento della chiamata all’azione. Prima di affrontare il grande pericolo, c’è un momento di pausa riflessiva, che dà ai lettori il tempo di comprendere la vera entità della sfida che deve affrontare.

Esempi:

  • Harry Potter si prepara ad affrontare le prove per trovare la Pietra Filosofale
  • Frodo è alle porte di Moria
L’Ordalia

L’Ordalia Suprema può essere un test fisico pericolosissimo o una profonda crisi interiore che l’eroe deve affrontare per sopravvivere in quel mondo. Che si tratti di affrontare la sua più grande paura o il suo nemico più temuto, l’eroe deve usare tutte le sue abilità apprese nel viaggio.

Attraverso una forma di “morte”, quando tutto è perduto (All Is Lost), l’eroe rinasce con conoscenze aumentate che gli permetteranno di concludere il suo destino e raggiungere la fine del viaggio. Ogni cosa è in gioco in questo momento. Che vinca o fallisca, nulla sarà più come prima.

Esempi:

  • Harry Potter si scontra con Raptor/Voldemort, affronta la sua paura davanti allo specchio delle brame, rivela la sua vera natura quando estrae la Pietra Filosofale dalla tasca
  • Frodo attraversa Mordor e rivela la sua natura quando non vuole buttare l’anello nel Monte Fato
Il ritorno a casa

Questo è il momento finale del Viaggio dell’Eroe, che ritorna a casa nel suo vecchio mondo come una persona cambiata. Sarà cresciuto, avrà imparato molte cose e affrontato terribili pericoli, addirittura la morte.
Adesso è il momento di iniziare una nuova vita.

Il premio finale può essere qualcosa di fisico o di metaforico. Una causa di festeggiamento, di realizzazione personale o della fine delle sofferenze, ma in ogni caso rappresenta cambiamento, successo e prova del suo viaggio.

A questo punto, tutte le sottotrame degli altri personaggi devono essere concluse: chi dubitava dell’eroe deve essere punito, i nemici sconfitti e gli alleati premiati.

L’eroe alla fine tornerà dove aveva iniziato, ma le cose non saranno mai più le stesse.

Esempi:

  • Harry Potter torna dai Dursley con la conoscenza di essere un mago e di avere una vera casa a Hogwarts
  • Frodo ritorna alla Contea ma non se ne sente più parte, così decide di salpare con gli Elfi

Questi sono i punti cruciali del Viaggio dell’Eroe che ne costituiscono la struttura narrativa. Campbell – l’ideatore dell’archetipo – ne ha delineati un totale di 17, ma non sono tutti indispensabili, né è necessario applicarli nello stesso ordine. Consiglio comunque agli amanti di questa struttura narrativa di approfondire l’argomento e di adattarla alle proprie necessità.

Allo stesso tempo consiglio di rimanere flessibili e non farsi vincolare completamente da ogni punto. Se sapete “spezzettare” la struttura narrativa del vostro romanzo e riconoscerne i battiti più importanti, vi renderete conto da soli se c’è qualcosa che non va.

In ogni caso, il Viaggio dell’Eroe è una delle strutture più classiche e di successo, soprattutto nel cinema e nei generi fantastici.
Provate a esplorarlo e non ne rimarrete delusi!

Struttura Narrativa

Consolidare la Grande Idea

“Un babbuino geneticamente modificato cerca di conquistare una base NASA con la sua superintelligenza nanotecnologica.”

Hai trovato l’high concept. L’idea da un milione di dollari. Quella che vuoi tenerti stretta stretta per paura che tutti te la rubino.

E adesso?

La pagina bianca non sembra volersi riempire. 

Uno dei miei consigli negli articoli precedenti è “prima di iniziare a scrivere, è indispensabile aver ben chiara la storia che intendi raccontare”. Questo per evitare di buttare ore di lavoro in una prima bozza che sarà un caos totale.

Ma come fare a sviluppare tutto? A mettere insieme un guazzabuglio di idee e concetti tanto esaltanti quanto vaghi? 

È qui che pian piano arriviamo alla mia parte preferita, quella su cui mi sono concentrata di più negli ultimi anni di studio, e la parte in cui ero più carente da ragazzina: la progettazione.

Andiamo per piccoli passi. Una storia ha bisogno di tempo per crescere e svilupparsi, e io mi trovo meglio a espandere il generico per poi perfezionare lo specifico.

Questa è una semplice strategia per elaborare la storia intorno alla tua Grande Idea.

Personaggi

Inizia con il protagonista. All’inizio sarà solo un’immagine sfocata nella tua mente ma poco a poco prenderà forma. 

