Miscellanea

Il Blocco dello Scrittore

Cos’è davvero il blocco dello scrittore?

La mia opinione in merito è abbastanza drastica: il blocco dello scrittore non esiste.

Quello che esiste – ed è fin troppo reale – è la sensazione di malessere che rende difficile anche solo sedersi al computer. È quel momento in cui pensi “oh-ho, si sta avvicinando l’ora di scrivere” e ti sale la nausea, o il groppo allo stomaco. Inizi a somatizzare, insomma.

Ti ricorda qualcosa?

Di recente ho trovato alcune conferme di questo problema nel libro The War of Art di Steven Pressfield.
Non amo molto questi saggi “motivazionali” americani, perché sono tutti infusi da un insopportabile tono di condiscendenza e, per peggiorare le cose, usano la presenza di Dio per sottolineare ogni tesi.
A parte questo, ho trovato esempi molto interessanti che riguardano la vita di uno scrittore, e ne ho estrapolato una serie di punti cruciali.


Come si manifesta il Blocco?

È una sensazione sgradevole, paralizzante. Quando si avvicina “l’ora di scrivere” il mio stomaco inizia ad avere piccoli crampi d’angoscia. Mi sento infelice e irrequieta. Cerco di procrastinare in ogni modo, anche facendo cose sgradevoli tipo riordinare casa, fare la lavatrice, lavare i piatti.

Un malessere generalizzato pervade ogni mia azione.

Inizio a odiarmi. A sentirmi fallita.

Siamo tutti nella stessa barca.

Tutti abbiamo provato questa sensazione almeno una volta nella vita.

Sembra verificarsi specialmente quando cerchi di fare qualcosa di buono per te stesso, qualcosa che richieda lo sforzo fisico e mentale di sviluppare un’abitudine positiva. A me succedeva quando dovevo allenarmi, fare sport, o iniziare una nuova dieta. Per anni ho usato la scusa “non ho tempo” perché l’idea di fare 30 minuti di palestra al giorno mi terrorizzava!
Potrai sicuramente trovare esempi simili anche nella tua vita. Magari fare una telefonata importante che posticipi da troppo tempo, o riordinare quella libreria, o fare qualunque cosa sia importante per la tua crescita personale, ma faticoso da intraprendere.

Ci siamo passati tutti, e per uno scrittore è altrettanto potente. Nel mio caso, sedermi a scrivere è dove questa resistenza si mostra nella sua forma peggiore.

Questo blocco non passa con l’esperienza. Per alcuni non passa mai, e ogni giorno va affrontato come un nemico tutto nuovo.

Lo farò domani.

Cos’è quella forza che ci blocca quando stiamo per metterci a scrivere?

Cos’è che all’improvviso rende tutto il resto più importante? Pulire, cucinare, andare in palestra… all’improvviso i compiti che odiavamo di più diventano prioritari rispetto alla scrittura (che è il nostro sogno, la nostra passione!).
Ci mettiamo a procrastinare.

Alcuni si guardano attorno e cercano qualcosa da fare, qualunque cosa, pur di ritardare il momento. Altri accumulano una serie di scuse e ragioni pur di non iniziare a scrivere. Il lavoro, i figli, i partner, il cane da portare a spasso, gli amici.

Tic toc.

Per alcune persone, questa paralisi lavora in modo contraddittorio. Nel mio caso, mi porta a stabilire deadline irrealistiche o pressoché impossibili.

La forza del blocco è questa: quando una scadenza impossibile da rispettare si avvicina, l’ansia colpisce con più forza. È come se io, mettendomi fretta, mi stessi creando un ostacolo in più. Perché con l’ansia non si lavora bene. Non è facile reggere questo livello di intensità.

In poche parole, ci si costruisce una trappola destinata a portarci in una spirale di fallimento.

La prima cosa su cui deve lavorare uno scrittore è la pazienza.

La verità è che ho paura.

Ma il problema è tutto dentro di noi.

Quella parte di te, quel “blocco”, farà di tutto per tenerti lontano dal tuo libro, e tu cercherai di ingannarti in ogni modo. Ingannarti creandoti ansia, creandoti impegni, creandoti giustificazioni.

È difficile capire il perché accade, è difficile individuare la vera fonte del blocco.
Credo che sia la paura.
Paura di fallire. Di fallire anche il più piccolo step, come raggiungere le tue 2000 parole giornaliere, come riuscire a risolvere quel plot-hole, o rendere una frase comprensibile e d’impatto. È la paura di sedersi davanti al foglio bianco e rialzarsi senza averlo imbrattato.

La paura aumenta più la fine del libro si avvicina. Quando inizi a vedere che l’opera ha preso forma, quando inizi a pensare alle settimane che hai trascorso per arrivare fin lì… la sensazione di blocco è ancora più paralizzante.

Se ci fai caso, è lo stesso crampo allo stomaco che ti impedisce di salire su un roller coaster particolarmente vertiginoso o di tuffarti da un’altezza esagerata.
PAURA.
Come risolverlo? Più sei spaventato, più dovresti convincerti che è proprio quello che devi continuare a fare.

Non lasciarti ingannare dalla tua mente!

Perché ci credo.

Quanto è forte il tuo amore per la scrittura? Se è così importante da riempire ogni tua giornata, è normale che la paura a esso associata sia così forte. È normale che il blocco sembri ogni giorno insormontabile, se scrivere è la tua vita intera.

La soddisfazione che proverai nel terminare il progetto sarà direttamente proporzionale alla fatica che ti ha richiesto.

Come sconfiggere la paura.

La paura non si sconfigge. Ci sarà sempre.

Bisogna agire e non pensare. Bisogna tuffarsi nel fiume appena scavalcato il ponte, e non rimanere fermo a considerare quanto sia alto il tuffo o quanto possa far paura.
Se agisci senza dare credito alla paura che ti soffoca, riuscirai a scrivere.

Trova dei trucchetti per sconfiggere il blocco.
Io ho trovato la strategia migliore dopo una serie di trials and errors:

  • Scalettare scena per scena
  • Scrivere la prima bozza in un’unica soluzione, senza fermarsi, una corsa contro il tempo.
  • Non revisionare mentre stai scrivendo la prima bozza
  • Inserisci dei placeholder quando ti manca vocabolario o una scena specifica.
  • Ricorda: editare è molto più psicologicamente tollerabile, che scrivere da zero su un foglio bianco.

Quando non ho il tempo o la possibilità di seguire alcune di queste regole, oppure qualcosa va storto, si prospettano mesi di agonia. Sul serio.

Potete leggere la mia strategia in questo articolo, come ho scritto un libro, Xeroton, in 8 giorni.

La Procrastinazione.

Se ti senti uno schifo perché procrastini troppo, ricorda questo:

  • Procrastinare non significa essere disorganizzati. Significa non saper gestire le proprie emozioni.
  • Il desiderio di procrastinazione è spesso scatenato da bassa autostima, insicurezza, mancanza di fiducia in sé stessi e di conseguenza ansia.
  • Essere procrastinatori non significa essere pigri.
  • Procrastiniamo perché non siamo in grado di gestire i sentimenti negativi relativi a un determinato task.
  • Procrastinare è una forma di autolesionismo.
Quindi, esiste o non esiste il blocco dello scrittore?

Ora lo sappiamo. Esiste una resistenza, una sofferenza. Esiste una giustificazione a tutto questo.
Ma lasciarci dominare da questa paura? Beh, dipende solo da noi.
Ricordati: tu sei in controllo.

Vuoi che diventi un vero e proprio blocco, o vuoi sfondare la resistenza e uscirne vincitore?

Narrativa e Generi

Narrativa di Fantascienza e Sottogeneri

Nonostante la fantascienza tratti spesso una “scienza speculativa” ambientata nel futuro, questa è solo una definizione vasta e imprecisa, e si suddivide in una miriade di sottogeneri.

Come per il fantasy, esistono due grandi categorizzazioni che tendono a creare una spaccatura tra i cultori.

Hard Sci-Fi

Il centro gravitazionale di questo genere sono tecnologia e scienza, trattate con attenzione rigorosa. La trama della storia tende a ruotare intorno agli effetti diretti della tecnologia e sul suo funzionamento. 

Per poter gestire un genere così specifico, l’autore deve avere una grande comprensione e dominanza degli aspetti tecnici di cui tratterà.

L’esempio perfetto di Hard Sci-Fi è The Martian di Andy Weir, o The Three-Body Problem, di Cixin Liu.

Soft Sci-Fi

Tendo ad associare il termine a tutto quello che non è hard sci-fi. Nella fantascienza soft possiamo infilarci tutto il technobabble (tecnogergo) che vogliamo… nessuno può mettere in dubbio le leggi fisiche che muovono il mio “termonucleatore bidirezionale”, ha (purché siano coerenti con sé stesse)!

In realtà la fantascienza soft è molto di più: si sviluppa intorno alla psicologia dei personaggi, esplora realtà distopiche o in cui la società è evoluta e cambiata, specula su possibilità future.
Non si focalizza tanto su come funziona la tecnologia, ma su come questa influenza la società.