Prendi in considerazione questi elementi:

  • Nome
  • Sesso
  • Età
  • Situazione famigliare
  • Situazione attuale
  • Razza/specie
  • Conoscenze

… e NO! Non rispondere subito. Il tuo protagonista (se ancora non l’hai immaginato) deve essere solo un nome nella tua testa (o meglio, un placeholder, perché il nome definitivo lo sceglieremo alla fine).

Prima di capire come è fatto il tuo protagonista, devi sapere chi è

Desiderio

Questo è il primo elemento – e il più importante – che dà il via alla trama della tua storia. Ne parlerò fino alla nausea nei prossimi articoli dedicati alla costruzione dei personaggi.

  • Cosa desidera con tutto il cuore?
  • Cosa muove ogni sua azione?
  • Cosa lo fa alzare dal letto la mattina?

Può essere un desiderio concreto come diventare il miglior sciatore delle Montagne Ghiacciolose o trovare il tesoro nascosto nello scantinato dello zio Pantagruele, oppure astratto come “trovare l’amore” o “essere accettato dalla società nobiliare”.

L’importante è che sia un desiderio specifico, chiaro fin da subito.

Deve essere la motivazione che spinge il protagonista ad agire.

Ostacolo

Il tuo protagonista vuole disperatamente qualcosa.

Non può averlo subito, o non ci sarebbe storia. Quindi, il prossimo tassello della tua trama è l’ostacolo (o la serie di ostacoli) che dovrà affrontare.

  • Ostacoli fisici
  • Ostacoli emotivi
  • Ostacoli della società o della cultura
  • Ostacoli spirituali o religiosi

Assicurati che gli ostacoli siano all’altezza del tuo protagonista, né troppo facili, né insormontabili. Se il protagonista è molto competente, avrai bisogno di alzare il livello delle difficoltà che si trova ad affrontare.

L’ostacolo genera il conflitto, che è il pilastro portante di ogni storia.

Evoluzione

La storia è incentrata sul tuo protagonista e la sua evoluzione è indispensabile per avere un arco completo. Se, dopo tutte le difficoltà e gli ostacoli, il tuo protagonista è sempre lo stesso, qualcosa è andato storto.

È indispensabile un cambiamento, senza il quale il protagonista non può veramente ottenere il suo desiderio.

Ambientazione

L’ambientazione, soprattutto nel caso di fantasy e fantascienza, influenza il protagonista con forza.

L’ambientazione fornisce molti di quegli elementi indispensabili ad arricchire la storia: il background del personaggio, gli ostacoli naturali che deve affrontare, gli eventi che si svolgono intorno e la cultura in cui è cresciuto.

L’ambientazione può servire innumerevoli scopi, può fare da rampa di lancio per il cambiamento del nostro protagonista o può evidenziarne alcuni tratti.

L’High Concept

Eccolo qui, finalmente. Ora è il momento di implementare la tua Grande Idea nella storia. Il difficile sta nell’interlacciarla profondamente con tutti gli elementi che abbiamo appena visto: il protagonista, il suo obiettivo, gli ostacoli e le difficoltà, addirittura con l’ambientazione.

Prendi come esempio Le Cronache della Folgoluce di Brandon Sanderson. Il mondo è minacciato da tempeste devastanti che soffiano da un’unica direzione. Ogni cosa, ogni piccolo particolare di worldbuilding, ogni tassello della trama, ogni personaggio, interagisce con gli effetti di queste tempeste. Il tuo High Concept deve essere come un’Altempesta della Folgoluce: si intrufola dappertutto, sballotta i personaggi qua e là, li ostacola o li avvantaggia, li muove verso l’obiettivo finale.

A questo punto, hai gli elementi principali che costituiscono una storia. 

Con questa prima “bozza” di idee, questo schema accennato, potresti già buttarti nella stesura… ma te lo sconsiglio. 

C’è ancora molto lavoro di pianificazione da fare prima di cominciare a scrivere!

Struttura Narrativa

Pianificazione della Trama

Pianificazione, ancora pianificazione!

Nell’ultimo articolo ho parlato della pianificazione generale di un romanzo. Qui vorrei entrare nello specifico della trama e della sua scalettatura. O meglio, la sua outline.

Ovviamente non è indispensabile seguire passo per passo tutti i miei appunti (non lo faccio nemmeno io!), ma li trovo molto comodi come guida generale, o come ancora di salvataggio per quando “mi perdo per strada”.

“Scalettare” con cognizione di causa ti aiuterà a perdere meno tempo durante la prima stesura, che è notoriamente la parte più atroce per quasi tutti gli scrittori professionisti.

Attenzione: scrivere una scaletta richiede tempo. 

Pianificare non è un lavoro da mezza giornata. Potresti aver bisogno di dormirci sopra varie notti, fare brainstorming, camminate o docce interminabili, spostare su e giù le idee e buttare nella spazzatura valanghe di ottimi spunti. 

Si parla di settimane, forse mesi, fino a quando non riesci ad avere ogni elemento al suo posto, ogni evento chiaro in testa, e la giusta sequenza con cui impostarli.
A volte potrebbero venirti idee migliori nel corso della prima stesura o revisione.
A volte la scaletta può fallire e dovrai riscrivere tutto.

Ma si tratta sempre di un’arma in più… se può essere di consolazione.

Trama e Struttura

Trama e intreccio sono la serie di eventi che costituiscono la nostra storia, l’ordine in cui si svolgono e come si intersecano tra di loro.

La struttura è la gabbia in cui è contenuta la trama. Nella struttura sono evidenziati elementi cruciali come l’incidente scatenante, il conflitto, il climax, la risoluzione…

La trama è unica in ogni storia, mentre scopriremo che la struttura ha elementi comuni che traggono fonti da alcuni modelli prestabiliti.
Conoscerli e saperli applicare in ogni situazione ci garantirà quella consapevolezza indispensabile per sviluppare storie migliori.

Che lo vogliamo o no, la struttura della trama è sempre presente, un po’ come l’aria che respiriamo. Può essere contorta e piena di errori di ritmo. Può essere invisibile ai nostri occhi, possiamo esserne inconsapevoli. Ma esiste. Tanto vale imparare a conoscerla in modo profondo.

Come diceva Sun Tzu: “Se conosci il nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura.”

Se riusciamo a lavorare in armonia con tutto ciò che la costituisce, riusciremo anche a portare la nostra storia a un livello superiore.

L’Arco Narrativo

L’arco narrativo è composto da alcuni punti chiave:

  • Esposizione: l’inizio della storia, l’introduzione del mondo, dei protagonisti e del loro desiderio.
  • Crescendo: una serie di eventi che complicano la vita del protagonista, che lo portano ad affrontare nuove situazioni e introducono tensione.
  • Climax: tutti gli avvenimenti e le peripezie precedenti ci portano qui: il momento critico dove il protagonista si troverà ad affrontare il pericolo più temuto e dovrà fare una scelta che lo cambierà per sempre.
  • Risoluzione: tutti gli eventi trovano la loro conclusione, ogni problema è risolto (o no, a seconda della storia), e tutti i fili sparsi della trama si congiungono in modo soddisfacente.
Le Strutture Narrative

Negli articoli precedenti abbiamo parlato di come pianificare un romanzo a grandi linee, di come tracciare una storia con un inizio, una fine e un conflitto nel mezzo. Questo arco narrativo è più che sufficiente, per gli Esploramondi, a stendere le basi di uno schema che li guiderà nella prima bozza.

Ma noi chi siamo? Pianificastorie!
E cosa facciamo? Piangiamo per mesi su una outline prima di metterci al lavoro!
Sì, i Pianificastorie hanno bisogno di una scaletta ben precisa.

E l’elemento di cui abbiamo bisogno è la struttura narrativa.
Esistono vari modelli di struttura narrativa e, come sempre, non ce n’è uno giusto o uno sbagliato, solo quello con cui ci troviamo meglio. Allo stesso modo, nessuna di queste strutture è da seguire alla lettera. Vogliono semplicemente essere una guida, un punto di riferimento per aiutarci in una pianificazione più efficace, senza voler “soffocare la nostra creatività” (come molti scrittori alle prime armi temono che accada).

Alcuni esempi di strutture narrative:

Le strutture narrative sono tantissime e, per quanto apparentemente diverse, il loro nocciolo è spesso lo stesso. 

Nei prossimi articoli le analizzerò una per una.

Per migliorare la mia tecnica di scrittura, le ho sperimentate un po’ tutte, cercando quella che più mi fa sentire a mio agio. 

Per esempio, con A Colpi di Cannonau, ancora non avevo testato molte strutture narrative, così ho usato un semplice Try/Fail Cycle. Eppure, per chi ha letto il romanzo, sarà facile individuare molti elementi del Viaggio dell’Eroe nella linea narrativa di Fiammetta.

Al contrario, con Neomentis ho tentato una Struttura a Tre Atti, e nel nuovo romanzo in uscita con Dark Zone ho sperimentato i Sette Punti.

Qualunque sia il metodo di preferenza, tutti gli schemi hanno la stessa radice: una serie di elementi che costituiscono la trama e che sono imprescindibili per una buona narrazione.

Poco a poco li vedremo tutti!

Struttura Narrativa

Pianificare un Romanzo

Sei sempre stato un Esploramondi ma, stufo di dover fare tredici riscritture totali e quaranta giri di editing hai deciso di passare al lato oscuro della forza?