Come sempre, ci sono sfumature e crossover tra tutte le tipologie, e così vale per i vari sottogeneri elencati qui sotto:

Military Sci-Fi

Spesso la ritroviamo nel ramo della hard sci-fi. Esplora la tematica della guerra in scenari alieni, nello spazio o su altri mondi. La tecnologia è futuristica e include armature bioniche, soldati geneticamente modificati, astronavi e armi high-tech.
Il nome deriva proprio dalla spiccata presenza dell’aspetto militaristico.

Science-Fantasy

Un ibrido tra i due generi. Contiene elementi tecnologici ma anche puramente magici. Una spada medievale che s’infiamma è fantasy, un fucile che spara proiettili che squarciano buchi neri nel cosmo sarà science-fantasy.

Il Ciclo di Darkover, Warhammer 40.000 e Star Wars sono esempi di science-fantasy.

Space Opera

Sparatorie, azione, la lotta del bene contro il male e una sana dose di umorismo spicciolo… il nostro adorato Star Wars è il capostipite di questo genere. Firefly è un altro esempio, dove i “buoni” combattono contro i “cattivi” a bordo di un’astronave. Rientra nello spettro della fantascienza soft e ogni elemento – battaglie, personaggi, ambientazioni – è su larga scala, un po’ come l’epic fantasy.

Cyberpunk

Neon, colori accecanti, innesti neurologici e cibernetica, il genere tratta tematiche riguardanti il conflitto tra l’essere umano e la tecnologia. Ora come ora può anche essere usato per descrivere l’ambientazione e le caratteristiche che risaltano in una storia.

The Matrix è un esempio di questo genere.

Distopico

Un futuro dove la tecnologia ha preso il sopravvento e ha vincolato la società a comportamenti limitanti e trattati come negativi. Spesso è caratterizzata da un governo dispotico e dalla totale assenza di libertà individuale. La lotta dei personaggi tende a incentrarsi contro la società.

Narrativa e Generi

Cos’è la narrativa di genere?

Cos’è esattamente la narrativa di genere e quali sono i generi che la costituiscono?

 

Narrativa e saggistica:

La saggistica è una forma di descrivere fatti reali in modo oggettivo, dal punto di vista dell’autore. Biografie, saggi, giornalismo sono considerati saggistica.

Al contrario, la narrativa è un modo di raccontare avvenimenti immaginari o ispirati a eventi reali in modo soggettivo, come miti e leggende. Si possono usare forme letterarie diverse, come il romanzo, la novella o il racconto. Questa forma di raccontare può avere diversi punti di vista e una forte introspezione nei personaggi.

Narrativa di genere e non di genere:

Ma la narrativa si distingue a sua volta in narrativa di genere e narrativa generale (o “non di genere”). A grandi linee, si usava dire che la narrativa di genere fosse “plot-driven” (guidata dalla trama) e la narrativa generale “character-driven” (guidata dal personaggio). Secondo le regole di storytelling moderno, tuttavia, sappiamo bene che una trama efficace nella narrativa di genere, può solo essere accompagnata da un ricco sviluppo del personaggio.
Quindi, chi sta vincendo, eh? 😈

D’accordo, mi sforzerò di mettere da parte le rivalità. Quali sono gli elementi chiave tradizionali che distinguono queste due tipologie di narrativa?

Narrativa Generale

O “Literary Fiction” in inglese, perché più si conosce il nemico, più è facile affrontarlo… (Ok, ok, scriverò un articolo che tratta il mio eterno conflitto con la narrativa generale, ma per il momento mi limito a descriverne i tratti nella maniera più obiettiva e imparziale possibile.)

La narrativa generale si concentra sull’introspezione del personaggio, spesso trascurando la trama della storia. Il personaggio non sta necessariamente cercando di ottenere un obiettivo specifico, non si trova ostacolato da un’opposizione. “Esiste” e basta. Pensa, riflette, si evolve, senza che la trama lo trascini in quel crescendo che caratterizza i generi letterari. Nella narrativa generale si predilige una prosa raffinata, che rasenta la poesia.
Brr. (Ok, scusate, mi è sfuggito!)

Narrativa di Genere

La narrativa di genere è più mirata all’intrattenimento che alla profonda introspezione, e di conseguenza è caratterizzata da una prosa più chiara, pulita e immediata (ma non di certo approssimativa). I temi profondi tendono a essere sottintesi, gli scrittori preferiscono che sia il lettore a interpretarli piuttosto che imboccarlo di forza con cucchiaiate di moralità.
Spesso troviamo finali felici o quantomeno soddisfacenti. La trama tende a svilupparsi intorno alla vita del personaggio, su quello che gli succede attorno, per culminare con un climax di grande impatto “visivo”, che il lettore può seguire con l’immaginazione come se si trovasse in un film.

Si tratta di grandi generalizzazioni, ed è chiaro che non si può sempre appioppare un’etichetta al proprio lavoro (anche se, per motivi editoriali, è consigliato). Nella letteratura, il crossover regna sovrano, non solo tra sottogeneri, ma anche tra generi e addirittura tra tipologie di narrativa. Un esempio è Margaret Atwood, i cui romanzi di successo sono un ibrido tra Narrativa Generale e Fantascienza/Speculativo/Distopico.

I Generi della Narrativa di Genere:

Arrivo al sodo e lascio narrativa generale e saggistica alle mie spalle. Con tutto il rispetto per qualunque forma di letteratura, il mio focus principale è la narrativa di genere.

Ed ecco alcuni dei famosi “generi” che la costituiscono:

Romance o Rosa

Storicamente indirizzati a un pubblico femminile (ma si spera che poco a poco queste distinzioni non si facciano più), i romance esplorano il punto di vista dell’eroina, il cui conflitto principale è la storia d’amore. Le interazioni della coppia determinano la trama, che spesso ruota attorno al risveglio sessuale della donna, che in presenza dell’interesse amoroso viene pervasa da emozioni e sensazioni mai provate prima.

Il romance deve colpire dritto nel cervello delle lettrici e far provare loro quelle emozioni che hanno sempre segretamente sognato e che la vita reale non potrà mai eguagliare. Le scene erotiche dovrebbero concentrarsi sulla sensualità dell’atto e sulle emozioni scatenate, piuttosto che sugli elementi grafici.

Il genere rosa può essere ambientato “dentro” altri generi, come fantasy, storico o fantascienza.

Mystery

Gialli e polizieschi girano intorno alla figura di un investigatore, professionista o meno, che indaga su un crimine. Il corpo (o il misfatto) viene spesso scoperto all’inizio della storia e i colpi di scena che si susseguono implicano i progressi dell’investigazione e i possibili colpevoli.

Come tutti i generi, anche il mystery si dimostra flessibile, a seconda dell’ambientazione in cui viene inserito. Per esempio, “Harry Potter” contiene numerosi elementi di mistero, con depistaggi e colpi di scena, pur essendo un fantasy. 

Horror

La narrativa horror mira a terrorizzare o disgustare il lettore, o ad attrarlo con una morbosa combinazione delle due sensazioni. La sua forma d’eccellenza è il racconto.

Negli anni e con la crescente de-sensibilizzazione dei lettori a mostri e orrori cosmici, l’horror si è spostato verso una componente più psicologica.

Storico

La sua caratteristica ovvia è che è ambientato nel passato. Può svolgersi durante un periodo specifico della storia con protagonisti realmente esistiti. L’importanza nel genere storico è non deviare dai fatti realmente accaduti e attenersi alla filologicità dell’epoca. In questo genere è indispensabile effettuare ricerche approfondite su ogni aspetto del periodo trattato.

Il termine “storico” è riferito quindi solo all’ambientazione: la trama determinerà se il genere è rosa, mystery, avventura…

Thriller

Un genere da leggere con il fiato sospeso, carico di azione e suspence. Temi di questo genere sono attività illegali, droga, violenza, spionaggio, inseguimenti e armi da fuoco. Non è un buon thriller senza un mistero da risolvere e un “plot twist” mozzafiato.

Avventura

Un genere concitato, ricco di azione e adrenalina. La trama si basa spesso intorno a una “ricerca” costeggiata da continui pericoli. Tende a vedere le proprie storie ambientate in giungle, deserti o fiumi in piena, dove i pericoli dell’uomo si alternano a quelli della natura.

Indiana Jones” è il paladino di questo genere.

Fantasy

Esplora elementi magici e soprannaturali che non esistono nel nostro mondo.

Anche se alcuni scrittori applicano elementi fantastici ad ambientazioni realmente esistenti, molti creano universi completamente nuovi, popolati da razze immaginarie, con sistemi di magia unici, flora e fauna e leggi fisiche proprie del loro mondo.
Ricordiamoci sempre che la narrativa fantastica esiste dai tempi dell’Odissea.

Fantascienza

Spesso ambientata nel futuro, ma anche in un presente alternativo, si incentra su tecnologie e situazioni plausibili. Gli elementi scientifici e tecnologici, nello specifico, fanno da ambientazione o da agente scatenante del conflitto dei personaggi. Per qualunque autore la coerenza è cruciale, ma ancora di più per un autore sci-fi, che deve prestare molta attenzione a come imposta le regole del suo mondo.