Sei nel posto giusto!

Ti stai approcciando alla tecnica di Pianificastorie ma non conosci ancora bene la struttura narrativa?

Sei nel posto giusto!

Sei un Pianificastorie nell’anima e vuoi perfezionare il tuo metodo? 

Ti cedo volentieri il blog, ciao!

Nei prossimi articoli parlerò di scalette e strutture narrative per pianificare un romanzo, e mi addentrerò sempre più nel dettaglio di ogni battito della storia.

Una buona scaletta serve a rendere più semplice il nostro lavoro.

Come primo passo vogliamo strutturare la storia a grandi linee, vogliamo stabilire gli elementi più importanti che la caratterizzano, come il tema e il quadro generale della storia.

Di cosa abbiamo bisogno?

Tools

Munisciti dei giusti “attrezzi”. La tua scaletta sarà soggetta a numerose modifiche nel corso di questa avventura, quindi preparati a fare un bel po’ di pasticci.

L’ideale è usare un tool elettronico, come il semplice Word o un più complesso e professionale Scrivener, che ti permettono di spostare e modificare sezioni senza grosse difficoltà.

Anche la carta non è da sottovalutare. Post-it, quadernetti, blocchi note. Scrivere su carta mi aiuta a essere meno lucida, a cadere in una fase di brainstorming più profonda, a collegare tutti gli elementi della storia con più facilità.

 Il Pubblico

Il pubblico, anche chiamato target (da target audience), è uno dei fattori più importanti da considerare prima di iniziare la pianificazione generale. 
Non commettere l’errore di pensare che il tuo libro sia adatto dai 5 ai 99 anni. Trova il tuo pubblico specifico, studia le regole che caratterizzano la scrittura destinata a quel pubblico, leggi tanti libri moderni con il tuo stesso obiettivo… e, soprattutto, non temere se il tuo pubblico è molto di nicchia. È più probabile ricevere un rifiuto per un mercato non ben definito che per uno piccolo ma chiaro. 

Quadro generale

Prima di iniziare a scrivere una scaletta scena per scena, è indispensabile che tu conosca la “big picture” della tua storia e dove andrà a parare.

  • Elementi già noti

Prendi appunti su tutto quello che sai della storia. Usa una lista numerata e butta giù idee, personaggi, scene suggestive, parole inventate, pezzi di dialogo, ambientazioni che ti ispirano. Fallo pure in modo caotico, per il momento.

  • Organizzazione temporale

Inizia a scrivere una scaletta riordinando cronologicamente gli eventi più importanti. Avrai tempo di aggiustare tutto verso la fine.

  • Organizzazione del contenuto

Separa le scene importanti dai brani di dialogo e dai “piccoli” elementi.

Per adesso stiamo solo facendo una timeline a grandi linee e ci servono solo gli eventi più importanti, che conducono dal primo capitolo all’ultimo.

  • I Personaggi

Inizia a esplorare i personaggi principali con più profondità. Chi sono i protagonisti? Cosa desiderano e perché?
Presta particolare attenzione agli antagonisti, perché determineranno gran parte del conflitto, frapponendosi tra il protagonista e il suo desiderio. Chiediti perché lo fanno, qual è il loro obiettivo.

Ricordati che i personaggi devono evolvere in tutt’uno con la trama. Devono guidarla in maniera significativa.
Assicurati che ci sia conflitto.

Il tema emergerà più avanti quando andremo a esaminare i personaggi principali nella loro profondità.

  • Il Worldbuilding

Creare il mondo dove sarà ambientata la tua storia è una delle parti più stimolanti del processo creativo.

Dedica tutto il tempo necessario a esplorare geografia, scienza, cultura, politica e leggi fisiche e magiche del tuo mondo. Se scrivi fantasy o fantascienza, avranno necessariamente una stretta interazione con la storia e per questo sono cruciali nella preparazione della tua scaletta.

  • Riempi i buchi

Partendo dalle informazioni che già sai, ora concentrati sulle quelle mancanti, sugli spazi vuoti da riempire. Inizia a farti domande e a darti risposte.

Perché un personaggio agisce in questo modo? Dove ha reperito quell’informazione? Ci sono scelte diverse che potrebbe prendere in quella determinata situazione? Perché succede questa cosa prima di quell’altra?

Ricordati sempre di analizzare tutte le possibilità, per non rischiare di lasciare buchi di trama, situazioni improbabili o ambigue.
Dobbiamo iniziare a creare un legame di causa-effetto tra tutte le scene più importanti. Nulla deve succedere per caso.

Scena per Scena

Quando tutti questi elementi sono stati esplorati con estrema chiarezza e profondità, è il momento di iniziare a lavorare sulla tua scaletta scena per scena.