Young Adult

Non un vero genere, quanto un tipo di pubblico molto specifico: gli adolescenti. YA è infatti un termine utilizzato per definire la letteratura dedicata a un certo gruppo di età, dai 13 ai 18 anni circa, e contenente tematiche specifiche del genere tra cui il diventare adulti, il conflitto con i genitori, il conflitto con la società e il primo amore.

Con questa panoramica generale, non mi resta che entrare nello specifico dei miei generi preferiti, fantascienza e fantasy, ed esplorarne i sottogeneri.

Revisione

Beta Reader – Consigli tecnici per il Beta Lettore perfetto

Dopo aver considerato tutte le avversità del mestiere (alcune delle quali ho elencato in questo articolo sui consigli pratici per beta reader), hai deciso di diventare l’eroe del tuo amico scrittore, il beta reader perfetto?
Senti già la pressione della responsabilità che grava su di te? La salute mentale dell’autore che cede poco a poco?

✍️ Ecco una serie di suggerimenti tecnici e pratici per svolgere il tuo compito al meglio e per ottenere l’eterna riconoscenza (e anche un pezzo d’anima) dello scrittore!

Chiedi delle linee guida.

Cerca di concentrarti su pochi aspetti della lettura.
Spesso, in quanto beta reader, ti dovrai occupare di “come fila” la storia dall’inizio alla fine. Quindi trama, personaggi e scene.
Se l’autore ti chiede “correggimi tutto quello che vuoi” c’è il rischio di disperdere la concentrazione, con un risultato approssimativo e poco approfondito.
Magari per correggere quel refuso ti è sfuggito un problema strutturale o di ritmo, hai perso il filo della narrazione e non hai percepito nella sua totalità la scena che stai leggendo.

Di solito, a seconda della fase di beta lettura, suddivido le mie richieste in “pacchetti”.

  1. Buchi di trama, personaggi e tensione (il pacchetto più importante, su cui investo le maggiori risorse in termini di tempo e persone, che va a rivedere il mio lavoro di developmental editing)
  2. Come suona ogni singola frase (in concomitanza con il lavoro di line editing)
  3. Proofreading e piccoli cambiamenti (di solito solo correzione di bozze)

Se l’autore ti richiede una visione generale della storia e non un line editing, cerca di rispettarlo.
Un editing non richiesto nella fase iniziale della lettura non solo ti farà perdere tempo in quanto beta reader, ma può rischiare di distruggere la sicurezza dell’autore nella sua storia.
Cerca di ascoltare le sue richieste e concentrarti su quelli che l’autore reputa punti carenti in questa specifica fase della scrittura.

Prendi appunti mentre leggi.

🧠 Non fidarti della tua memoria.
Mi sembra sciocco specificarlo, ma sul serio. Non fidarti.
Non svolgere un lavoro approssimativo, lo scrittore ha bisogno di te. I tuoi appunti sono la sua unica chance per migliorare.
Se leggi tutto il libro senza prendere appunti e commentare, trascurerai inevitabilmente molti dettagli. Anche se a te sembrano “piccolezze”, in realtà potrebbero essere cruciali per l’autore.

📝 Prendi sempre appunti: cosa funziona, cosa non ti piace, cosa ti sorprende, cosa non ha senso.

Commenta con il tuo processo cognitivo.

Questo passaggio è particolarmente importante. 
Serve a capire se lo scrittore è riuscito a ottenere quello che intendeva con una determinata scena, o con una serie di indizi lasciati nel corso del romanzo.
🧐 Se qualcosa non funziona saprà dove agire per sistemarlo (così non devi essere necessariamente tu a dirglielo).
Cerca di commentare con i tuoi pensieri ogni volta che ti imbatti in un plot twist, in una scena che ti esalta o che ti fa fare previsioni su quello che succederà.

Per esempio: “secondo me è lui il cattivo” o “secondo me nel passato di X è successo questo”.

Concentrati in particolar modo su:

  • Scene in cui ti sembra che “manchi” qualcosa, o un elemento non è sviluppato a sufficienza.
  • Parti della storia o dei dialoghi che per te sono confusi o non è chiaro cosa stia accadendo.
  • Il flusso e il ritmo dei capitoli. (Ti annoi? Ti esalti? Non vedi l’ora di continuare a leggere? Vuoi buttare il libro nel camino?)
  • Sezioni o scene superflue.
  • Punti deboli specifici per l’autore. Per esempio, io ti direi che i miei punti deboli sono le scene d’azione!
  • Cerca di spiegare sempre perché qualcosa ti confonde o non ti piace. “Questa scena non mi piace perché non ha senso che il personaggio reagisca così.”
Il primo capitolo

Il primo capitolo è di importanza cruciale per catturare i lettori, quindi è la prima cosa su cui ti devi focalizzare quando dai il tuo feedback.

Prova a rispondere a queste domande:

  • Hai conosciuto il protagonista e il suo conflitto principale?
  • Hai capito dove si ambienta la storia, ti sei orientato nei primi passi del nuovo mondo senza bisogno di dover sopportare infodump o descrizioni pesantissime?
  • Hai capito le intenzioni del protagonista?
  • Hai voglia di continuare a leggere?
Sii onesto.

Così come quando scrivi recensioni, a maggior ragione non puoi aiutare gli altri scrittori se non sei pronto a dire tutta la verità. Tutto quello che c’è di buono, e di cattivo.
So che non è facile.
Spesso mi sono trovata a dover segnalare cose che non funzionavano proprio per nulla nel lavoro di altri scrittori, e allo stesso tempo ho ricevuto giudizi simili.
So che non mi vuoi spezzare il cuore, o ferire, o farmi desiderare di aver buttato tutto. (Ti dico un segreto: è la sensazione che provo ogni volta. Dura qualcosa come 10 minuti, poi mi metto subito al lavoro e il libro ne esce migliorato di dieci volte.)

Quindi sappi che la tua brutale (ok, magari brutale ma ricoperta da un dolce strato di caramello) opinione, può davvero fare la differenza per lo scrittore.

Ricordati di includere anche le cose positive.

Non solo i buchi di trama, gli errori o le cose che non funzionano.
⭐️ Specifica anche cosa ti è piaciuto. Un personaggio? Un plot twist inaspettato?
Alcuni scrittori, se martoriati troppo, potrebbero voler abbandonare la storia. Quindi cerca sempre di sottolineare gli eventuali elementi positivi, sempre nei limiti della sincerità.

Ripeto: se non c’è nulla di positivo e i tuoi commenti non sono sinceri, lo scrittore se ne accorgerà.

Sii specifico.

Cerca di essere il meno vago possibile.
Dire a uno scrittore: “bello il tuo libro, mi è piaciuto”, o “la tua trama era noiosa, ho chiuso il libro a metà”, non è di grande aiuto.
Anche se quello che provi è solo una sensazione generalizzata, cerca di sforzarti a tirar fuori il perché ti è piaciuto o meno.
Lo scrittore ha bisogno di qualcosa di concreto su cui lavorare per poterlo migliorare.

Per esempio:

“Questo personaggio è irrealistico” potrebbe essere elaborato in: “Questo personaggio è irrealistico perché nella scena in cui gli stanno smembrando le gambe pezzo dopo pezzo, si sgranocchia una carota commentandone la consistenza.”

Concentrati sui personaggi.

I personaggi sono ciò che guida la narrativa moderna.
Se il lettore non si affeziona ai personaggi, non avrà interesse nella trama. 

Prova a rispondere a queste domande:

  • Ti sta simpatico il protagonista, ti ritrovi con lui?
  • Ti interessa sapere cosa gli succede?
  • Si comporta in modo insensato, solo per seguire la trama?
  • Cosa ne pensi dell’antagonista? Lo trovi interessante? Ha senso quello che fa per ostacolare il protagonista?
  • Ogni personaggio ha una sua voce unica?
  • Ci sono personaggi che ti sono sembrati superflui, troppo stereotipati, fastidiosi?
Concentrati sul worldbuilding.

Questo è un blog di fantascienza e fantasy, quindi il worldbuilding è un aspetto cruciale.

  • Ti senti immerso nel nuovo mondo?
  • Il sistema di magia funziona?
  • C’è qualcosa di non chiaro?
  • Qualche aspetto illogico, che non ti torna?
Concentrati sui plot twist.

Quando uno scrittore pianifica un plot twist, il suo obiettivo è “consegnarlo” al lettore nel modo più eclatante possibile. Il suo compito sarà quindi lasciare tracce e indizi non troppo evidenti per poi colpire i personaggi quando meno se lo aspettano.

Lo scrittore deve sapere se il suo crescendo verso il plot twist ha funzionato, e questo ruolo cruciale può essere ricoperto solo da qualcuno che non conosce la storia a memoria.

Se ti trovi davanti a un twist, prova a rispondere a queste domande:

  • Te lo aspettavi? Era estremamente ovvio?
  • Se te lo eri già immaginato, sei rimasto soddisfatto o la cosa ti ha infastidito? (Rispondi sinceramente!)
  • Il plot twist ha senso? A posteriori, riesci a capire perché si è verificato? (Questo è molto importante, nessuno vuole plot twists alla ‘Game of Thrones’, totalmente inaspettati e fatti solo per scioccare lo spettatore. Vogliamo sviluppare plot twist che, quando li leggi, pensi “ma per forza!” con un senso di meraviglia e soddisfazione).
Il finale.