Qui il metodo di pianificazione rispecchierà le esigenze e preferenze di ogni autore. Prima di iniziare, leggi tutti gli articoli in questa sezione di Struttura Narrativa, sperimenta con metodi diversi e cerca quello che ti fa sentire più a tuo agio.

Pianificare è la strategia migliore per controllare la tua storia, ed è anche la parte più divertente.

Pronti a tuffarci nel vivo della trama?

Struttura Narrativa

Esploramondi e Pianificastorie

Plotter & Pantser, Outliner & Discovery Writer
I
n inglese ci sono vari modi per definire questi due approcci alla scrittura.

A me piace usare i termini Esploramondi & Pianificastorie.

Esploramondi

Un Esploramondi inizia dal nulla, o da una semplice idea. Non sa bene cosa succederà nella sua storia né come andrà a finire. Si lascia guidare dai suoi personaggi, che spesso agiscono di testa propria. Esplora la storia mano a mano che la scrive. Può sapere qual è il punto di destinazione, ma nel mezzo c’è l’ignoto e l’avventura.

PRO:

 Scrivere improvvisando è esaltante, divertente, liberatorio. Quasi una droga, in alcuni momenti.
 Improvvisare crea personaggi indipendenti, che si sviluppano in modo autonomo e a volte imprevisto.
 Un Esploramondi è libero, flessibile, può portare la storia dove gli pare. Se non gli piace un personaggio, può ucciderlo, se non gli piace la trama, può muoverla verso un’altra direzione.

CONTRO:

Altissimo rischio di buttare centinaia di migliaia di parole in una prima bozza piena di buchi di trama.
 Senza una conoscenza approfondita della struttura narrativa, è davvero difficile improvvisare i battiti della storia senza averla pianificata in anticipo. Per non parlare dei colpi di scena o della tessitura di un’intreccio complesso. Questo porta a…
Molte, troppe riscritture e revisioni. E quando diventano troppe, è davvero demoralizzante.
Rischio di “rimanere bloccati”. Spesso un’indescrivibile “paura”, una resistenza, ci blocca (succede a tutti e questa paura assume forme diverse, ne parlerò in un altro articolo). Una scaletta può rivelarsi un’ancora di salvezza in un momento di paralisi. Senza, è più facile lasciarsi prendere dal terrore di non farcela… il risultato? Gli Esploramondi tendono ad abbandonare il progetto e a buttarsi su una nuova idea, lasciando una strage di romanzi incompiuti alle proprie spalle.

Pianificastorie

Un Pianificastorie è chi inizia a scrivere la prima bozza conoscendo la storia nei minimi dettagli. Ha tutto pronto: l’ambientazione, la trama, i personaggi, i twist e persino le singole scene. Quando inizia la scrittura vera e propria, cerca di trasformare la scaletta in una prosa già buona, lasciandosi sostenere da una griglia sicura.

PRO:

 Niente “blocco dello scrittore”: non ti puoi bloccare se sai già cosa scrivere! 
L’ispirazione non esiste. C’è solo la voglia di lavorare sodo.

Il Pianificastorie sa cosa succederà prima ancora di scriverlo.
Grazie a questa conoscenza, macina le parole molto più in fretta.
La prima bozza non necessita di riscrittura completa, ma solo qualche aggiustamento.

CONTRO:

 … Nessuno! Ah… e d’accordo, non tutti la pensano così:
Pianificare non è facile. Bisogna studiare la struttura narrativa, essere grandi lettori, conoscere quello che funziona e quello che non funziona. (In realtà questo vale anche per gli Esploramondi professionisti!)
Pianificare richiede lunghi tempi di preparazione, soprattutto se non si è esperti. Per esempio, io non riesco a dedicare così tante ore al brainstorming come alla scrittura: dopo alcune ore, la mia mente non riesce più a collegare idee o a ragionare con lucidità.

Pianificare non è sempre infallibile. Mi è capitato fin troppo spesso di mettere in dubbio le mie scalette a metà dell’opera, trovando falle anche gravi che all’inizio non ero riuscita a visualizzare nel complesso.
Si dice che i personaggi perdano “colore” a causa della mancanza di spontaneità (a questo non credo molto: se il personaggio è ben costruito, la scaletta non lo intrappola, ma gli permette di esprimersi al meglio).
Il Pianificastorie è incatenato dai suoi piani e, se vuole modificare qualcosa, rischia di dover cambiare tutta la scaletta.

 

Esploramondi e Pianificastorie, quindi.

Non esiste un metodo corretto e un metodo sbagliato. Entrambi hanno pregi e difetti, la scelta è solo dello scrittore. Qualunque tecnica tu preferisca, se ti permette di concludere il libro e avere in mano un’opera di cui sei fiero e che rispetta le caratteristiche dello storytelling moderno, è la tecnica vincente.