Ti capita di scagliare il libro nel camino alla fine della lettura?
Sei il beta reader che fa per me, bisognoso di quel senso di soddisfazione che solo un finale chiaro e ben architettato può fornire.

Quindi prova a rispondere a queste domande:

  • Il finale è soddisfacente? (Sia che si tratti di un libro di una saga, sia di un libro autoconclusivo.)
  • Se fa parte di una serie, vorresti leggere il successivo?
  • Hai qualche dubbio irrisolto?
  • C’è qualcosa che non ha molto senso in tutta la storia?
Ricordati di esplicitare ogni tuo dubbio.

Se c’è qualcosa che non ti convince o non hai capito, chiedilo all’autore. Non omettere questo passaggio, è importantissimo.

  • Perché il personaggio X ha reagito in quel modo?
  • Perché c’è quell’oggetto in quel punto anche se prima non c’era?
  • Perché X avrebbe dovuto dire quella cosa?

Abbi pazienza. Spesso, la tentazione dell’autore è di scriverti per rispondere a queste domande.
Non dovremmo farlo, ma ehi, siamo umani e pieni di difetti.
Sorridi e annuisci e ignoraci.
Se siamo abbastanza consapevoli del mestiere dello scrittore, sappiamo anche che alle domande non si risponde personalmente: si agisce direttamente sul manoscritto.

Nota finale

Se ti sei offerto per un lavoraccio del genere, sappi che lo scrittore te ne sarà infinitamente grato, e tu lo starai aiutando a migliorare.
I beta reader sono parte dell’impalcatura che costituisce un grande libro, quindi grazie!

Revisione

Beta Reader – Consigli pratici per il Beta Lettore perfetto

Il beta lettore perfetto non esiste… o sì?
Ti sei offerto come beta reader di un romanzo e vuoi aiutare l’autore a migliorare, guadagnandoti la sua eterna gratitudine e un posto di lusso nel paradiso dei lettori?

In questo articolo parlerò di una serie di best practices e comportamenti generali che ti aiuteranno a creare un’esperienza positiva per lo scrittore, ma soprattutto per te!

OFFRITI DI BETA LEGGERE SOLO SE:

Lo vuoi per davvero.

IMPORTANTISSIMO: Per uno scrittore, quando qualcuno promette di leggere il suo libro e poi non si fa più sentire, è più o meno come essere sviscerato vivo e strangolato con i suoi intestini.
Se non hai il tempo per leggere o semplicemente il libro non ti interessa, diglielo.
Non ti troverai nella scomoda posizione di infrangere una promessa e di trovare giustificazioni, e risparmierai un bel po’ di acidità di stomaco al povero scrittore che si era fidato di te.

Il genere ti interessa.

Se ti piace leggere romance storici, non devi per forza sforzarti di mandar giù 120.000 parole di un hard sci-fi (anche se contiene un sacco di romance! 😇).
Se sei uno scrittore e hai studiato narratologia, sei certamente in grado di trovare problematiche strutturali o stilistiche nella narrazione.
Se invece leggi per il piacere di farlo e non hai alcuna esperienza in quel genere specifico, potresti non essere in grado di lasciare un feedback approfondito.

In questo caso, non esitare a farlo presente allo scrittore.

Sei disposto a uscire dalla tua comfort zone.

Fare da beta lettore significa criticare.
A nessuno piace criticare, soprattutto se stai interagendo con un amico che sai essere molto fragile, o con uno sconosciuto che non vuoi rischiare di perdere al primissimo feedback.
Tuttavia è importante sapere che, senza totale sincerità, il tuo contributo rischia di essere poco utile, o addirittura una perdita di tempo per entrambi.

Quindi preparati a uscire dalla tua comfort zone e sganciare quelle faticosissime critiche in tutta onestà!

Lo scrittore è capace di ricevere una critica.

Eh sì, beta reader avvisato, mezzo salvato.

Non è piacevole fare critiche a chi è pronto ad accettarle a braccia aperte, figuriamoci a chi si arrabbia, si offende o ti risponde. Sembra assurdo da dire, ma non tutti gli scrittori la prendono bene. Alcuni si offendono così tanto da non rivolgerti più la parola.

Capito? Quindi non osare dirmi che questo personaggio è uno stereotipo! 
Ok, evidentemente non è il mio caso.
Blastatemi malissimo. 💥

Ma sul serio, non perdere tempo con uno scrittore che non è pronto a migliorarsi o accettare critiche.

Non hai doppi fini.

Se sei uno scrittore, non leggere nella speranza di ricevere qualcosa in cambio.
Leggi perché hai piacere di farlo. Se poi si creerà un bel rapporto, sarà lo scrittore stesso a offrirsi di beta leggerti. Oppure no, ma va bene lo stesso, perché tu hai letto perché volevi.

Fare favori per ricevere favori è una brutta mentalità, e noi vogliamo essere positivi, sempre.

Sei disposto a farlo gratis.

Ehi, sempre meglio ricordarlo.
Un beta reader non è un editor e, per quanto i tuoi servigi saranno altrettanto importanti per la buona riuscita del romanzo, è un lavoro diverso, e un lavoro gratuito.
Anche se per alcuni lettori può essere un onore leggere in anteprima il romanzo di uno scrittore preferito, non farti illusioni: fare da beta reader è un grande aiuto per l’autore, ma è anche un grande impegno per il lettore.

Sei disposto a rispettare le deadline.

Mentre molti scrittori semplicemente fremono dalla voglia di sapere cosa ne pensi e muoiono nell’attesa, altri hanno anche la necessità di rispettare delle scadenze importanti.
Quindi, una volta che vi siete messi d’accordo su una deadline, per favore, fai del tuo meglio per rispettarla. Lo scrittore dipende da te, e nonostante il tuo sia un favore, anche i favori hanno un loro codice d’onore. Se non sei in grado di rispettare la deadline, parlatene in anticipo, e comunque cerca sempre di tenere lo scrittore aggiornato su eventuali ritardi.

Non rischi la vita, stai tranquillo… 😈

FORMA DELLA CRITICA

L’obiettivo vero e proprio di una beta lettura è ricevere critiche, ma ricevere critiche o commenti negativi fa male anche ai più tosti.
Ricordati che hai in mano il cuore pulsante del tuo amico scrittore, e ogni movimento fa male. Molti scrittori sono cosine fragili, delicate e da trattare con cura. Siamo capaci di ricevere batoste atomiche, quando necessario, ma siamo anche molto insicuri.

Quindi come fare ad aiutarci senza distruggerci?

Sii delicato.

Cerca di non esagerare con la severità delle tue critiche. Di’ tutto quello che devi dire sui problemi del libro, non trattenerti, ma non ti limitare a demolirlo solo perché ne hai la chance.
Sforzati di perdere qualche secondo in più per commentare in modo gioviale o diplomatico.

Lascia anche opinioni positive.

Il feedback positivo è quasi importante quanto quello negativo, per due ragioni:

  • Aiuta lo scrittore a riconoscere i suoi punti di forza.

Lo scrittore ha bisogno di sapere dove calcare la mano e su quali punti far leva per migliorare il romanzo. Sapere quale scena funziona è importantissimo per la comprensione globale dell’opera.

  • Il feedback positivo aiuta a tirar su di morale.

Sembrerà banale dirlo, ma se nell’intero libro ti profondi in critiche su ogni cosa, e come verdetto finale lasci un “mi è piaciuto”, nemmeno lo scrittore più egocentrico ti crederà (o forse sì, chi li capisce, gli egocentrici). 

IO dubiterò istantaneamente di me stessa, della validità del mio lavoro, e della tua sincerità, perché i fatti parlano più delle parole. Se tutto quello che ti è rimasto del mio libro sono considerazioni negative, e poi l’hai avvolto in un “bello” finale, ehhh… è difficile credere che ti sia piaciuto.

Evita di essere distruttivo.

Sempre rispettando l’onestà verso lo scrittore, cerca di evitare gli assoluti.

“Questo personaggio è una merda.” “Il libro non mi è piaciuto.” “Il worldbuilding è irrealistico.”

Invece che limitarti alla critica, cerca di concentrarti sulla soluzione. “E se questo personaggio lo mostrassi da un’angolazione più personale?” “E se sistemassi questo technobabble qui per renderlo idrosolubile?”

Alla fine, se tutto quello che fai è devastare senza essere costruttivo, lo scrittore inizierà a fidarsi poco di te.

Lascia da parte i tuoi gusti personali.

Se ti stanno sulle palle le donne forti, non demolire il libro solo perché la protagonista lo è.
Se non ti piacciono le scene ambientate di pomeriggio, o le parti romantiche, o i personaggi orfani, tienitelo per te. O comunque non farne un elemento chiave della tua critica.
Non è davvero rilevante per l’autore, ed è una perdita di tempo per entrambi.

Cerca di ragionare su come funziona quel personaggio, o quella scena, nella storia.