Sulla bilancia puoi mettere tutti gli elementi significativi per te. Preferisci goderti il “viaggio”? Forse sei un Esploramondi. Vuoi completare il libro a tutti i costi, nella maniera più rapida e indolore possibile, anche a costo di soffrire e sudare durante quelle settimane di scrittura? Forse sei un Pianificastorie.

Molti degli scrittori più prolifici al mondo sono Pianificastorie (Brandon Sanderson, giusto per fare un nome a caso, oppure J.K. Rowling), ma ci sono casi di Esploramondi famosi, come Stephen King, che non ne fa un mistero nel suo libro On Writing.

Nessuno dei due metodi è sbagliato ma, se sei Esploramondi, ti consiglio di provare – solo una volta – a pianificare. Solo una volta. Potrebbe cambiarti la vita.

 

Conclusione

Come in ogni situazione, nessuno è Pianificastorie o Esploramondi al 100%.
Credo che tutti nasciamo Esploramondi. Io stessa sono stata Esploramondi per molti anni. Ho sempre improvvisato, fin dai tempi in cui mandavo i miei robottini all’avventura e li facevo combattere in epici scontri mortali, fin da quando raccontavo storie ai miei orsacchiotti o m’inventavo un’avventura nei boschi di casa. L’idea mi esplodeva nella mente e dovevo sputarla fuori, buttarla su carta, lasciarla sbocciare per conto suo e seguirla a bocca aperta e in totale ammirazione.

Ho scritto i miei primi dieci romanzi così.
Se sentite odore di bruciato, sapete che fine hanno fatto.

Nonostante sia nata Esploramondi, non è la tecnica che funziona per me.
La transizione verso una mentalità da Pianificastorie è ancora in corso, mi sto migliorando giorno dopo giorno, sto acquistando velocità e maggior concentrazione, ma è comunque un percorso lungo e difficile (e un percorso che non ho seguito da sola).
Così ho studiato, provato e riprovato, sbagliato, riprovato ancora.

E, meraviglia delle meraviglie, non ho mai dovuto fare una seconda riscrittura completa di A Colpi di Cannonau!

Quindi, detto questo, che cosa sei? E che cosa hai deciso di essere?

Sei Esploramondi?

O Pianificastorie?

Struttura Narrativa

Idee Stimolate

Hai presente quelle idee che ti esplodono in testa come una bomba, che ti sconvolgono la routine e ti obbligano a lasciare a metà il romanzo precedente per buttarti a scrivere il successivo? (Che probabilmente non riuscirai a concludere, perché un’idea ancora migliore prenderà il posto della precedente?)
Ne ho parlato in 
questo articolo.

Beh, a volte le idee non arrivano proprio.

Ci sono stati brevi (e beati) periodi della mia vita in cui mi è capitato di pensare: “Wow, e adesso cosa scrivo?”
Magari avevo messo da parte un progetto troppo grosso, o troppo logorante, e volevo dedicarmi a qualcosa di autoconclusivo per farmi le ossa nel mondo della pubblicazione (perché spesso le serie non sono viste di buon occhio, a meno che tu sia un autore da migliaia di copie). 

Così mi sono dovuta mettere a pensare a un’idea. A cercare un high concept da inserire nel mio prossimo libro.

Queste le chiamo “idee stimolate”. L’unica differenza dalle “idee esplosive” dell’articolo precedente è il modo in cui nascono. Una volta emerse, attenzione: hanno lo stesso potenziale distruttivo.

Come “stimolare” un’idea?

 Leggi

Questa è la soluzione a – quasi – ogni problema. È molto difficile (e anche un po’ contraddittorio) voler essere scrittori senza essere grandi lettori. Leggere amplia i nostri orizzonti, ci fa riflettere su concetti che, pur essendo già dentro di noi, non avevamo mai considerato. Ci permette di interpretare situazioni normali con una prospettiva diversa, unica, personale.
Da questo nasce la magia delle idee.

 Osserva il mondo che ti circonda

Anche se scrivi fantasy o fantascienza, stiamo sempre parlando di persone, di emozioni e conflitti interni realistici. E il mondo intorno a noi è una fonte di idee infinita.
Comportamenti, necessità, obiettivi. Lo stesso, noioso oggetto che hai sulla scrivania ogni giorno può trasformarsi in qualcosa di magico e diventare la Grande Idea del tuo futuro romanzo.

 Lasciati ispirare

Chi sono i tuoi scrittori preferiti? Quali sono i libri di cui non potresti fare a meno, che ti riempiono il cuore di emozione? Perché? Cerca di capire cos’hanno in comune queste storie.