E alla fine?

Non importa quanto tu ti impegni nell’aiutare lo scrittore a migliorare il suo romanzo. Potrebbe succedere che alla fine non metterà in pratica molti dei cambiamenti che gli hai suggerito. Non importa, hai fatto il tuo lavoro e hai detto tutto quello che pensavi. Non è più tua responsabilità cosa succederà con la storia.

Non ti incazzare con l’autore se, quando il libro uscirà, quel personaggio che ti stava così sulle palle è ancora nella storia! 😉

 

Mi auguro che questi consigli pratici possano servire a migliorare la tua esperienza come beta lettore, e a farti amare dall’autore con cui collaborerai.
➡️ In questo articolo parlo di suggerimenti tecnici, su quali aspetti della narrativa concentrarsi e su come impostare il feedback di lettura.

Pubblicazione

Proteggere il Proprio Lavoro

Come proteggere le proprie idee e il proprio lavoro?

Nell’articolo precedente ho fatto del mio meglio per spiegare le ragioni per cui è molto improbabile, se non impossibile, che qualcuno “ti rubi l’idea”.

Una delle motivazioni principali è che la tua idea non ha nulla di originale o speciale, finché non è scritta con la tua voce e con il tuo stile.

Purtroppo però, e non possiamo negarlo, esistono anche casi cui si presentano “situazioni scomode”. Il plagio non è nulla di nuovo e, anche se spesso ne sono vittime soprattutto i disegnatori e gli illustratori, non se la scampano nemmeno gli scrittori.

Come posso proteggere il mio prodotto?

Proteggere le idee

Il problema delle idee rubate è che spesso è quasi impossibile puntare il dito contro un’altra persona. I confini del furto sono molto sfumati. Dove possiamo tirare la linea tra “ispirazione” e “copia”?

Se copiassi la razza Parshendi da Brandon Sanderson sarebbe un plagio vero e proprio, eppure tutti vomitano romanzi con elfi, nani e orchi tolkeniani senza farsi alcun problema.

A volte succede che ci sentiamo copiati (N.K. Jemisin, I’m talking to you!), o addirittura plagiati, e per un momento sembra davvero la fine del mondo.
Quanto lavoro per nulla, no? No.

Devastati da questa sofferenza, il primo pensiero è accusare l’altro autore di furto…
In realtà è più probabile che il nostro rivale letterario abbia semplicemente avuto un’idea molto simile. Le note sono sette, le idee non sono infinite e no, non abbiamo prove per incolpare il nemico.

E, anche se te lo dicesse in faccia, non potresti farci proprio nulla.

Le “idee” non possono essere tutelate a livello legale.

Non farti rovinare la vita da questa paura.
Rifletti con attenzione su quello che pensi sia stato rubato.
È stato fatto di proposito? È stato
davvero rubato? Anche se fosse, non ti abbattere.
Tu
hai pensato a quell’idea. Tu l’hai progettata, pianificata. La tua voce è unica, nessuno potrà mai copiarla. Solo tu puoi davvero scriverla, perché era nella tua testa, e riuscirai sempre a renderla personale.

Proteggere l’opera.

Le idee non possono essere messe sotto copyright, ma il plagiarismo esiste

Ed è molto più comune del temibile “furto di idee”. 

Quello che capita è che altri presunti scrittori rubino paragrafi, passaggi o storie intere. Questo fa incazzare, vero, ma almeno abbiamo dei confini netti tra realtà e paranoie e, se succedesse, possiamo agire con l’aiuto legale.

Prevenire è meglio che curare. Cosa possiamo fare per evitare questo rischio?

Proteggere il tuo lavoro non pubblicato

Ecco una grande garanzia: il diritto d’autore.

Appena scrivi, disegni o crei qualcosa, l’opera ti appartiene. Il diritto d’autore è tuo.

Il tuo lavoro non deve essere pubblicato per essere protetto. Non devi mostrare il simbolo del copyright da nessuna parte, non devi fare giochetti con buste timbrate dalle Poste, mail PEC o assurdità in cui tutti siamo cascati almeno una volta nella vita.

Soprattutto non mandarlo alla SIAE. Davvero, dico sul serio. Non buttare soldi.

Il tuo lavoro è protetto dal diritto d’autore nell’esatto istante in cui lo crei, che tu lo registri o meno.

In ogni caso, una serie di buoni consigli utili in ogni occasione:

  • Prima di inviare il tuo manoscritto, investi qualche settimana nello studio dell’ambiente editoriale a cui intendi mandarlo;
  • Invia solo a editori e agenti con una buona reputazione;
  • Non inviare a editori a pagamento (anche se dubito che avrai mai l’umiltà di studiare narratologia se propendi per la vanity press);
  • Editori onesti, di successo e con un’ottima reputazione non rubano il tuo manoscritto: firmano un contratto per averlo;
E se proprio proprio dovesse succedere che qualcuno ruba la mia opera?

Non ti servono mail PEC, raccomandate in Posta o costosissimi timbri della SIAE. 

Assicurati di avere testimoni: amici fidati o parenti o editor, che possano testimoniare in tribunale che il libro è tuo nel caso dovesse essere necessario.

Ma non lo sarà.

Proteggere il tuo lavoro pubblicato

A questo punto il problema è la pirateria. E non parlo di Fiammetta e la ciurma della Soddisfazione.
È brutto, certo, ma se il tuo libro viene piratato vuol dire che almeno a qualcuno interessa leggerlo.

Eh…

Proteggere il tuo lavoro pubblicato online

Mentre è quasi impossibile che un editore rubi la tua opera, è molto più probabile incorrere nel plagio pubblicando online. Questo consiste nel ripubblicare un pezzo identico al tuo cambiando il nome dell’autore.

È un bel problema, difficile da frenare.

In alcuni casi puoi contattare il webmaster del sito dove è avvenuto il plagio e l’opera dovrebbe essere rimossa, ma al momento non ci sono metodi efficaci per limitare questi danni.

Il mio consiglio è di non mettere nulla online se hai paura che venga plagiato. Se hai lavorato per mesi o anni su un progetto e lo pubblichi sul web, il rischio che venga rubato esiste, e potrai fare ben poco per proteggerlo (soprattutto se non disponi di una fanbase massiccia pronta a indignarsi).

Se invece sei pronto a tuffarti nel mondo del self-publishing, tra Wattpad e Amazon, e non hai di questi timori… beh, buona fortuna! Però, soprattutto su Amazon, tieni gli occhi aperti. Il plagio è dietro l’angolo, cerca sempre di avere un occhio sullo store per assicurarti che non venga fatto un duplicato della tua opera. Il supporto di Amazon ti aiuterà a rimuovere il venditore fraudolento!

Narrativa e Generi

Numero di Parole, Battute, Cartelle

Ho scritto un libro di trecento pagine!

Ecco… no.

Come si calcola la lunghezza di un dattiloscritto?


I parametri ufficiali sono tre:

  • Parole
  • Battute
  • Cartelle
Numero di Parole
  • È ottenibile con la funzione “conteggio parole” di qualunque word processor.
  • Può sembrare un conteggio impreciso, ma in realtà la media tra tutti gli “e” e tutti i “psiconeuroendocrinoimmunologia” del libro, rendono una stima abbastanza accurata.
  • È la misura standard usata in quasi tutto il mondo per definire la lunghezza di un’opera.

In quasi tutto il mondo.

Numero di Battute
  • A sua volta ottenibile con la funzione “conteggio parole”, è preferito come unità di misura in Italia.
  • La battuta è, come dice il nome, il singolo carattere inserito nel testo.
  • Molti concorsi, editori o agenti specificano “battute spazi inclusi”, anche se si tratta di una ridondanza che non dovrebbe essere necessaria.
Numero di Cartelle

Dico sul serio, ma chi l’ha inventato?

  • È un valore basato sul numero di battute, è usato in pochissimi paesi (tra cui ahimè l’Italia) e sembra essere stato ideato apposta per creare confusione.
  • Esistono cartelle editoriali e cartelle commerciali, così come esistono valori diversi applicati a seconda dell’esigenza.
  • Per le cartelle editoriali, i valori più utilizzati sono 1800 battute e 2000 battute per cartella. Spesso troverete il primo valore quando chiedete un preventivo per dei servizi di editing, mentre il secondo valore quando inviate un manoscritto a un editore.
Valori di Conversione

Hai bisogno di convertire in fretta il numero di parole o battute del tuo manoscritto? Ecco alcuni valori di conversione!

  • 6 battute sono la media per una parola
  • 307 parole sono la media per una cartella da 2000 battute
Quale di questi valori utilizzare?

Personalmente, quando parlo con i colleghi (che preferiscono questo metodo, s’intende) o quando conteggio il mio progresso giornaliero preferisco usare il numero di parole, perché mi consente di capire al primo impatto con che tipo di opera ho a che fare.

In Italia però i sistemi di conteggio standard sono battute e cartelle. Visto che quest’ultimo valore è sempre un punto di domanda, uso sempre il numero di battute: non si può sbagliare.

E il numero di pagine?

Dimenticatelo!

Mai e poi mai conteggiare la lunghezza della propria opera usando il numero di pagine!