      • Che genere ti piace?
      • Che tipo di personaggi?
      • Che tipo di problemi?
      • Ci sono dei temi che vorresti affrontare?

Unisci tutte queste informazioni e prepara il tuo impasto. Poco a poco, prenderà una forma sempre più chiara.

 Non aver paura di copiare

(Ovvio, non parola per parola, eh!)
Nessuna idea, nessun high concept è originale. Ogni tema è stato trattato e l’unica cosa che puoi fare è onorarlo con la tua personale prospettiva.
Esiste un sistema di magia che ti fa davvero impazzire e che pensi di poter rendere migliore, o di speziarlo con una particolarità che ti caratterizza come scrittore? Sei un forgiatore, un plasmatore: trasformalo a modo tuo, adattalo al tuo mondo, dagli quell’aroma unico. Altrimenti staresti scrivendo una fan-fiction mascherata da originale, e ti giuro che alcuni si sono davvero stufati di leggere fan-fiction del Signore degli Anelli.

 Fai una valanga di brainstorming

Fare brainstorming per alcuni è faticoso.
Richiede una concentrazione pazzesca, uno stato di trance in cui le idee più idiote devono fare di tutto per schiacciare quella parte perfettina e meticolosa che insiste sempre per venire a galla. Metti da parte la paura di scrivere scemenze. Butta giù tutto quello che ti viene in mente, e solo dopo potrai scremare le porcate che hai scritto.
Se da solo non ci riesci, fatti aiutare da qualcuno. Con una persona che ti fa domande, che ti chiede il perché di tutto come fosse un bambino, la tua mente si applicherà per trovare le risposte.
E lo farà con tutte le sue forze.

 Abbi pazienza

Davvero. Se proprio “stimolare” l’idea non funziona, aspetta un’idea esplosiva. Ti assicuro che arriva, prima o poi.
In questo periodo sto scrivendo un libro la cui trama era pronta da anni, ma mi mancava la giusta spezia per renderla unica, mia. Ho provato a pensarci assiduamente, a cercare ispirazione su internet, ho letto centinaia di libri e nulla, non voleva arrivare.
Poi un giorno, boom! Mi esplode questo gigantesco sistema di magia in testa, un sistema che non sono nemmeno in grado di progettare senza l’aiuto di un esperto in materia e, wow, devo scriverci subito una storia! Così come l’idea è esplosa, ho capito che era perfetta per quella trama dimenticata. Per la prima volta in vita mia posso scrivere una scaletta completa senza lasciare che il mio lato di Esploramondi prenda il sopravvento.

Conclusione

Ogni idea è diversa, sia nel contenuto, che nella forma in cui si presenta.
Quello che dobbiamo tenere a mente – ed è davvero un concetto importante – è che l’idea
non è nemmeno l’inizio del nostro lavoro. Non è nemmeno un embrione di quello che sarà. Non lasciamoci ingannare dalla falsa sensazione di euforia e cerchiamo di ragionare con lucidità su tutte le implicazioni che quell’idea porterà nel nostro mondo immaginario, prima di buttarci sulla scrittura.
Abbiamo tutti i poteri per modellarla e trasformarla nell’high concept tanto ricercato in Italia.

Dobbiamo essere certi che, quando inizieremo, ne usciremo vincitori.

Struttura Narrativa

Idee Esplosive – Scrivere senza lasciarsi trascinare

“Ideas are cheap, execution is everything.”

Ogni romanzo inizia da un’idea.
Le idee migliori arrivano senza sforzo, inaspettate. Esplodono nella tua mente e pretendono di essere scritte in quell’istante. Spingono dall’interno come un alien pronto a nascere e non ti danno tregua. Vuoi scrivere, scrivere, scrivere.

L’idea colpisce come un fulmine.
È così bella, così perfetta, che ci dobbiamo buttare nella scrittura a capofitto.
In quel momento c’è la certezza assoluta che il libro venderà 100.000 copie.

L’ispirazione arriva all’improvviso e ci trascina in un vortice meraviglioso. E così com’è arrivata, scompare. Dopo la prima ondata di entusiasmo, la scrittura diventa faticosa, si trascina.
Un rischio che non possiamo correre, se vogliamo essere scrittori prolifici e al contempo amare quello che facciamo.

COSA FARE SE VIENI COLPITO DA UN’IDEA ESPLOSIVA
  Fai un respiro profondo

D’accordo, per me “fai un respiro profondo” è la versione più soft di “stai calma”. Non c’è niente che mi faccia infuriare di più. Beh, per lo meno, se sei arrabbiato forse non ti metterai a scrivere!

  Non tuffarti subito nella scrittura

Gli autori professionisti di rado cominciano a battere sulla tastiera appena gli scintilla un’idea in testa. Nel momento in cui iniziano a scrivere il testo vero e proprio, di solito hanno alle spalle lunghi giorni di preparazione.
Questo non significa che non inseguono l’ispirazione, solo che lo fanno con un certo grado di “piedi per terra”.

 Lascia mantecare l’idea

Se riesci a vedere la storia nel suo insieme prima di cominciare, le possibilità di successo saranno maggiori.

 Pianifica

Ogni scrittore è diverso, ognuno ha le sue tecniche preferite, ma certi elementi sono cruciali per scrivere un libro dall’inizio alla fine.
La tua idea può essere stupenda, ma se non è supportata da un’impalcatura più che solida, si sgretolerà.
Questo mi è successo fin troppe volte, portandomi a buttare via saghe intere, centinaia di migliaia di parole versate senza struttura in migliaia di pagine. Non proprio tempo perso, ma quasi.

 Scrivi una scaletta

Non devi per forza essere un Pianificastorie per scrivere una scaletta. Può essere vaga, abbozzata, purché ti permetta di avere un progetto e contenga tutti i punti salienti che vuoi includere a ogni costo nella tua storia.

 Prima di iniziare, assicurati di stabilire i seguenti elementi:

• Chi sono i personaggi?
• L’ambientazione della storia presenta problemi interessanti?
• Cosa desiderano i personaggi e perché dovrebbe interessarci?
• Chi o cosa ostacola i loro desideri?
• Cosa potrebbe andare storto?
• Alla fine, cos’è cambiato e perché dovremmo sentirci soddisfatti?

 Non sopravvalutare la tua mente

Hai presente quando sei a letto, un minuto prima di addormentarti, e la tua mente si lancia in un flusso di coscienza che ti rivela praticamente ogni intreccio e colpo di scena del libro? Beh, in piedi!
Non sperare che la mattina dopo ricorderai tutto. A me le idee sfuggono un attimo dopo che le ho pensate, se non nello stesso istante. Cerca di avere sempre con te qualcosa su cui annotarle, che sia un blocchetto o un cellulare o, in mancanza dei precedenti, il tuo stesso sangue!

 Innamorati dell’idea

Trova idee che ti appassionino, che ti divertano, che ti facciano sentire orgoglioso di averle scritte.
Non sceglierne una che sai che ti annoierà dopo qualche giorno: la trasposizione di quell’idea in libro durerà mesi, se non anni. Devi essere certo che non te ne stuferai, altrimenti diventerà un vero e proprio sacrificio concludere quel libro.
Questo non significa che tu non possa farlo, anzi, ma ci vuole grande forza di volontà e, soprattutto se si tratta del tuo esordio, potrebbe lasciarti distrutto e con l’amarezza di non farcela più.


Ma come nascono le idee?

Forse ci vuole un neuro-esperto o un nano-scienziato per avere la risposta. Quello che ho capito della mia mente è che ogni idea fa il suo percorso, che sia improvvisa come un colpo di fulmine o stimolata da ore e ore di riflessioni (attenzione: non sempre quest’ultima opzione funziona).

Ecco degli esempi su come si sono formate alcune mie idee:

• A Colpi di Cannonau nasce da un insieme di requisiti: volevo parlare di pirati, di fantasy, di Italia e di rozzaggine. I pezzi del puzzle si sono formati poco a poco.
Neomentis è nato da un sogno, una tormentata notte del 2014.
• L’idea di Gas Geyser mi è esplosa in testa nel 2019 mentre facevo bench press in palestra e mi ha trascinato con sé in qualcosa che desideravo scrivere da tempo: vulcani.
Epic Tides nasce da ispirazione esterna, da continue letture di Epic Fantasy, dalla necessità di creare un mondo apocalittico dove la posta in gioco è altissima.

Conclusione
Ho iniziato a capire e ad accettare che le mie idee sono frutto di una vampa di ispirazione improvvisa e, come tali, devo lasciarle macerare per qualche mese prima di decidermi a trasformarle in romanzo. Farlo troppo in fretta potrebbe causare gli effetti di cui ho parlato sopra (libri nel cestino, ops).
Fa paura pensare che un’idea arrivi di sua spontanea volontà, senza che tu abbia grande controllo su di essa.
Cosa succede se non arriva? Fidati della tua “ispirazione”. La mente è folle, bombardata da stimoli esterni è al lavoro continuo. Prima o poi una nuova idea colpirà.
Pazienza.
Quando arriverà, la sentirai in tutta la sua grandiosa potenza.

D’accordo, Tita, ma se proprio proprio l’idea non vuole arrivare?
È il momento di stimolarla.