Si tratta di un valore estremamente impreciso, influenzato da troppe variabili: tipo e dimensioni del font, foglio A4 o A5, spaziatura, interlinea e margini.

Spesso le case editrici richiedono uno standard per la presentazione dei manoscritti (Times New Roman 12, formato A4 e interlinea doppia), ma mi è capitato spessissimo di leggere linee guida con altri font, altri formati (A5, per esempio), o interlinea singola).

Se presenti il tuo dattiloscritto usando il numero di pagine, rischi di dare un’impressione poco professionale. Per fugare ogni dubbio, è sempre meglio usare il numero di battute.

Sì, spazi inclusi.

Miscellanea

Come ho scritto un romanzo in otto giorni

Scrivere un libro – un romanzo completo – in otto giorni è possibile?

Il titolo sembra il classico clickbait, soprattutto per lo scrittore professionista che conosce il processo da idea a scaffale nella sua completa vastità.
E allora mi permetto un chiarimento: ecco come ho scritto la prima bozza completa di un romanzo di fantascienza in otto giorni.

È escluso il tempo di progettazione e scalettatura. È estremamente escluso il tempo di editing. Ma è comunque un risultato impressionante, e io non potevo sperare che andasse meglio.

#1week1book è la mia challenge personale, la sfida in cui ho voluto raggiungere il mio limite come scrittrice, superarlo, e scoprire che posso addirittura dare un pizzico in più.
In questo articolo, scritto prima della partenza, parlo di come mi sono organizzata, da cosa è scaturita questa follia, e i miei progetti per questa assurda settimana.

Xeroton:

Xeroton è un romanzo di fantascienza per adulti, ibrido, con elementi soft e hard sci-fi.
L’idea di Xeroton è nata circa un anno fa e da allora, nel poco tempo libero ho scalettato l’intero romanzo.

Giorno 1 – Venerdì
Date Day Wordcount Writing Time Words per Hour
04/09/2020 Friday 7.696 7:59 964

Parto alle 7 in punto e arrivo verso le 9:30 al campeggio dove trascorrerò i prossimi 8 giorni di follia. Il tempo di scaricare le valigie e preparare tutto, incomincio a scrivere che è già tardi.

La sensazione di sconfitta inizia a farsi sentire verso le 1.000 parole: sto scrivendo un libro di merda. Come posso pensare di portare avanti un’idea così patetica? La protagonista è piatta e quando non lo è, è insopportabile pure per me.

No, io me ne torno a casa…

Ma il mio senso del dovere mi tira un calcio nelle chiappe intorpidite dal lungo tempo seduta, mi piazzo le AirPods nelle orecchie e ritorno a scrivere.


 

Giorno 2 – Sabato
Date Day Wordcount Writing Time Words per Hour
05/09/2020 Saturday 11.642 10:29 1.111

7.700 – 20.000

Newt terrorizzata dai fuochi d’artificio.

La tastiera inizia a fare cilecca. E va bene, tunnel carpale sia, scrivo direttamente sulla tastiera del Mac. Ci si può abituare a tutto nella vita, anche ai nugoli di zanzare che mi ronzano attorno.

Ma non al matrimonio che si svolge a cento metri di distanza, nella piscina del campeggio. E che va avanti fino alle due di notte.

Poco male: Two Steps from Hell nelle orecchie e si recuperano le tremila parole di ritardo di ieri!

 

Giorno 3 – Domenica
Date Day Wordcount Writing Time Words per Hour
06/09/2020 Sunday 9.879 9:12 1.074

20.000 – 30.000

Newt è gravemente allergica all’erba e le sue zampine si stanno decomponendo, così devo dire addio ai miei buoni propositi di fare passeggiate in montagna (questo avrà ripercussioni sul mio umore tra qualche giorno).
Yoga sulla veranda baciata dal sole, quanta poesia!

Il pattern della mia scrittura (che già conoscevo, ma escludendo cause di natura esterna ora posso analizzarlo in modo più oculato) è sempre questo: scrivo meglio la sera, meglio ancora la notte.

La mia media sono 1000 parole all’ora.

Riesco ad aumentare fino a 1300 se sono in una fase di intensa concentrazione, ma con questo retreat posso dire di essere arrivata al mio limite: 1000 all’ora è il tuo numero, Tita, deal with it.

Lo trovo molto utile per stabilire i miei futuri obiettivi.

Giorno 4 – Lunedì
Date Day Wordcount Writing Time Words per Hour
07/09/2020 Monday 10.683 10:10 1.051

30.000 – 40.000

Si sente che è un lunedì. La giornata inizia malissimo.

Sono arrivata alla scena d’azione pre-midpoint, scena che non avevo scalettato nei minimi dettagli. E… vogliamo chiamarlo blocco dello scrittore perché non sappiamo come altro definirlo? No, lo dico io che cos’è. È il “blocco dell’Esploramondi.
È il blocco di chi ha scritto “scena d’azione qui” nella scaletta, invece che scrivere “X fa Y e ammazza Z con un tecnoarco di cristallografite microfenica, generata dall’oscillazione dei particolonembi atomici.” (Con annesso copincolla di Wikipedia che spiega nel dettaglio la struttura chimico-fisica dei particolonembi).

Ma, con un certo ritardo, mi riprendo e raggiungo le 40.000 e supero il Midpoint!
Tiè, così impari a lasciare un capitolo non scalettato.

Ah, e ho anche imbrogliato con le droghe.
Solo per la scienza, eh.
Pare che l’iperico aiuti la produzione della serotonina (o ne riduca la captazione, adesso non ricordo). Non so se funziona davvero, ma per non saper né leggere né scrivere ne ho prese due pastiglie (attenzione, quasi un’overdose contro la singola consigliata al giorno).

Ah, e anche un ibuprofene. Perché le ernie cervicali mi bussavano nel cervello.

 

Giorno 5 – Martedì
Date Day Wordcount Writing Time Words per Hour
08/09/2020 Tuesday 9.838 9:35 1.027

40.000 – 50.000

Scrivere è una droga, altro che iperico.
Sono in botta. Sono lì, sono in quell’astronave, sono tra pareti di acciaio, fluttuando in microgravità.
Io sono i personaggi: sento quello che sentono, vivo quello che vivono. Odio e amo e ho paura e mi esalto.

Anche oggi devo scrivere una parte difficile: tra midpoint e second plot point passano tre capitoli di transizione e richiedono un continuo crescendo che, senza azione, sembra difficile da ottenere.
Invece il risultato mi soddisfa, le mie dita volano sulla tastiera e la giornata si conclude in bellezza.

 


Giorno 6 – Mercoledì
Date Day Wordcount Writing Time Words per Hour
09/09/2020 Wednesday 10.992 11:08 987

50.000 – 60.000

Oggi è un giorno difficile.
Un calo di serotonina (e chi un bel giorno leggerà questo libro capirà l’ironia della cosa), e un groppo che mi stringe lo stomaco. Spoiler: questa sensazione di malinconia, malessere, che mi fa venire da piangere, durerà fino a domenica. Ma io vado avanti.

Scrivere diventa dolceamaro, doloroso.
Quello che succederà ai personaggi mi spezza il cuore come se davvero fossi all’interno della storia, come se fossi uno di loro.
Ciononostante raggiungo il mio obiettivo giornaliero, lasciando a metà un capitolo e smozzicandone un altro.
Va bene così, l’importante è il conteggio parole. È andare avanti. Editerò con grandissimo piacere dopo.

Spero davvero possiate soffrire tanto quanto me, un giorno, quando leggerete Xeroton.

 

Giorno 7 – Giovedì
Date Day Wordcount Writing Time Words per Hour
10/09/2020 Thursday 9.514 11:01

864

60.000 – 70.000

Climax day!

È bellissimo quando basi la risoluzione di tutta la storia su un escamotage che poi ti rendi conto solo all’ultimo istante essere così scientificamente sbagliato da farti rizzare i capelli. E di conseguenza perdi tre ore a cercare di trovare un’altra soluzione.

Perché dopotutto anche tu sei lì, e questi poveracci sono nella merda fino al collo e se tu non li tiri fuori MORIRANNOTUTTIIIII!

 

Giorno 8 – Venerdì
Date Day Wordcount Writing Time Words per Hour
11/09/2020 Friday 9.869 9:35 1.030

70.000 – 80.000

Ultimo giorno, il magone mi sta uccidendo.

Arrivo all’ultimo capitolo. Lo concludo. Inizio a scrivere l’epilogo, ma il mio cuore non ce la fa. Mi tradisce.

L’epilogo è di dieci righe perché ogni parte di me si rifiuta di accettare quello che è successo, come è finita.

Ma nel frattempo, ridendo e scherzando (oppure piangendo e disperandomi) sono arrivata a 80.000 parole.
La missione è compiuta.
Ce l’ho fatta.

 

Conclusioni Personali

Scalettare è divertente, intrigante e sicuro. Sicuro perché ogni scaletta è modificabile senza sforzo eccessivo. E, sorpresa! Seguire una scaletta già pronta durante la prima stesura è ancora più esaltante. E no, non blocca la creatività, lo posso giurare.

Con la musica sono più produttiva, riesco a entrare meglio nella “Zona”.

Scrivere “nella Zona” per più di dieci ore al giorno, per otto giorni, mi ha lasciata con una sensazione idilliaca di estraniamento dalla realtà. Tornare è stato difficile. L’immedesimazione nella storia è stata così potente da spazzarmi completamente via. Sono stata euforica, ho toccato il cielo con un dito, e gli sbalzi d’umore successivi lo dimostrano.

Negli ultimi anni, coordinare il lavoro e la scrittura ha reso certi momenti del processo molto faticosi. Lo sforzo e l’impegno spesso non sono bilanciati con le gratificazioni, quindi a volte è lecito mettere in dubbio il “perché”.
Perché continuo a rinunciare a così tanto per la scrittura? Perché rinuncio al mio tempo libero, al mio relax, alle serate con gli amici e i parenti, al tempo con il mio partner, alle partite a Starcraft II? A volte ho bisogno di qualcosa che mi ricordi il perché scrivo.

E ora lo ricordo.

È per questo che scrivo.

Conclusioni Generali

Come comportarsi per rendere la prima stesura più efficace.

Molti sono consigli che già ho scritto nei miei articoli “15 Consigli per non farsi sconfiggere dalla prima bozza” e “La Prima Bozza”.

Qui riassumo quelli che ho trovato più utili:

Abolire le distrazioni e lo stress
  • Ho preso una settimana di ferie e mi sono ripromessa di non aprire Slack né pensare al lavoro in nessun modo;
  • Mi sono isolata da qualunque forma di vita umana;
  • Ho deciso di non pensare agli altri libri che sto scrivendo, editando o scalettando;
  • Mi sono ripromessa di non pensare alla casa che vogliamo comprare, nonostante il pensiero sia schiacciante;
  • Ho cancellato ogni preoccupazione, ogni cosa da organizzare, da pensare, tutto.
  • Durante ogni sessione, ho spento il telefono e l’ho nascosto fino alla fine.
Scalettare

Credo sia stato l’elemento cruciale di tutto questo Writing Retreat.
Il fatto che avessi una scaletta completa mi ha permesso di scrivere velocissimo, senza mai bloccarmi.

Documentarsi approfonditamente… PRIMA!

In Xeroton sono presenti dozzine di situazioni scientifiche che hanno preteso un’accurata documentazione. Ho dedicato giorni durante la fase di progettazione per capire come funziona un cilindro rotante gravitazionale, un tokamak, le vele fotoniche, la propulsione di un’astronave e la fisica nello spazio.
E questi sono solo alcuni dei numerosissimi concetti che ho ricercato e appuntato in un file di worldbuilding specifico ma sintetico, pronto per essere consultato al minimo dubbio.

Ok, scherzo. Non è sintetico. Sono 10.000 parole (60k battute) di worldbuilding.

Placeholder

Se non sei riuscito a informarti prima, non farlo durante. Aspetta dopo.
Avrei potuto scrivere ancora più parole se non avessi ceduto a questo mio maledetto vizietto. Sono convinta che sarei arrivata tranquillamente a 90.000 o 100.000.
Ma come fare ad andare avanti se mancano elementi? Inserisci placeholder e continua a scrivere.
Xeroton adesso è pieno di “innesca il cazzobuffo!” e “attenzione al reattore scoreggionucleare!”. Li sistemerò? Che domande…

Qualità della Prosa

Ignora la qualità della prosa. Scrivi, no matter what.
Non fermarti a ragionare su avverbi o aggettivi di troppo, sulle classiche ripetizioni del tuo stile di scrittura, su frasi troppo brevi o troppo lunghe, sulla cacofonia di un gruppo di parole.
Sistemerai dopo, a mente lucida, non ti preoccupare se quello che stai scrivendo è raccapricciante.
In questa prima versione ho così tante ripetizioni di “sguardo” e “occhi” che potrei vomitare.

Non rileggere

Non provarci nemmeno. Non rileggere nemmeno un capitolo. Nemmeno una frase di ciò che hai già scritto. Tira dritto, continua fino alla fine.

Forza di volontà

Questo è l’unico segreto. Qualunque trucchetto, qualunque stratagemma, porta a questo punto. E non ci sono scuse.
Quando non hai voglia, quando sei stanco, quando pensi di non farcela, quando il tuo umore è sotto i piedi: ti siedi lo stesso e lavori. Proprio come ti comporteresti per il tuo lavoro principale.

Pubblicazione

Quanto è probabile che mi rubino l’idea?

Stai scrivendo o hai scritto un libro, ci hai versato dentro lacrime e sangue, si innamorato dellidea che l’ha fatto nascere… e non osi raccontarlo a nessuno. Perché sei terrorizzato dal pensiero che ti rubino quell’incredibile idea che è solo tua.

Questa è una paura che spesso serpeggia tra gli scrittori esordienti.

Ma non solo: la “grande idea” è un classico di chi magari non ha nemmeno volontà di mettersi a lavorare sul serio, ma che contatta scrittori professionisti (o artisti, o web developer) con l’assurda richiesta: “Ho un’idea geniale! Io ci metto l’idea, tu ci metti lo studio e i mesi di impegno, e poi dividiamo in due!”
(Storci il naso perché non mi credi? Beh, toccherà anche a te e poi ne riparliamo!)

Proteggere le idee

Chiariamo subito una cosa: è impossibile proteggere le idee. Non ci sono leggi (né in Italia né negli Stati Uniti) che le tutelino. Nemmeno il titolo può essere sottoposto a copyright.

E allora cosa possiamo fare per proteggere le nostre idee? 

Un. Bel. Niente.

Piuttosto, dobbiamo scendere un attimo dal nostro piedistallo e capire alcuni punti importanti:

Possono davvero rubarmi l’idea?

Sì, tecnicamente sì. Se fai un pitch con una sinossi e una scheda personaggio, qualcuno può prenderla e trasformarla in qualcosa. Qualcosa che sarà profondamente diverso da quello che immaginavi tu. Quindi, in sintesi, non sarà più la tua idea, ma qualcos’altro. La tua idea rimarrà solo tua.

Per esempio, ci sono tantissime reinterpretazioni di favole o fiabe, o fan-fiction ambientate in universi già creati (per esempio Star Wars). Nessuno le chiama “idee rubate”.

Le tue idee non sono “originali”

È doloroso, è fastidioso sentirlo, ma è la dura verità: le tue idee non sono uniche. Non sono originali. Guardati intorno, in ogni ambiente (non solo artistico) potrai riconoscere similitudini. E non è perché tutti scopiazzano tutti, ma perché le idee sono limitate ed è normalissimo che due persone ne abbiano una simile.

La stessa idea può essere interpretata in mille modi diversi da mille scrittori diversi, ed essere pubblicabile in ogni singolo caso.

Nessuno vuole rubarti l’idea

Le possibilità che uno sconosciuto, un amico, un agente o un editore ti soffino l’idea sotto il naso, scrivano un libro migliore di quanto avresti potuto mai fare tu e lo vendano facendoci milioni è praticamente impossibile.

Nessuno vuole la tua idea.

Deal with it.

No, davvero, chi vorrebbe mai rubarti l’idea?

Le idee non sono la parte difficile. La scrittura lo è.

Gli altri scrittori vogliono scrivere le proprie idee, non quelle di un altro. Pensaci: non è questa la ragione per cui scrivi?
Già è difficile scrivere 80.000 parole usando i tuoi personaggi, le tue ambientazioni e i tuoi sogni. Immaginati il sacrificio di scrivere l’idea di qualcun altro!

E poi, nessuno ruberebbe un manoscritto a uno sconosciuto per farci dei soldi. Dai, l’editoria è il settore con meno soldi al mondo…

 È solo colpa tua se esiste questa paura
  • Quante volte hai detto: «Ah, questa canzone è chiaramente copiata da X». Eppure le note sono sette.
  • Quante volte sei andato a commentare sotto il disegno di un fumettista: «Ah, ma questo personaggio sembra X del manga Y».
    Eppure il suddetto fumettista del manga Y non conosceva nemmeno lesistenza.
  • Quante volte hai detto di un film: «Ah, ma è uguale a mainstream X», solo perché la tua conoscenza del genere è limitata unicamente a quel film ultrafamoso?
  • Quante volte hai detto di un libro: «Ah, ma la trama è uguale a quella di mainstream Y», senza forse sapere che esistono tra 3 e 9 tipi di trame in tutto (a seconda di quanto profondamente si vanno ad analizzare)?

La colpa è solo tua (e di tutti quelli che si comportano a questo modo) se esiste questa ossessione sulle idee copiate.
Hai idea di quanto possa soffrire un autore che, ignaro, riceve un’accusa del genere?Beh, se non vuoi esserne vittima a tua volta, cerca di entrare nel mindset che sto cercando di spiegare.

Nessuno è in cerca di idee da rubare.

Sì, ma… Se l’editore a cui mando il manoscritto mi ruba l’idea?

Anche se la tua idea fosse favolosa, originale e “da un milione di dollari” (cosa molto difficile), cosa pensi che possa farci l’editore? Farla scrivere a qualcun altro, a pagamento? Quando tu potresti farlo gratis per lui?

E se invece l’editore desse la mia idea a uno scrittore famoso?

No. Uno scrittore famoso non ha bisogno delle idee altrui. Come ben saprai, non c’è mai carenza di “idee”, per nessuno. Quasi tutti gli autori, noi inclusi, avremo sempre più idee di quante mai potremmo scriverne.

In conclusione, è davvero molto improbabile che ti rubino l’idea.

Quindi non ti fare problemi.

Manda il romanzo ai tuoi amici, agli agenti e agli editori, parlane sul tuo blog. Non ha davvero senso privarsi di queste grandi possibilità solo perché sei bloccato da una paura insensata.

Come tutte le paure, non c’è da vergognarsene. Quindi, se hai bisogno di quella tranquillità mentale indispensabile per essere produttivo, nel prossimo articolo di questa sezione parlerò di come proteggere la propria opera.

Revisione

15 consigli per non farsi sconfiggere dalla prima bozza

Molti pensano che l’editing sia il momento più doloroso per uno scrittore, e che la prima stesura sia la fase in cui la creatività può fluire, le parole sgorgano incontaminate dalle dita, la mente vola verso gloriose avventure…

No.

Scrivere la Prima Bozza è una sofferenza.
È qui che tutte le paure dello scrittore vengono a galla e lo annichiliscono.
Il foglio bianco entra a far parte dei nostri incubi peggiori.

La prima stesura è il momento in cui, sfumato l’entusiasmo iniziale, dobbiamo trovare il coraggio di sederci alla scrivania e affrontare quel maledetto foglio.
Ogni giorno.
Varie ore al giorno.
E sì, ci tocca sconfiggere il panico crescente e scrivere per davvero.


Gli scrittori professionisti, con un buon team di beta reader e editor, possono trovare rassicurazioni nel fatto che non importa quanto grezza sarà la prima stesura, saranno in grado di aggiustare ogni problema durante le riscritture o il processo di editing. 

Ma chi è al primo o al secondo libro?

Per quanto mi riguarda, il terrore di essere sconfitta dalla prima bozza (e di non riuscire a completare l’impresa) mi scava dentro anche dopo 14 libri completati.

Tecniche per sopravvivere alla prima bozza
Costanza

Non scrivere quando hai l’ispirazione.
La scusa “aspetto l’ispirazione” è da principianti.

Sei un professionista?
Scrivi ogni giorno.

Routine

Ritagliati un momento della giornata dove sai di poterti dedicare alla scrittura senza interruzioni. Non devi per forza essere uno scrittore a tempo pieno per riuscire a macinare uno o due romanzi all’anno.
Due, tre ore al giorno sono più che sufficienti per una sessione di scrittura estremamente produttiva.

 Trova il tuo spazio

Trovati un posticino dove scrivere senza essere disturbato, uno spazio che stimoli la tua creatività e ti permetta di entrare nella “zona”, quello stato di profonda concentrazione indispensabile per vomitare la prima bozza.

Prova, se puoi, a cambiare location durante la prima stesura.
Affitta una casetta in montagna o al mare e scompari per qualche giorno dalla civiltà per dedicarti solamente alla scrittura.
Vai in un bar che ti permette di lavorare con il tuo portatile.
Prova a cambiare stanza, o sedia, o tastiera.
Sperimenta nuove esperienze.

Stabilisci degli obiettivi tangibili

Per quanto mi riguarda, tra lavoro, sport e famiglia, sono 2.000 parole al giorno oppure 10.000 alla settimana. In due mesi posso finire tranquillamente una prima stesura.

Ognuno ha i suoi tempi e di conseguenza i propri obiettivi: il tuo potrebbe essere scrivere un capitolo, o finire una scena. Se sai che i tuoi tempi ti permettono di scrivere 200 parole al giorno, è perfetto così, purché tu sia costante. Se ogni giorno raggiungi il tuo obiettivo senza fallire, arriverai alla fine.

Ed è quello che conta.

Stabilisci delle deadline.

Sono spaventose nella loro sensazione di ineluttabilità. Ma sono anche motivanti. Oh, come lo sono.

Sotto la giusta pressione e con quel briciolo di cortisolo a tenerci sulle spine, il nostro cervello tende a impegnarsi di più.

Ma non trascurare la serotonina!

Datti degli incentivi

Se raggiungi i tuoi obiettivi giornalieri, concediti quel biscotto o quel pezzo di cioccolato che desideravi tanto (io penso solo a mangiare, quindi è la prima cosa che mi viene in mente), o quella agognata passeggiata con il tuo adorabile cagnolino, o una bella camminata in montagna, oppure un pomeriggio di riposo per leggere un buon libro.

Premiati e coccolati. Se sei felice, lavorerai meglio.
E il rinforzo positivo funziona!

 Pianifica!

Prenditi tutto il tempo per pianificare prima di iniziare. Pensa a cosa vuoi scrivere. Più sarà precisa l’idea che ti sei fatto della tua storia, più sarà facile buttare giù la prima bozza. 

Pianifica di più

Scrivi una scaletta. Stabilisci la struttura della storia prima di iniziare; se sei guidato da una struttura potente, sicura, potrai costruirci sopra personaggi, sottotrame e colpi di scena anche complessi. Se sei un Pianificastorie, conoscerai già i benefici di tutto questo. Se sei un Esploramondi, provaci. Provaci almeno una volta, potrebbe cambiare la tua vita da scrittore.

Sii flessibile

Obiettivi, scadenze e programmi possono andare a monte per una ragione o per l’altra. Una brutta influenza. Un trasloco improvviso. Una trasferta che non ti aspettavi.

Non sono giustificazioni per rinunciare a tutto il duro lavoro che hai fatto fino ad adesso. Cadi e rialzati il prima possibile.
Ricorda il punto 1: la costanza.
Se sei costante nei tuoi progressi, nessun imprevisto potrà fermarti.

Non perdere tempo a documentarti

Evita di documentarti mentre scrivi.

Ti fa solo perdere tempo durante l’agonizzante stesura della prima bozza, che vogliamo finire al più presto.

Per non farti rallentare da un’informazione mancante puoi inserire un placeholder, una parola facilmente ricercabile. (Io di solito scrivo “placeholder” e alla fine della prima bozza faccio una ricerca nell’intero documento per sistemare le informazioni mancanti).

Rimuovi le distrazioni

Spegni il telefono.
Chiudi Facebook, Instagram e WhatsApp. Smettila di guardare ossessivamente Wikipedia (sì, Tita, sto parlando proprio con te!).

Non farti distrarre da nulla durante il tuo periodo dedicato alla scrittura… nemmeno dalla necessità di mangiare. Piuttosto muori di fame! (Scherzo, eh.)

 Concediti di fare schifo

Non editare o rileggere la tua prima bozza fino a quando avrai scritto la storia intera.

Dico sul serio.

Stai davvero tornando indietro a correggere quella schifezza del primo capitolo? Non farlo!

Non ti abbattere

La prima bozza farà schifo. Tra il momento in cui la scrivi e la pubblicazione dovrai lavorarci sopra una ventina di volte. Forse anche di più, se non sei un Pianificastorie.

Non avere paura di fare schifo. È così per tutti.

 Misura i tuoi progressi

In un articolo dedicato condividerò i metodi che uso per misurare i miei progressi. Fogli di lavoro, applicazioni, bigliettini. Sembra una stupidata, ma a fine mese è davvero soddisfacente. Ricordatevi che abbiamo bisogno di tutti i trucchi possibili per scrivere, anche quelli che sembrano più assurdi.

 Cambia il formato della tua bozza

Ho sempre scritto in Times New Roman 12, A4.

Un bel giorno il mio editor di fiducia mi ha suggerito un cambiamento: invece di usare il formato A4, usa l’A5.

È solo una questione psicologica: il foglio si riempie più in fretta. E noi abbiamo bisogno di sentirci soddisfatti, mentre scriviamo.

L’obiettivo è liberarci dell’ansia di fallire, e io sono pronta a tutto pur di ridurla.

 Ripensa a quanto è bello editare

Per molti libri che ho scritto ho dovuto fare pesanti giri di editing. Vere e proprie riscritture. Ogni volta che sono nel mezzo di queste riscritture, invece di sentirmi stravolta o nervosa o indispettita, sono esaltata. Sono carica, perché sto migliorando il mio libro, ne sono certa.
Riscrivere non è così pesante come scrivere.

Quindi pensa a questo, mentre ti viene da piangere perché il libro non ti sembra ancora a regola d’arte. Pensa che ti divertirai un sacco, a vederlo migliorare.

Bonus: scrivila tutta d’un fiato

Aggiungo questo punto dopo aver vissuto la mia esperienza di binge writing qualche settimana fa.
Scrivere la prima bozza non è mai stato così esaltante, piacevole, assuefante. E, scritta in pochi giorni, la prima stesura non è più un peso, ma una meraviglia.
Prendi una settimana di ferie, isolati dal mondo e dalla tecnologia e scrivi e basta!

A questo link, l’articolo con la mia avventura #1week1book.